L’evoluzione di Gattuso e dei rapporti interni. Il vero segreto, mercato di gennaio a parte

21.02.2019 00:00 di Franco Ordine   Vedi letture
L’evoluzione di Gattuso e dei rapporti interni. Il vero segreto, mercato di gennaio a parte

Per una volta, invece di celebrare la serata di Bergamo, è meglio puntare i riflettori dietro le quinte di quel luccicante risultato e cogliere ciò che di nuovo, anzi di antico e di fondamentale, sta accadendo dentro le viscere del Milan. Come ho spesso ripetuto il successo di un club è la conseguenza di una costruzione meticolosa e paziente che avviene attraverso la valorizzazione di un fattore principale, il ruolo del club. Nelle stanze di casa Milan è accaduto ciò che molti osservatori hanno perso di vista. Ivan Gazidis è riuscito, nel giro di poche settimane, a imporre la sua filosofia di lavoro che si chiama semplicemente “stabilità”. Appena sbarcato, ha scoperto, meravigliato, le fibrillazioni mediatiche dopo Frosinone e Spal, le ha smentite e ridato a Gattuso la fiducia di cui Rino aveva bisogno nei giorni più complicati del suo mandato. Da allora il clima dei media è cambiato nei confronti del tecnico calabrese e con il clima è cambiato, via via, anche il contributo del gruppo squadra. Scaroni, il presidente, si è ritagliato un ruolo pubblico: ha preso possesso delle assemblee di lega, riportato in vita la fondazione milan, tagliato il nastro del club dei parlamentari rossoneri guidati da Galliani, il grande ultrà. Il passaggio da Higuain a Piatek e Paquetà, due bravissimi ragazzi, in un gruppo comandato da un capitano di poche parole, Romagnoli, ha dimostrato che spesso le qualità umane sono più importanti delle carriere strombazzate.

       Leonardo e Maldini hanno colto al volo il cambio d’indirizzo e si sono messi in scia. A leggere alcune frasi di Paolo prima di Bergamo sul conto di Rino (“è uno che ascolta, spesso non condivide quel che gli diciamo ma scolta”) si capisce come si è evoluto il loro rapporto passando dalla fase di una dispettosa ostilità a quella di una fattiva collaborazione partendo da posizioni diverse. Infine Gattuso. È molto diverso dal primo Rino Gattuso che debuttò a Benevento finendo “imbottigliato” sul 2 a 2 dal colpo di testa di un portiere. In quell’occasione, preoccupato nel finale, imbottì la squadra con difensori (Zapata): dovesse ricapitare oggi non replicherebbe quella sostituzione, non per Zapata (che ha dato un contributo maestoso alla risalita) ma per il messaggio trasmesso a un gruppo tremolante e insicuro. Rino ha studiato, ha ascoltato, ha consultato antichi e fedeli maestri, si è evoluto e ha raffinato le sue conoscenze soprattutto sul piano della preparazione delle singole partite e anche dallo staff ha ricevuto un contributo che in passato è stato spesso sottovalutato. La parte migliore del proprio lavoro, Gattuso, è riuscito a dare come guida spirituale del gruppo nello spogliatoio esaltando il suo temperamento fatto di umiltà e lealtà. Al ritorno da Bergamo, anche Matteo Salvini, che non era stato mai tenero con lui dalla notte del derby, ha ammesso in post pubblici il suo giudizio cambiato sul conto del tecnico. Non so fino a che punto questa scalata del Milan continuerà ma so benissimo quel che gli uomini possono realizzare se guidati da una società forte e competente, tenuti insieme dal senso di appartenenza e dal raggiungimento dello stesso obiettivo.