Lettera di un tifoso confuso

Giornalista sportivo e scrittore. I suoi libri: “La vita è rotonda”, “Soianito”, “L’oro di Sheva”, “Calcinculo”, “La vita è una”, “Sembra facile”. Attualmente online l’ebook “La rivoluzione di Giuseppe” Gruppo Viator
13.02.2015 00:00 di Luca Serafini Twitter:    Vedi letture
© foto di Federico De Luca
Lettera di un tifoso confuso

“Buongiorno. Mi permetto di scriverle sulla sua pagina di Facebook senza entrare nelle discussioni che vedo essere sempre molto accese, così come i commenti ai suoi post, ma con un messaggio diretto e – se mi consente – personale (...). La seguo dai tempi di SuperGol e Forza Milan!, non sempre ovviamente mi trovo in sintonia con le sue opinioni, ma le riconosco grande serenità di giudizio e sportività, soprattutto una straordinaria ironia: le scrivo queste cose, aggiungendo che ho molto apprezzato la sua carriera in Mediaset e il suo libro La rivoluzione di Giuseppe, solo perché le sia il più chiaro possibile quello che sto per dirle (…).

Lei è una persona intellettualmente onesta, la ferocia dei commenti sul Milan negli ultimi 3 anni è evidentemente il frutto di un amore profondo per questa squadra, il coraggio non le manca anche a costo di una provocazione all’eccesso. Lo notavo anche nei suoi servizi e nei suoi interventi a Milan Channel quando il Milan vinceva. (…). Il fatto è che chi la segue con stima da tanto tempo, sta finendo praticamente per tifare contro i colori rossoneri: se il Milan vince, si ha paura che questo debba dare ulteriore forza ai deliri di onnipotenza di Berlusconi e Galliani, che le loro scelte non siano poi così tremende. Se il Milan perde, viene spontaneo esserne quasi compiaciuti: viene da pensare “visto che ho ragione? Visto che è tutto sbagliato, tutto da rifare”. (…). E’ un imbuto dal quale le chiedo come farci uscire.

Andrea T., Flero (Brescia)

 

Caro Andrea, conoscendone l’amore viscerale, viene molto difficile pensare che ai tifosi del Milan, o anche soltanto a uno solo di loro, venga naturale per una qualsiasi ragione tifare contro la propria squadra. La questione che lei pone è singolare e un po’ triste, ma le cose non stanno esattamente nel modo in cui le espone. Come abbiamo più volte sottolineato nel recente passato, l’ultima non più tardi di una settimana fa proprio su MilanNews, vero che è cambiato il modo di descrivere l’operato di questa dirigenza, ma è l’operato di questa dirigenza ad essere profondamente diverso da prima dei nostri commenti o, un po’ enfaticamente, delle nostre denunce. Pare la naturale conferma di quella onestà intellettuale di cui lei parla. E’ avvilente vedere distruggere un capolavoro che quelle stesse persone hanno realizzato, abbiamo provato in mille modi a farglielo capire e fermarli, senza riuscirci purtroppo. L’unica cosa a non essere mai cambiata, la prego di accreditare questa sicurezza sulla fiducia, è amare e tifare questa squadra. Se oggi il Milan perde, fa soffrire come dal primo giorno dei nostri 53 anni di vita, ritagliandoci la speranza che questi insuccessi accelerino il processo di rinnovamento dei quadri societari. Se oggi il Milan vince, gioiamo come dal primo giorno dei nostri 53 anni di vita, lasciandoci viva la speranza che comunque non ci si fermi alle apparenze e Barbara o chi per essa poti i rami secchi e faccia rifiorire l’albero nella sua maestosità. Allo stesso modo pensiamo che Barbara da sola non possa farcela e per questo sosteniamo con forza un rinnovato milanismo nei quadri, anzitutto attraverso la presenza di dirigenti collaudati (Albertini) e bandiere pulite (Maldini, Costacurta, con Filippo Galli che è già presente), in secondo luogo grazie a manager moderni e capaci, in testa Sean Sogliano. Perché Barbara? Perché non siamo tra quelli che vorrebbero spazzare via la proprietà Berlusconi, viste le incognite cui si va incontro con la cessione di un club che in ogni caso in questo momento non sarebbe fattibile. Vorremmo semplicemente darle nuova linfa e con essa anche entusiasmo e risorse. Con in casa un fardello da 100 milioni di buonuscita da sborsare, tutto questo non è minimamente pensabile e contro questo stallo certamente tifiamo e continuiamo a tifare contro. Nel frattempo non abbiamo altra scelta: o prendiamo atto e basta di come siano ridotte questa società e questa squadra, o continuiamo a fare onestamente il nostro lavoro. Non per non deludere gli affezionati come lei, ma per vivere in pace con la nostra coscienza.