Le lacrime di Gigio e una squadra vergognosa. Elliott e le riflessioni su alcuni dirigenti

23.12.2019 00:00 di Pietro Mazzara Twitter:    Vedi letture
Le lacrime di Gigio e una squadra vergognosa. Elliott e le riflessioni su alcuni dirigenti

Mentre i signori che ieri al Gewiss Stadium vanno in vacanza per sei giorni (evitate post sui social, ne guadagnerete in credibilità), chi rimane a Milano si fa il fegato amarissimo per lo schifo andato in scena a Bergamo. Il Milan è stato tritato, bullizzato, vituperato, asfaltato dall’Atalanta di Gian Piero Gasperini. Una lezione di calcio in campo, che è anche il frutto di una programmazione illuminata fuori dal rettangolo verde. Quando le telecamere di DAZN hanno inquadrato il volto di Percassi, era sereno, come se quello che stava accadendo sotto i suoi occhi fosse del tutto normale. Mentre Boban e Maldini parlottavano tra loro e Massara guardava con occhi persi il campo. Dove l’ennesimo squarcio alla dignità del Milan, l’ennesima mancanza di rispetto alla sua storia, veniva messo in onda da un gruppo di giocatori inadeguati, mediocri sia tecnicamente sia tatticamente, ma soprattutto senza personalità. Chi è l’uomo forte del Milan oggi? Chi è quel giocatore o quel gruppo di giocatori che si prendono le responsabilità e che sanno alzare la voce con i compagni? La verità è che la risposta è molto dura da accettare: nessuno o quasi. Donnarumma è uscito molto scosso in volto a fine partita, ennesimo segnale di quanto sia milanista vero e di come ci tenga più di tutti a questa maglia.

Ma ragionando oggettivamente, ma chi glielo fa fare di rimanere ancora al Milan se le condizioni sono queste? Se le cose non cambieranno drasticamente (e non sarà così), perché mai il miglior portiere under 25 del mondo dovrebbe rimanere a fare figure grame quando il suo talento richiederebbe una squadra competitiva e altri palcoscenici?

In questi sei giorni in cui i giocatori andranno a godersi il riposo (non meritato), dovrebbero prendere l’app di DAZN e riguardarsi ogni giorno la gara con l’Atalanta o che la medesima venga messa come unico programma nelle rispettive stanze di hotel, in modo tale da tenere vivo quel ricordo. Per tornare a Milanello con la carogna addosso. Ma ciò non accadrà. Perché alla fine della fiera, il Natale gli farà dimenticare tutto, gli regalerà post sui social come se niente fosse e torneranno a Milanello il 30 dicembre belli riposati e abbronzati, per chi andrà al caldo. Tanto ci sono i tifosi a farsi il fegato nero per quello che vedono in campo. E cosa importa se il Milan non prendeva 5 gol in campionato da 21 anni, vero?

La figuraccia di ieri, poi, è la certificazione del fallimento del progetto tecnico voluto in primis da Paolo Maldini. La scelta di Giampaolo è stata devastante a livello di risultati e di gioco e non si può sbandierare il risultato di Theo Hernandez come scudo parafulmine. In generale il suo atteggiamento e il suo lavoro non stanno pagando. L'aura d'infallibilità non è quella che aveva da giocatore e ammettere di aver commesso degli errori è dura, ma la realtà dei fatti dice questo. E siamo prossimi al fallimento tecnico. Ieri, chi ci ha messo la faccia, è stato Zvonimir Boban mentre il direttore tecnico si è dileguato nella pancia dello stadio bergamasco. E che dire poi di Ivan Gazidis? Un flop, checché se ne dica. Una delusione a livello decisionale e di risultati. È immaginabile che sia il suo operato sul fronte degli sponsor, così come quello tecnico, possa essere oggetto di attenta e approfondita valutazione da parte della proprietà. Perché, in un anno che è al timone della baracca, di nuove sponsorizzazioni che portino soldi non se ne vedono e con una squadra così, non si va da nessuna parte e nessun grande marchio è invogliato a investire nel club. Senza mai dimenticare come sia il secondo dipendente più pagato dopo Donnarumma...

La trattativa per il rinnovo con Emirates viene data come ormai raffreddata e se verrà perso anche il main sponsor con il quale lui ha ottimi rapporti, saremmo davvero ai titoli di coda. Ce lo permettano i dirigenti della proprietà, ma da due anni a questa parte i manager, sportivi e non, hanno fatto delle scelte non fruttifere. E se la stagione ormai è andata, è tempo di lavorare per la prossima, sia per il campo – dove serve un allenatore di grandi qualità e carattere – sia fuori, dove è evidente che sarà necessario cambiare qualcosa visti anche i costi dell’attuale struttura dirigenziale.

Buon Natale, per chi riuscirà a goderselo.