L’assenza di Elliott da Milano e una linea di comando poco snella i problemi urgenti. Non si possono avere tre nomi diversi sul prossimo allenatore

13.02.2020 00:00 di Franco Ordine   Vedi letture
L’assenza di Elliott da Milano e una linea di comando poco snella i problemi urgenti. Non si possono avere tre nomi diversi sul prossimo allenatore

Chi dovesse giudicare da lontano il presente e il futuro nebuloso del Milan non può che trarne presagi catastrofici. La spiegazione è persino elementare. Cominciamo dall’azionista che è poi il vertice del club da cui tutto discende. Non c’è una presenza fisica a Milano, al contrario di quello che è accaduto in casa Inter dove Suning ha spedito il figlio Zhang a farsi le ossa, a studiare il calcio italiano e il ruolo di presidente, e presiede tutta la vita dell’Inter. La famiglia Singer non si è vista nemmeno nella notte del derby e la sua analisi si basa solo ed esclusivamente sui racconti o resoconti di Ivan Gazidis che può raccontare naturalmente “pro domo sua”. Quest’ultimo ha allestito uno squadrone di dirigenti addetti al merchandising (gli ultimi due si devono occupare dell’e commerce e dello stadio) senza ottenere per ora risultati incoraggianti che giustifichi il suo stipendio da 4 milioni netti l’anno, un compenso da top player verrebbe da aggiungere.

Non solo. La linea di comando snella, molto snella, che Silvio Berlusconi aveva creato (il presidente più Galliani e Braida fino all’avvento della figlia Barbara, inizio della decadenza successiva) era stata adottata dal cinese (Fassone e Mirabelli: stop) anche se le scelte del ds si sono rivelate un disastro completo.

Adesso Gazidis, non avendo alcuna esperienza in campo calcistico, ha dapprima trovato Leonardo che si era affidato a Paolo Maldini come assistente per mettere a tacere la piazza che mal digeriva il suo ritorno dopo l’esperienza interista. Poi Leonardo, spesi un bel pò di milioni con Paquetà e Piatek, si è trasferito a Parigi e l’ad rossonero per colmare le proprie lacune si è rivolto a Maldini il quale non avendo il patentino di direttore sportivo ha assunto Massara e non sentendosi protetto sul fronte dirigenziale ha offerto a Boban, il più strutturato della compagnia, di affiancarlo, per fortuna.

Fosse stato per Gazidis, Ibrahimovic non sarebbe mai arrivato a Milanello. è stato lo 0 a 5 di Bergamo a far cambiare idea al sud-africano. Le successive scelte sul mercato sono tutte di basso profilo: un nome su tutti, Saelemaekers. Adesso anche sulla scelta del prossimo allenatore sorgono divergenze per trascurare le famose foto nelle quali, accanto a uno degli acquisti, compaiono in quattro, uno al fianco dell’altro. L’ad pensa al tedesco, Boban e Maldini ad Allegri, qualche altro a Marcelino. Ma si può gestire così il Milan? Per fortuna, Maldini ha stroncato la pista tedesca e ricacciato indietro così lo stesso AD. Non so quello che accadrà nella prima semifinale di coppa Italia perché questa rubrica è stata consegnata al sito alla mezzanotte di mercoledì 12 febbraio ma vorrei andare oltre questa scadenza che pure ha la sua importanza, per segnalare l’esigenza primaria del Milan che è la seguente. Occorre ripristinare una guida societaria che parli con una sola lingua e che agisca con una sola idea calcistica. Secondo qualche analista, il Milan avrebbe bisogno di cambiare subito proprietà per finire nel portafoglio di un azionista disposto a tenerlo per 30 anni come è successo con Fininvest. Non credo proprio sia alle porte un evento del genere. Allora è la famiglia Singer che deve provvedere alla bisogna perché dalla società discende tutto il resto: dirigenti, allenatore, calciatori.