L’esperienza del passato insegna che il Milan deve avere una sola guida e una sola idea di calcio. Per Donnarumma si riapre al rinnovo

18.06.2020 00:00 di Franco Ordine   Vedi letture
L’esperienza del passato insegna che il Milan deve avere una sola guida e una sola idea di calcio. Per Donnarumma si riapre al rinnovo

Secondo un saggio insegnamento si racconta che anche nel calcio bisogna imparare dalle esperienze del passato. È il caso del prossimo Milan che si accinge, secondo le intenzioni di Gazidis e di Elliott, a inaugurare la sua prima, autentica stagione, con la responsabilità totale e diretta di tutte le divisioni della società. È quello che accadde al primo Milan di Silvio Berlusconi: partì confermando Liedholm (anche per il rifiuto di Trapattoni di lasciare Torino e la Juve) e poi strada facendo capì che avrebbe dovuto fare tutto da solo. E a Pomerio, estate dell’87, nacque il Milan di Berlusconi e Galliani, con l’allenatore scelto dalla proprietà e con il mercato suggerito dal nuovo tecnico (ricordo le insistenze di Arrigo per avere comunque Ancelotti che veniva considerato dai test medici con il 20-25% di inabilità alò ginocchio). Al contrario del passato, i risultati della famosa conduzione a due teste, con lady Barbara ad della parte finanziaria e commerciale e Galliani responsabile dell’ala tecnica, non furono esaltanti. Anzi accadde qualcosa di molto preoccupante: e cioè si crearono due partiti dentro gli uffici e ne venne fuori un pasticciaccio brutto che portò tra l’altro, all’alba di quella conduzione, a rimandare indietro Tevez trattenendo Pato, l’inizio dei guai milanisti e delle gioie juventine.

Elliott è intenzionata a ripercorrere lo stesso cammino del primo Milan berlusconiano da quel che si intuisce perché di veri e propri programmi non c’è alcuna traccia. Esistono però alcuni indizi, il più insistente dei quali è quello che porta appunto in Germania da Rangnick. Se è vero che ha dettato tra i suoi intenti quello di “italianizzare” il suo staff, mi sembra già un segnale molto intelligente. Il resto è compito di Gazidis che deve uscire dal suo isolamento a casa Milan e deve fare l’impronta del club anche nei rapporti con lo spogliatoio di Milanello. Ecco perché bisognerà sciogliere i nodi di Maldini e Massara, a tempo debito d’accordo, ma bisognerà farlo. Sarebbe irrazionale e contrario all’idea di un club che ragiona con una sola testa, con una sola idea calcistica e con un solo volante, se si ricorresse a qualche formula di coesistenza pacifica trta chi (Paolo) ha espresso un giudizio negativo del tedesco e quest’ultimo. A meno appunto da parte di Maldini di una condivisione delle nuove scelte, giudizio che al momento non sembra emergere. Massara il ds è persona oltre che professionista di grande garbo e molto riservata, mai una parola fuori posto, mai un atteggiamento o dichiarazione alla Petrachi per intendersi. Anche sul suo conto dev’essere fatta una valutazione che riguardi il futuro e la coesistenza, condividendone il programma.

Cosa ci fa capire che invece Elliott e Gazidis si stanno orientando verso un cambio totale della governance tecnica? Alcune risposte di procuratori e agenti i quali raccontano che parlando con Maldini e Massara ricevono l’invito a ripresentarsi nelle prossime settimane, a fine torneo cioè mentre coloro i quali chiamano direttamente gli uffici di Londra del fondo ricevono indicazioni di rivolgersi a Moncada che è al momento la persona incaricata di raccogliere segnalazioni. Solo su Gigio Donnarumma si può registrare, in mancanza di una richiesta di un certo tipo, un segnale di fumo molto interessante e che porterebbe il portierone rossonero a restare e a prolungare almeno di un anno il proprio contratto. Questo significa che il piano c’è, esiste, e che si aspetta a renderlo pubblico proprio per evitare lo strappo che ha portato al divorzio traumatico con Boban.