Le 3 date che hanno cambiato il destino del Milan. CR7 invece di Kalinic e A. Silva: una… buona idea

22.11.2018 00:00 di Franco Ordine  articolo letto 45417 volte
Le 3 date che hanno cambiato il destino del Milan. CR7 invece di Kalinic e A. Silva: una… buona idea

Ci sono tre date che hanno cambiato la storia del Milan recente e che forse è bene ripercorrere per trarne qualche insegnamento futuro. Cominciamo dalla prima: giovedì 12 gennaio 2012. In quel giorno Adriano Galliani si trovava a Londra, chiuso in un albergo del centro col procuratore di Tevez, per completare una laboriosa trattativa che avrebbe portato Carlitos a vestire la maglia rossonera con il contemporaneo trasferimento (e relativa plus-valenza) di Pato al Psg guidato allora da Leonardo. Come la storia ha ormai certificato fu la clamorosa  rivolta di Barbara Berlusconi, fidanzata di Pato, con una telefonata di protesta ad Arcore, a determinare il rientro di Galliani da Londra e il ritiro dall’affare che avrebbe sicuramente modificato il corso degli eventi. Perché non solo Tevez sarebbe finito al Milan con lo scudetto sul petto ma soprattutto non sarebbe potuto andare l’estate dopo alla Juve.

Seconda data: giugno del 2015. In quel tempo, per la scelta dell’allenatore del Milan, Adriano Galliani mise sul tavolo del presidente Berlusconi una serie di candidature (Sarri, Giampaolo, Mihajlovic) facendo il tifo dichiarato per l’allenatore dell’Empoli, sponsorizzato anche da Arrigo Sacchi. Per aspettare la decisione del Milan, Sarri stesso rispose picche ad altre offerte e si accasò poi a Napoli quando capì e vide che a Milanello avevano ormai puntato su Mihajlovic uscito dalla Sampdoria. Pensate come sarebbe cambiato il destino di Milan e Napoli stesso (che aveva consultato Mihajlovic in precedenza) se si fossero scambiati i due allenatori.

Terza e ultima data: estate del 2017. Dall’intervista di Marco Fassone al Sole 24 ore abbiamo appreso (ma non si tratta di un inedito poiché la notizia, nuda e cruda, era già apparsa sul Corsera a firma di Arianna Ravelli, ndr) un particolare riferito al mercato realizzato dal Milan cinese. Ha dichiarato Fassone: “Mr. Li voleva Ronaldo perché riteneva che avesse una grande forza sul mercato cinese. Il giocatore voleva andarsene da Madrid. Ci siamo visti nel luglio del 2017 con il suo procuratore Mendes per verificare i costi e la disponibilità del giocatore. Poi convinsi Mr Li a lasciar perdere il sogno in quanto Ronaldo costava troppo”. Qui le considerazioni sono più di una. La prima, inevitabile, è di carattere strategico e calcistico. Immaginate cosa sarebbe stato il Milan di Montella se avesse rinunciato a Kalinic, Andrè Silva e Chalanoglu per puntare tutta la cifra, impegnata per questi tre giocatori dal rendimento discutibile, nell’operazione CR7. Seconda riflessione: ma allora Mr. Li ne capiva di calcio e di business anche se è sparito dalla circolazione insieme ai misteri sulla provenienza dei soldi spesi per acquistare il club. Terza e ultima riflessione: Fassone ricorda, sempre nell’intervista, a ragione, che le scelte più impegnative della sua gestione sono state prese all’unanimità dal cda rossonero del quale facevano parte l’avv. Cappelli (poi uscito dal CdA) e il dott. Scaroni. Ecco sarebbe interessante chiedere al neo-presidente lumi sul voto favorevole espresso in merito alla decisione di prolungare il contratto di Fassone a poche settimane dal default di Mr. Li che è poi la sostanza del contenzioso attuale tra Fassone stesso (il quale chiede 10 milioni) e il fondo Elliott (che proposte 2 milioni).