Le sculture di Paolo Scaroni e il rispetto per Stefano Pioli. Milan del futuro, momento cruciale.

09.05.2020 00:00 di Mauro Suma   Vedi letture
Le sculture di Paolo Scaroni e il rispetto per Stefano Pioli. Milan del futuro, momento cruciale.

Ho ascoltato per la prima volta Paolo Scaroni in un collegamento televisivo, circa sei mesi dopo l'inizio dell'attività del management incaricato da Yonghong Li di rilanciare il Milan. Avevo inseguito a lungo l'ex presidente dell'Eni per averlo ospite a Milan Channel nella fortunata rubrica storica di Terza Pagina, ma senza riuscire a finalizzare. Sapevo bene quanto fosse milanista, ma non riuscii a concretizzare. Cinque anni dopo, quella sera in tv percepii i discorsi chiari e senza fronzoli di un manager che sa vedere le cose e arrivare al punto dopo aver sintetizzato. Nessuna concessione alla platea, niente fronzoli, dette e scolpite le cose che voleva dire, nessuno spazio per cose che non voleva dire. Ho riletto la stessa capacità di scolpire i concetti chiave dello Scaroni divenuto nel frattempo presidente del Milan nello scorso mese di marzo quando, nell'intervista rilasciata ad Arianna Ravelli, del Corriere della Sera aveva chiuso i conti con i voli pindarici e di fantasia che di solito si fanno nel mondo del calcio: "La necessità di abbassare il monte ingaggi del Milan non è una strategia, è una necessità". Pum. Punto. E a capo. Era lo stesso presidente del Milan che lo scorso 31 gennaio a Milanello in occasione del ritrovo degli esponenti del Milan Club Parlamento capitanati dall'ottimo Maurizio Lupi, aveva spiegato efficacemente e dettagliatamente quali fossero i punti chiave del suo ruolo al Milan, dossier nuovo San Siro in primis. Ma, vista la sua esperienza degli anni Novanta al Vicenza, lo stesso club di cui è co-tifoso un altro grande milanista come Renzo Rosso, il presidente Paolo Scaroni sa maneggiare molto abilmente e in maniera attenta e scafata. Ma senza strafare e senza apparire. Esattamente come ha fatto quel giorno a Milanello in cui, causa influenza, Zlatan non si stava allenando: avrebbe infatti saltato Milan-Verona, salvo poi tornare in campo contro Inter, Fiorentina e Genoa, in pratica un gol a partita, anche se quello di Firenze, un capolavoro assoluto, gli è stato annullato, cosa che oggi non succederebbe, come ha ricordato il designatore Nicola Rizzoli, in questi giorni, perchè è stato finalmente inserito il concetto dell'immediatezza che rende buono il gol dopo tre dribbling fatti successivamente ad uno sfioro di mano. Bene. Ma torniamo al presidente Scaroni. Ieri ha scolpito che: la stagione è stata negativa a causa della scelta poco "fortunata" di Marco Giampaolo e che tra i compiti di Ivan Gazidis c'è ora il calcio, progettare una squadra moderna ed europea. Non ha citato la proprietà, il presidente Scaroni. Ma il nesso logico è forte e chiaro. Il resto sono dettagli formali, la sostanza è questa.

E nella sostanza si inserisce l'altro nesso, quello fra il Milan europeo e la dimensione europea di Ralf Rangnick che è il direttore dell'area tecnica di un gruppo all'avanguardia, la Red Bull, paneuropeo per definizione e per vocazione a livello calcistico. Liberissimi, mancherebbe altro (qui non c'è il bavaglio che la repubblica dei virologi e degli ayatollah ha messo ai ristoratori che in maniera disperata ma corretta stavano sacrosantemente manifestando a Milano per la sopravvivenza della loro attività e delle persone che vi lavorano), i giornalisti e i media di interpretare e di collegare. Ma il punto, dal mio personalissimo punto di vista, è un altro. Il Milan ha scelto di essere team e vuole essere team. Un buon modo per farne parte è quello di rispettare tutti coloro che lo compongono, scegliendo tempi e modi degli interventi, ma anche e soprattutto tempi e modi dei propri silenzi. Oggi, in un momento storico, clamorosamente delicato per la vita del calcio italiano e quindi anche del Milan che ne è uno dei simboli più forti, sul campo c'è Stefano Pioli. Che deve occuparsi di riatletizzare una squadra, di districarsi fra i codicilli dei protocolli sanitari, di provare a ritirare le fila di una stagione aggrovigliata. E Stefano Pioli merita rispetto, per le sue doti umane e professionali, per il suo equilibrio e la sua disponibilità. Ecco perchè rischia di apparire opportuno parlare adesso, fare mezze frasi, rivelare un giorno sì e un giorno no cose, situazioni ed episodi, dei quali il Milan peraltro non ha alcun timore perchè i contatti non li ha mai negati. I contatti e null'altro. Ogni cosa quindi, eventualmente, a suo tempo. Senza precorrere le varie fasi e senza eccessive agitazioni. Che anche se non lo sono rischiano di apparire dei pruriti. Fare squadra significa parlare prima alla squadra e poi al mondo, non viceversa. Adesso è il momento del rispetto per l'ottimo lavoro di Stefano Pioli. Poi si vedrà. Non è un passaggio qualunque. Ma cruciale. Come cruciale e decisivo è il momento che attende il Milan. Non voglio apparire cinico, ma con la tragedia che sta sconvolgendo le nostre vite e di cui avremmo fatto super volentieri a meno, il Milan ci avrebbe messo molti ma molti anni a risalire. Ora il cigno nero, il fattore Covid, ha sparigliato tutto. Ciò che era cristallizzato è destinato a tornare in movimento. Per questo è fondamentale e decisivo scegliere toni e caratteri giusti di ciascun componente il team. Il vertice della società deve essere un complesso affiatato, concavo e convesso, in cui il primo violino sia il team più che una prima firma. Nasce tutto da lì. Fatto quello, si è molto più che a metà dell'opera. Il mio non è un riferimento all'era berlusconiana, ma a quello che è accaduto nel maggio 2019 e nel febbraio 2020. Gli esempi sono sotto gli occhi di tutti. Il silenzio produttivo del team, il progetto tutta polpa del vertice del club: a questo bisogna tendere. A partire dal rispetto dei ruoli, che oggi passano dal rispetto per Paolo Maldini, per Ricky Massara, per Stefano Pioli, per tutte le persone che in questo momento stanno ricoprendo incarichi nevralgici in un momento assolutamente senza precedenti nella vita di tutti noi e nello sport che amiamo tutti.