Le pagelle di un altro anno orribile Voto 8 a Gattuso e al pubblico Mercato da 4, Gazidis l’anello debole

26.12.2019 00:00 di Franco Ordine   Vedi letture
Le pagelle di un altro anno orribile Voto 8 a Gattuso e al pubblico Mercato da 4, Gazidis l’anello debole

Un anno di Milan merita un pagellone nel quale non si fanno sconti ad alcuno e si documentano le rare scelte azzeccate.

ELLIOTT. Diciamoci la verità: è stata una fortuna aver incontrato sulla strada del cinese e della famosa coppia Fassone-Mirabelli il fondo americano. Ha un patrimonio di 35 miliardi di dollari, capacità collaudate di gestione specie nelle grandi aziende. Sembrava la svolta tanto attesa. Sembrava appunto. Non ha lesinato investimenti, intendiamoci: li ha spesi male scegliendo i collaboratori sbagliati. Perché il primo errore commesso è stato quello di rivolgersi al mercato inglese per reclutare l’ad che avrebbe dovuto guidare l’azienda. Ivan Gazidis, da un anno trasferitosi a casa Milan, è ancora alla ricerca di un’identità. Non parla l’italiano, durante le riunioni in Lega non ha legato con nessun altro collega, ha svolto sì un ruolo prezioso nel negoziare con l’Uefa il famoso patto (niente Europa league in cambio di una sanatoria), a livello politico il club non conta niente tra arbitri e decisioni federali ma soprattutto fa una grande fatica a immergersi nella mentalità calcistica italiana che è completamente diversa da quella inglese. Interviene raramente con interviste pubbliche nella vita del Milan dando l’idea di essere una sorta di osservatore. Infine ha cambiato alcuni dirigenti dell’area commerciale senza riuscire a strappare un solo contratto di sponsorizzazione: doveva essere il suo pezzo forte. Raddoppiando la comunicazione, una targata Elliott e l’altra istituzionale, spesso si è realizzato un pericoloso corto circuito, un esempio clamoroso è quello seguito alle 5 sberle di Bergamo. Voto 5 a Elliott, voto 4 a Gazidis.

ALLENATORI. Arrivati a metà luglio del 2018, dovendo imbastire in gran fretta un team per la guida tecnica, gli anglo-americani prenotarono Gazidis e si rivolsero poi a Leonardo che conoscendo perfettamente il mondo Milan chiamò al suo fianco Paolo Maldini sapendo di fare cosa graditissima alla platea dei tifosi e coprirsi il fianco con gli ultrà che non avevano gradito la sua esperienza interista. Non avendo molto tempo a disposizione, Leonardo decise di proseguire la collaborazione con Gattuso. E fu una scelta molto saggia. Che però nascondeva una contro-indicazione nelle pieghe dei rapporti personali. Rino ha lavorato da 8 in condizioni di grande difficoltà sfiorando per 1 punto la Champions league che sarebbe stata centrata se non ci fosse stato quel confronto polemico con Leonardo e Maldini dopo il derby di ritorno che destabilizzò lo spogliatoio. Fu allora che Rino decise di chiudere la propria esperienza rossonera dopo aver tra l’altro saputo che il piano societario prevedeva l’acquisto solo di giovani speranze.

La scelta di Giampaolo come successore di Gattuso è stata salutata da me, oltre che da fior di critici, con accenti molto positivi. Si trattava di uno studioso di calcio, di un teorico, amante del calciospettacolare che avrebbe potuto costruire, con i giovani da plasmare, un incoraggiante futuro. Fu Maldini a portarlo al Milan, Boban se l’è ritrovato e dopo Udine ha maturato il convincimento che si trattava della persona sbagliata. Ha avuto a disposizione un mercato a rate e appena 7 turni per dare un volto e un gioco ai suoi. Voto: non giudicabile. Di Pioli arrivato perché Spalletti non si è liberato dall’Inter, valuteremo il lavoro nei prossimi mesi. Per ora ci sono elementi di segno opposto: ragionevoli aggiustamenti e clamorose cadute di tensione.

MERCATO. Quel che sembrava un ottimo intervento, eseguito a gennaio 2019, Paquetà e Piatek, ha già perso di valore nel semestre successivo. Il talento indicato da Maldini nel precedente mercato, Castillejo, si è perso per strada. E della nuova “infornata”, solo Theo Hernandez ha superato brillantemente l’esame del debutto rivelandosi un crack. Intendiamoci Maldini e Boban hanno anche avuto una giustificazione a riguardo: hanno dovuto lavorare stretti tra i lacci del FFP da un lato e dall’altro la linea guida dell’azionista che ha detto no all’arrivo di calciatori esperti, maturi. Anche sul piano economico quando si è trattato di alzare la posta per arrivare a Sensi e Veretout, i due si son dovuti ritirare e hanno rimediato con Krunic e Bennacer che sono da Empoli o poco più. Voto 4.

PUBBLICO. A giudicare dalle presenze medie e dagli incassi, quasi 5 milioni nel derby, il pubblico merita un 8 tondo. Finora non sono stati ripagati.