Lettera aperta agli azionisti Milan: cambiare tutto, cambiare ogni anno nel calcio non è mai una buona idea. Rangnick è preso ma non buttate via il lavoro fatto da Pioli e Ibra

09.07.2020 00:00 di Franco Ordine   Vedi letture
Lettera aperta agli azionisti Milan: cambiare tutto, cambiare ogni anno nel calcio non è mai una buona idea. Rangnick è preso ma non buttate via il lavoro fatto da Pioli e Ibra

Questa è una lettera aperta indirizzata alla famiglia Singer, sede degli uffici di Elliott e ha per tema il futuro prossimo del Milan.

Gentili Paul e Gordon Singer,

non vi conosco personalmente ma mi permetto di indirizzare alla vostra attenzione, attraverso il sito milannews che ospita le mie opinioni, una riflessione pubblica riferita ai progetti futuri del Milan, società gloriosissima del panorama mondiale del calcio e che avete ereditato per via del prestito non onorato del misterioso cinese. So che avete dedicato a questa impresa cifre consistenti per pagare i debiti lasciati dalla gestione Fassone-Mirabelli e per tentare di rilanciarlo così da metterlo sul mercato e renderlo appetibile. I tifosi del Milan, sul punto di un azionista così solido finanziariamente, non possono coltivare rimpianti. Sono passati dalla brace alla tavola imbandita. Avete scelto un ad di fiducia, Ivan Gazidis, conosciuto a Londra, all’Arsenal, con risultati -riferiscono i report inglesi- non esaltanti. Sorpresi e anche seccati per la piega che ha preso il Milan negli ultimi mesi avete chiesto e ottenuto da Gazidis di occuparsi direttamente anche della divisione tecnica: tutto secondo le norme che governano le società.

Il punto sul quale chiedo la vostra riflessione è un altro. Dalla ripresa del campionato, il Milan allenato da Pioli ha infilato una striscia di prestazioni oltre che di risultati di notevole interesse. Sono stati scanditi dalla esibizione di una florida condizione fisica e da una ritrovata vena del gol che era diventata nei mesi precedenti la croce dei rossoneri. Gazidis ha scelto Rangnick per la prossima avventura e, al netto di alcune stroncature, il professionista ha raccolto la curiosità di molti addetti ai lavori. Non l’ho mai visto lavorare e non sono in grado di giudicarlo ora: lo farò sul campo come si conviene a chi non è animato da pregiudizi. Quello che segnalo è una legge non scritta del calcio secondo la quale rivoluzionare ogni stagione una squadra, un management, non è una scelta giudiziosa. Specie se in questo caso si aggiunge due elementi: il ridotto tempo a disposizione per preparare la stagione 2020-2021 e la difficoltà di adattamento a casa Milan del tecnico tedesco che ha cultura ed esperienze diverse da quelle italiane.

Bisogna cioè conservare quel che di buono questo luglio milanista sta offrendo: per esempio il rendimento della coppia di centrocampo Bennacer-Kessiè, per esempio la maturità di Calhanoglu, il recupero di Paquetà, Conti e Leao che sembravano persi alla causa. Hanno tutti tratto giovamento dalla presenza di un precettore come Ibra, decisivo anche per valorizzare Rebic che non è certo un debuttante. La morale è questa: nel calcio si costruisce cambiando poco e nel posto giusto come dimostrano dalle nostre parti la striscia juventina, i progressi della Lazio, la rivelazione Atalanta.

Non ho la pretesa di dare suggerimenti. Tocca a voi riflettere prima di dare via libera a Gazidis ricordando che da oggi in avanti sarete giudicati non più dai milioni investiti ma dai piani allestiti e dai collaboratori scelti.