Leo, Paolo e Rino un anno fa. Il senso del buon Kalulu.

20.06.2020 00:00 di Mauro Suma   Vedi letture
Leo, Paolo e Rino un anno fa. Il senso del buon Kalulu.

Oggi dovrei semplicemente fare copia-incolla dell'editoriale di ieri di Luca Serafini. Voi direte che noia, era meglio quando vi accapigliavate, ma aggiungo che quel tempo non tornerà mai più, e che non è stato bello per nessuno umanamente e professionalmente essere nell'occhio editoriale del ciclone, espressione del mostro a due teste, dell'era delle fazioni. Per cui copio-incollo ugualmente e sottoscrivo unità e compattezza per il Milan e a favore del Milan, ma vado anche oltre. Dovete sapere che poco più di un anno fa, potrei azzardare attorno al 10 giugno dell'anno di grazie 2019 anche se questa volta ahime non conosco data e ora, Leonardo, Paolo Maldini e Rino Gattuso sono stati a pranzo insieme. Solo loro tre. E si sono detti tutto quel che restava da dire, da ex compagni di squadra e da uomini. Serenamente, apertamente. Leo e Rino avevano già lasciato il Milan, per cui ogni tipo di etichetta era rimasto fuori dalla porta del ristorante situato tra il nord milanese e il comasco. Si sono alzati più leggeri, si erano tolti tanti pesi. Ancora oggi resto convinto che se quel pranzo si fosse fatto il 10 marzo anzichè il 10 giugno, il Milan avrebbe comodamente e serenamente giocato la Champions League questa stagione. Ho letto tante cose su Rino, in questi giorni. Ai primi, quelli che mettono in conto a Gazidis anche la pioggerella pomeridiana di questi giorni, dico che sono fuori strada. Liberissimi di sfogarsi e di fare casino sui social, ma lascino perdere che non centra proprio niente: chiedessero a Gattuso perchè era così innervosito (lui che da tifoso milanista vero patisce per carattere in maniera particolare gli episodi che riguardano il Milan), goccia dopo goccia, giorno dopo giorno, da voler lasciare il Milan fin dal lunedì successivo al derby di ritorno e poi vediamo se tornano a scrivere quello che stanno scrivendo. Ai secondi, quelli che restano convinti che il Milan di Rino non giocasse un buon calcio e che gli mettono in conto addirittura Benevento quando aveva in mano la squadra solo da cinque giorni, dico che rispetto la critica ma aggiungo anche che la priorità dello scorso campionato non era giocare bene. Per carità, la storia di stile e di gioco del Milan è sacra, ma guardiamoci negli occhi: tra i mal di pancia pronti-via di Higuain, gli infortuni dei difensori centrali e di Jack, gli inserimenti in corsa di Piatek e Paquetà e l'intermittenza di Suso, bisognava solo portare la barca in porto. Al posto suo. E Rino, se incoraggiato, coccolato e lasciato in pace, lo avrebbe assolutamente fatto. Detto questo, cosa fatta capo ha. Se abbiamo perso Rino, destinato a diventare un grande allenatore, non è colpa di questo o di quello, lo abbiamo perso tutti. Però non si può criticare il Milan due volte: primo perchè non esonerava l'allenatore pescivendolo, che piange sempre dopo le partite e che già che ci siamo veniva ribattezzato elegantemente Gino Rattuso sempre sui signori social e poi perchè è stato lasciato andar via senza colpo ferire. E già che ci siamo, basta anche con l'allenatore grintoso, anema e core. E' un raffinato intenditore di calcio e di uomini Rino, attento allo studio del dettaglio e del particolare. A Napoli ha costruito sulle rovine di una stagione andata in malora un resort all-inclusive con tutti i comfort. E un giorno tornerà, visto che ogni settimana andava a sfogarsi da solo, a Milanello, davanti alla statua del Paron Rocco. Il sior Nereo all'inizio degli anni Sessanta era andato via e qualche anno dopo è tornato. E se sarà così anche per Rino, vorrà dire che saranno maturate anche le condizioni giuste per metterlo in condizione di lavorare al meglio.

Non ho mai visto giocare Pierre Kalulu e non so se nel Milan farà bene oppure no. E bene ha fatto il Milan ad accoglierlo assolutamente in stile low profile. E' un ragazzo di 20 anni e potremo capire qualcosa su di lui, solo dai momenti successivi ai suoi primi allenamenti e ai suoi primi momenti dell'inserimento a Milanello. Prima è solo tempo perso, fiato sprecato e aria fritta. Ma una cosa va scolpita sulla pietra. Un parametro zero giovane è una scommessa affascinante: non sarà mai un bagno di sangue dal punto di vista economico, ma se l'hai azzeccata ti metti in rosa un valore per anni. Al contrario di parametri zero di metà o fine carriera, dei quali spesso paghi il loro passato ma non il loro futuro. Detto questo, speravo di non sentirli. Ma i rutti liberi sono emersi e affiorati, sfrontati e impietosi, anche in questo caso. Ma è uno sconosciuto...Ma se era così bravo, perchè il Lione non lo faceva giocare...A dirti che è uno sconosciuto, sono quelli che ti accusano di non saper programmare e di arrivare sui giocatori solo quando costano tanto. A dirti che il Lione non lo faceva giocare, sono quelli che non leggono i media francesi che hanno ripetutamente scritto in questi giorni che il Lione aveva sulle fasce giocatori molto costosi che proprio per questo dovevano giocare e che l'esordio mai avvenuto di Kalulu in Prima squadra era una sorta di ritorsione per la firma del contratto più volte rimandata dal ragazzo. Scritto dai media francesi, non da me. Ma poi, sapete che c'è, se a farci le paternali sono quelli che un anno fa Theo Hernandez non serviva e che comunque era meglio Lazaro, ben vengano le paternali. Altro da dire per il momento non c'è.