Le tre condizioni che possono spingere Maldini a rinunciare Gazidis sappia che non sarà una “app” a infiammare i tifosi

30.05.2019 00:00 di Franco Ordine   Vedi letture
Le tre condizioni che possono spingere Maldini a rinunciare Gazidis sappia che non sarà una “app” a infiammare i tifosi

È la domanda del giorno e delle prossime ore: Paolo Maldini accetterà l’offerta di Ivan Gazidis? La sua risposta non è stata immediata: “Proposta interessante ma devovalutare bene”. E i motivi sono ben chiari. Primo punto: per fare il lavoro di dt, Maldini avrà bisogno al suo fianco di una struttura tecnica, composta di un ds(lui non ha il patentino) con esperienza di mercato italiano e straniero e dagli specialisti, scopritori di talenti. Nell’organigramma preparato da Gazidis lo schema è il seguente: Maldini in cima alla piramide e attorno a lui un team di primissimo livello, quindi scelto dalla società e non dall’ex capitano rossoneroche non ha esperienza in materia. Secondo punto: a proposito dell’autonomia del ruolo, è evidente che Maldini deve condividere le regole d’ingaggio del club (solo giovani di prospettiva con stipendi di valore medio basso) e ogni operazione dovrà ricevere l’ok dell’amministratore delegato. Terzo punto: il ruolo di Dtprevede anche un rigoroso rispetto delle direttive politiche dell’ad sud-africano. In materia di Uefa, infatti, le frasi “ribelli” di Paolo di qualche tempo fa avevano provocato una frizione con Nyon e non furono gradite a Gazidis.

Stretto in questa griglia, Maldini alla fine deve decidere se, per amore del Milan e del nuovo lavoro, può cominciare questo impegnativo mestiere che prevede lunghe giornate dietro la scrivania, rinunciandoa vacanze e ai fine settimana liberi. Conosceremo la risposta definitiva nel giro di qualche ora, appena sarà terminato il secondo vertice con Gazidis. Dal giro dei suoi amici provengono segnali ditiepida convinzione. 

Adesso passiamo a Gazidis. Dopo mesi di studio e di silenzi, ha rilasciato una lunga e articolata intervista alla Gazzetta dello Sport esponendo giudizi e piani sul futuro. Come ha sostenuto qualcuno “non ha venduto illusioni” e d’altro canto le scelte di Leonardo e Gattuso sono state la conseguenza diretta di quel piano industriale previsto per il prossimo torneo che ridimensiona le aspettative di riportare il Milan al suo antico splendore. Su un punto ha ragione Gazidis: ha ereditato un club (dai cinesi) che stava per affondare nei debiti, come capitò a Berlusconi che salvò il Milan dal fallimento della gestione Farina. L’adsottolinea la mancanza di modernità e invoca una “app” da allestire al più presto. Francamente non credo che i tifosi del Milan faranno manifestazioni in piazza per festeggiare l’evento. Quello che conta- è bene che capisca subito la mentalità del calcio italiano- saranno le scelte di allenatore e dirigenti, dei calciatori e la capacità della squadra di esprimere calcio divertente e raggiungere qualche buon risultato. I giovani talenti, per diventare calciatori di rango, devono frequentare scuole di perfezionamento e quindi insegnanti di grande valore. Di qui la scelta del prossimo allenatore sarà decisiva. Da approvare invece il piano di creare una struttura tecnica di eccellenzavisto che lui in passato non si è mai occupato di scelte tecniche: quello sì è un investimento capace di produrre risultati anche se non a brevissima scadenza.