Le verità di Pioli prima e dopo l’illusione-Ibra che vuole già comandare perché preferisce Leao a Piatek. E intanto Todibo è un rebus

07.01.2020 00:00 di Alberto Cerruti   Vedi letture
Le verità di Pioli prima e dopo l’illusione-Ibra che vuole già comandare perché preferisce Leao a Piatek. E intanto Todibo è un rebus

Lasciamo stare la classifica e i calcoli per sperare di scalare qualche posizione nel girone di ritorno. Fermiamoci al presente, cioè alle ultime tre partite senza gol, con l’indimenticabile 5-0 incassato a Bergamo come ha ricordato uno striscione a San Siro, tra due avvilenti 0-0 in casa contro il Sassuolo e la Sampdoria che pensano soltanto a salvarsi e non all’Europa. Trentanove minuti, uno in più dei suoi anni, non sono ancora sufficienti per convincere tutti che l’arrivo di Ibrahimovic è stato più utile sul piano mediatico che su quello tecnico, come abbiamo sempre pensato. Soltanto il tempo, cioè il girone di ritorno più l’ultima partita dell’andata sabato a Cagliari, dirà una parola definitiva in base alla quale il Milan e lo stesso giocatore decideranno se proseguire insieme nella prossima stagione. Per il momento, però, la prima apparizione di Ibrahimovic con la maglia del Milan ha dato due volte ragione a Pioli. Il tecnico, infatti, alla vigilia aveva escluso che lo svedese potesse diventare il “salvatore della patria”, mentre dopo la partita contro la Sampdoria ha aggiunto che la squadra manca di qualità, perché avrebbe dovuto servire meglio il nuovo numero 21 rossonero. Sacrosante verità, perché il problema non sono i 38 anni di Ibrahimovic, sui quali si è tanto e giustamente discusso, bensì l’importanza di un singolo giocatore, anche se campione e non soltanto ex. Per rendere l’idea, un certo Maradona arrivò a Napoli quando aveva 23 anni, non 38, ma con lui lo scudetto arrivò soltanto tre anni dopo e non subito. Figuriamoci, quindi, se Ibrahimovic da solo può elevare il modesto tasso tecnico di troppi giocatori che soltanto Gattuso, con un’impresa sottovalutata, era riuscito a portare a un punto dalla zona Champions. Certamente Ibra potrà segnare qualche gol decisivo, quando la sua condizione gli consentirà di giocare per 90’ e oltre, ma non potrà trasformare i vari Calabria, Krunic e Suso nemmeno se li insulterà negli spogliatoi di Milanello o San Siro. Sarebbe molto meglio, ma al momento impossibile, cambiare chi gioca al suo fianco e soprattutto alle sue spalle. Un limite che ha penalizzato tutti gli ultimi centravanti del Milan, compreso Higuain che guarda con altri compagni nella Juventus è rifiorito. Ecco perché mentre Ibrahimovic ha parlato di ”adrenalina” e di “emozione” per il suo ritorno, le parole di Pioli hanno messo a nudo, più o meno indirettamente, gli errori delle ultime campagne acquisti del Milan. Perché prima dell’inutile Rebic o del modesto Krunic, erano arrivati i vari Rodriguez, Borini, Kessie, Calhanoglu, Biglia, con le gestione MiraFax, e quindi la coppia Piatek-Paquetà strapagata da Leonardo. Non bisogna stupirsi, allora, se Ibrahimovic che evidentemente vuole già comandare ha fatto sapere di preferire Leao al suo fianco, invece di Piatek. E guarda caso Pioli lo ha subito accontentato, anche se quando è entrato il portoghesino ha sbagliato un gol come gli era già successo quest’anno. La strada per l’immediato futuro sembra questa, con la nuova coppia Ibra-Leao, in attesa di sapere quale sarà il futuro di Piatek. Intanto, però, i fari della società rimangono puntati su Todibo, il giovane difensore francese che ha detto sì al Milan, anche se manca il “si” del Barcellona disposto a cederlo soltanto in prestito. Ma questa è una formula troppo rischiosa per due motivi: perché o Todibo è davvero un fenomeno e alla fine della stagione torna a Barcellona, oppure è un giocatore sopravvalutato che non serve né per il presente, né per il futuro dei rossoneri. E allora, in mancanza di accordo, meglio cercare altrove. Ma senza sbagliare ancora, come è successo troppe volte in questi anni.