Leo e Rino: e se anche fosse? San Siro: parliamo di soldi

06.04.2019 00:00 di Mauro Suma   Vedi letture
Leo e Rino: e se anche fosse? San Siro: parliamo di soldi

C'è molto di deformato e di ingigantito nel chiacchericcio degli ultimi otto giorni sul Milan. Dopo parole come quelle di Rino Gattuso alla vigilia di Sampdoria-Milan, si va a cercare di tutto e si prende per buono tutto, ma tra la masticazione e la produzione si porta alla luce sia quel poco che c'è ma anche quel tanto che non c'è. Siamo sereni e per noi è tutto chiaro. La cosa vera che non vogliamo vedere oggi è il milanista che sui social si abbassa a fare il gufo pur di avere ragione sulle proprie diatribe, dimenticandosi che, noi ce lo auguriamo ogni minuto, che è molto meglio avere torto e veder vincere il Milan piuttosto che il contrario. Ma torniamo a Gattuso e Leonardo, perchè sui social si vuol leggere, bontà loro, quel che pensiamo. Bene, pensiamo che ci sia poco. Non il nulla, ma nemmeno il tutto di questo giorni: poco, come ovunque, anzi molto meno di ovunque. Ma poniamo per un attimo che sia tutto vero. Bene, e se anche fosse? Che Leonardo abbia con Paquetà lo stesso rapporto umano e professionale che aveva con Kakà, non può dare fastidio a Gattuso, esattamente come non dava fastidio ad Ancelotti. Leonardo muove delle osservazioni tecniche da dirigente a Gattuso? E' nelle sue facoltà, e lo fa con coerenza. Esattamente come lui masticava amaro da allenatore per le reprimende pubbliche del presidente Berlusconi, le sue cose Leonardo le dice solo in privato al diretto interessato. Leonardo non fa agli altri, quello che non voleva venisse fatto a lui. Coerenza che non sempre il mondo del calcio contempla. E Rino? Vuole andar via anche arrivando in Champions? Ma davvero? E anche fosse? E' normale che lo dica. Tutti noi vogliamo un bene dell'anima a Gattuso perchè dà tutto, perchè vive il Milan con una intensità pazzesca. Ecco, esatto, pazzesca. Già un anno fa, la precedente dirigenza temeva che a fine campionato, anche con la qualificazione europea in tasca, Rino potesse lasciare tutto. Perchè vive e lavora sui nervi, essendoci di mezzo il Milan. Essere allenatore e tifoso, essere uomo di campo e milanista, lo prosciuga mentalmente. E quando sei sempre sul filo dei nervi per amore, ti scappa lo sfogo, il proposito di abbandono. Ma la squadra lo adora e dovesse il Milan centrare l'obiettivo, ci penseranno i giocatori a guardarlo negli occhi il loro allenatore, per sapere se è proprio così vero che vuole lasciare...Calmi, bisogna stare calmi. E' una frase che ci fa sentire giovani. Un principio che ha portato il Milan a vincere tutto. Ecco, scusi, calmi. Bisogna stare calmi. Anche perchè sarebbe veramente un peccato contaminare un organigramma perfetto. Un colosso come Elliott come proprietà, un presidente appassionato e navigato come Scaroni, un Ceo pluridecorato a livello di ricavi come Gazidis, due icone come Leonardo e Maldini alla dirigenza e un cuore vero come Gattuso in panchina. Esperienza, competenza, orgoglio d'appartenenza: nessuno ha tutto questo in Italia. E sarebbe veramente un peccato intaccarlo.

E' venuto il Cio a San Siro, evviva il Cio. Lo stesso presidente dello sport italiano Malagò, con la lucidità e la nonchalance che gli sono abituali, ha "benedetto" il San Siro olimpico, ma si è detto pronto a fare lo stesso anche nei confronti di un nuovo stadio. Concetti chiari al presidente del Coni, che sa benissimo di cosa sta parlando. Si sta parlando di soldi, signore e signori. Si sta parlando dei 4 milioni d'affitto che il Milan versa ogni anno al comune di Milano per l'affitto di San Siro. E dei 4 milioni che versa l'Inter. In totale fanno 8 e spiegano moltissime delle posizioni che, dal suo punto di vista, sta assumendo il sindaco di Milano. Si tratta di soldi che i due club milanesi estraggono dai propri debiti per girarli alla municipalità, perchè avere come ricavi solo i diritti tv e il botteghino non ti consente di crescere, ti impedisce di prendere i top player. Ci vogliono i ricavi da stadio e, a ruota, i ricavi delle competizioni europee. Di una Europa che ti obbliga a spendere solo ciò che ogni Club incassa. Come verificheranno presto anche Paris Saint Germain e Manchester City. Ecco perchè il nuovo progetto è fondamentale, stringente, necessario. Sui sentimenti e sull'ideologia è bello confrontarsi e magari dividersi. Ma sui soldi no, i conti sono conti per tutti. E senza lo stadio sono destinati a non tornare. Uno stadio nuovo, già che ci siamo, che vedrà insieme, sullo stesso piano, Milan e Inter. Con la speranza, fra colleghi e fra persone, perchè la ruota gira, che sia sull'una che sull'altra sponda del Naviglio si sappiano, per rispetto reciproco, tenere chiusi gli spifferi. Perchè se qualcuno li tiene rispettosamente chiusi e qualcun altro li apre irrispettosamente, così non va. E questo non riguarda certo i vertici e le alte dirigenze dei due club.