Le ragioni e i torti di Ibra e Allegri nel silenzio di Berlusconi

Giornalista sportivo a Mediaset, è stato caporedattore di Tele+ (oggi Sky). Opinionista per Telenova e Milan Channel. I suoi libri: "Soianito", "La vita è una" con Martina Colombari, "Sembra facile" con Ugo Conti.
09.03.2012 00:00 di Luca Serafini   Vedi letture
© foto di Pietro Mazzara
Le ragioni e i torti di Ibra e Allegri nel silenzio di Berlusconi

Il nervosismo di Ibrahimovic e Galliani già martedì mattina al Landsmark di Londra, il ritardo di un quarto d’ora di qualcuno all’appuntamento per il richiamo atletico, il doppio portiere in panchina, ma soprattutto il mancato allenamento del lunedì sera all’Emirates Stadium: dettagli uno più importante e significativo dell’altro, campanelli d’allarme destinati ad annunciare la Caporetto sfiorata a Londra. Un’eliminazione che avrebbe forse cancellato persino Istanbul, nelle proporzioni, nei modi, nella forma e nella sostanza. Conosciamo il presidente del Milan, i suoi atteggiamenti. Hanno fatto letteratura sportiva le frecciate agli allenatori, le incursioni nei temi tattici in un quarto di secolo, ma i suoi silenzi sono risultati di frequente più assordanti delle parole. E il suo silenzio dopo la scoppola con l’Arsenal è uno di questi, sapremo presto a cosa stia pensando, sapendo già che l’umore è pessimo.
Ha ragione Ibrahimovic: inaccettabile perdere così. Non ha ragione invece sulla formazione: gli undici erano quelli, un dodicesimo non c’era, quelli potevano e dovevano giocare. Allegri ha provato a trasmettere il messaggio alla squadra volendo attaccare i Gunners dal primo minuto, ma quando contro un avversario esperto e temibile, quando contro un avversario che pure non gioca per niente una partita stratosferica, ti perdi un uomo su corner, regali il rinvio all’avversario, ti tuffi male sul suo tiro, causi un rigore in affanno, sbagli un gol solo davanti alla porta, poi ne sbagli un altro, sbagli 50 passaggi, quando tutti giocano male e fanno errori, è il segno che non è sbagliata la formazione, bensì la mentalità. La testa con cui è stata preparata e affrontata una scampagnata, pardòn, una partita data per scontata.
Ha ragione Ibrahimovic, a dire in pubblico che il Milan dovrebbe essere più solido e compatto, lo fanno tutti i leader. Non ha ragione e mettere in piazza i suoi disagi tattici, perché per quello esiste lo spogliatoio.
La lezione di Londra è una lezione per tutti, è la conferma che il Milan – a disagio in trasferta, in questi anni, persino sui campi di Zurigo, Bate Borisov, Viktoria Plzen… – deve assolutamente riacquistare spessore internazionale, quel dna che nel buio europeo di questo quinquennio gli ha consentito di vincere a Madrid, non perdere a Barcellona, travolgere l’Arsenal a San Siro. L’allenamento del giorno prima sul campo avversario è fondamentale: tiene svegli la notte i debuttanti come Mesbah ed El Shaarawy, fa sognare i meno esperti, carica di adrenalina i senatori. Ricorda a tutti che davanti hai una squadra orgogliosa che giocherà a tavoletta davanti al suo pubblico, sognano un’ìmpresa impossibile. O, semplicemente, ti fa provare il terreno, in modo – per esempio – da non sbagliare i tacchetti la sera dopo e scivolare così spesso. Persino ai cavalli viene fatto fare il percorso siepi prima della corsa. Quando si dice “prepariamo la gara in ogni dettaglio”, per definizione appunto dev’essere “ogni dettaglio”. La scelta del doppio portiere in panchina è difficile da comprendere e da accettare: a memoria in 25 anni al Milan è successo 2 volte, a Seba Rossi col Perugia (al 90’) e a Dida col Livorno (nei primi minuti), di vedere espulso il proprio portiere. Casistica un po’ bassina per giustificare una scelta così stravagante. Nigel Adkins, l’allenatore del Southampton che sta dominando il campionato di serie B inglese, da un mese non porta in panchina il portiere di riserva, al suo posto un altro attaccante “per dare un messaggio alla squadra” che in gennaio era in difficoltà. Ma se usiamo come alibi l’inesperienza di alcuni giocatori in campo all’Emirates, dobbiamo contare anche l’inesperienza di Allegri. Auguriamoci che il ceffone abbia fatto bene a tutti, altrimenti i prossimi li darà il presidente.

Amiamo spesso sminuire tutto quanto è italiano ed esaltare tutto quanto è straniero. Se il Milan vince 4-0 a San Siro, è l’Arsenal che ha sbagliato tutto. Se vincono i Gunners 3-0 al ritorno, al Milan è andata bene che… Se Abbiati fa un miracolo su Van Persie, è Van Persie che è presuntuoso. Riguardatevi l’azione in tv più volte: Van Persie si avventa sulla ribattuta del portiere rossonero, in una frazione di secondo (da attaccante di razza) pensa che se calcia di piatto o di collo, probabilmente colpirà l’avversario, allora prova un difficile pallonetto. Pensa da grande. Il colpo non gli riesce, la palla sta comunque per scavalcare Abbiati che la agguanta con un riflesso felino, un intervento straordinario. Quindi, una pensata geniale e una risposta mostruosa. Giusto per la cronaca.
E, giusto per la cronaca, che delusione sapere di Arsene Wenger nel tunnel dell’Emirates, scagliarsi contro l’arbitro (me perché, poi?) come un Conte qualsiasi.