Le grandi differenze tra Sacchi e Rangnick in attesa di Boga, sognando Tonali e la conferma di Donnarumma

19.05.2020 00:01 di Alberto Cerruti   Vedi letture
Le grandi differenze tra Sacchi e Rangnick in attesa di Boga, sognando Tonali e la conferma di Donnarumma

I paragoni con un passato felice aiutano a sognare, prima ancora di far discutere. Ma i paragoni, spesso, sono anche luoghi comuni, con l’unico pregio della speranza. Proprio come l’ultimo paragone di moda sul turbolento pianeta Milan che accosta Rangnick a Sacchi. Tutti i tifosi milanisti si augurano che la storia si ripeta, partendo dalle stesse iniziali diffidenze con cui fu accolto il tecnico di Fusignano nell’estate del 1987. Il grande maestro Liedholm, che aveva lasciato in eredità una difesa in linea composta da Tassotti, Baresi, Galli e Maldini, era stato gentilmente esonerato dal nuovo presidente Berlusconi, che essendo nuovo appunto sognava un nuovo Milan, più veloce e spettacolare del precedente. Per la verità, al posto di Liedholm era stato precettato Capello, allora allenatore della “Primavera”, che era riuscito a pilotare il Milan in coppa Uefa ma alla fine dovette ugualmente lasciare il posto a Sacchi, prenotato da tempo. Sacchi nel 1987 aveva 41 anni e alla guida del Parma, ancora in serie B, aveva già eliminato il Milan dalla coppa Italia, meritandosi i complimenti di Berlusconi. Rangnick, invece, ha 20 anni di più e non ha mai incrociato il Milan, anche se rispetto a Sacchi ha sicuramente più esperienza proprio per l’età e per i suoi precedenti in Champions League, quando alla guida dello Schalke 04 eliminò l’Inter del post-triplete. Rispetto a Sacchi, però, non conosce né la nostra lingua, né il nostro campionato, né il rispetto per i colleghi, come ha giustamente sottolineato Maldini, infastidito per le sue continue dichiarazioni sul proprio futuro al Milan. Questione di stile, appunto, del tutto assente. Ma la vera, enorme, differenza tra Sacchi e Rangnick è un’altra e si riferisce alla società alle loro spalle. Perché allora c’era una proprietà forte con la passione e l’entusiasmo di Berlusconi e Galliani, più la competenza del direttore sportivo Braida. Una società compatta che non era di passaggio, nonbadava a spese e soprattutto, al di là degli acquisti, seppe difendere Sacchi nei primi momenti di difficoltà. Perché il suo Milan non partì benissimo in campionato, battuto in casa dalla Fiorentina, ma soprattutto in coppa Uefa. Eliminato sul campo neutro di Lecce dall’Espanyol, Sacchi fu contestato dai tifosi rossoneri che volevano Capello al suo posto, ma Berlusconi non si lasciò influenzare e guarda caso la domenica successiva il Milan vinse a Verona, incominciando l’inseguimento verso il primo scudetto. E’ vero che Rangnick è una precisa scelta di Gazidis, mentre Giampaolo era una scelta di Maldini, ma nelle eventuali difficoltà iniziale fatichiamo a immaginare una difesa di Rangnick da parte della società, simile a quella di Berlusconi nei confronti di Sacchi. L’esperienza e la competenza sono valori indispensabili che non si possono acquistare. E proprio questi legittimi punti interrogativi sulla forza di una società interamente straniera, in contrasto con i punti esclamativi dell’estate del 1987, non aiutano a sperare. E allora meglio pensare agli indispensabili rinforzi,partendo dalla conferma di Donnarumma. Il sogno si chiama Tonali, anche se rischia di rimanere soltanto un sogno, mentre l’attaccante esterno Boga del Sassuolo sarebbe un grande acquisto perla sua velocità che sicuramentepiacerebbe a Rangnick. Perché sul futuro di Ibra è meglio stendere un velo, non più rossonero.