Lo strano mercato di gennaio. I casi Suso, Paquetà, Piatek. La cura Ibra. Kobe Bryant, misteri di un lutto comune. Arbitraggi e memoria

31.01.2020 00:00 di Luca Serafini Twitter:    Vedi letture
Lo strano mercato di gennaio. I casi Suso, Paquetà, Piatek. La cura Ibra. Kobe Bryant, misteri di un lutto comune. Arbitraggi e memoria

Non credo affatto a un mercato di gennaio umorale, figlio del 5-0 di Bergamo. Sarebbe lesivo dell'intelligenza di Boban e Maldini, ridimensionerebbe un quadro in realtà assai più ampio destinato a sfociare nel progetto stadio. Di sicuro la figuraccia in casa dell'Atalanta ha cambiato umori e prospettive agli occhi dei dirigenti e dell'allenatore, ma in questa sfilza di addii c'è sicuramente dell'altro. A iniziare dalle stagioni che abbiamo alle spalle. Borini era fuori dal progetto, Caldara non si sa che faccia avesse, ma Suso, Piatek, Rodriguez, ne hanno fatto parte, da qualche anno o per qualche mese. Begovic e Kjaer sono arrivati per la partenza di Reina e il doppio infortunio a Duarte (lungodegente) e Musacchio, il resto è figlio di un processo di crescita che si è fermato o è addirittura regredito drasticamente. Suso è stato, senza ombra di dubbio, il talento più lucido dell'ultimo lustro, ma la sua discontinuità e l'assoluta mancanza di evoluzione, nel ruolo e nel bagaglio tecnico, erano diventati una zavorra e soprattutto un insormontabile equivoco tattico, cui la squadra è rimasta crocifissa da Montella in poi. Rodriguez non è mai stato quello che ho visto con i miei occhi in Bundesliga e in Nazionale. Paquetà e Piatek ci hanno abbagliati, esaltandosi in una seconda parte di stagione da Champions con Gattuso. Un colpo di spugna ha gettato via tutto. Tutto. Come nei casi simili di Calhanoglu e Kessié, non penso affatto si tratti di modulo o di allenatore, ma di carattere, personalità e maturità. Elementi decisivi nell'esplosione precoce di Hernandez e Bennacer, determinanti nelle scoperte di gennaio Leao e Rebic. E perché no, Castillejo. Se hai carattere, personalità e maturità, quando finisci in panchina lotti per riconquistare una maglia da titolare e quando ce l'hai, lotti per mantenerla. Dove lottare, al Milan come al Crescenzago, significa sudare, allenarsi, migliorare, sacrificarsi, lavorare duro. Significa abnegazione. Come l'esempio vivente di Ibrahimovic, piombato nello spogliatoio come un condor, dimostra a tutti ogni giorno. Lo spirito di questa squadra, spremuto da Gattuso e tenuto insieme da Pioli, si è rinsaldato con lo svedese arrivando a far vincere partite come quelle contro Udinese, Brescia e Torino che due mesi fa sarebbero stati due pareggi e una sconfitta. Quindi, condivido la linea di Maldini e Boban: al Milan solo chi ha le palle, oltre al talento. Paquetà dimostri che non ci siamo sbagliati.

Che poi iL drastico abbattimento delle spese con molte cessioni e nessun acquisto primario, preluda ad altro o piuttosto sia la conseguenza di un passato finanziariamente un po’ allegro, non so dire. Penso però che ad oggi, restando al massimo una ventina di partite ufficiali (Coppa Italia compresa...) alla fine della stagione, lasciare la rosa così come abbia un senso. I grandi investimenti restano di là da venire, sostituire tanto per sostituire numericamente ma non quantitativamente, tanto vale. Credo che in estate, però, serviranno almeno un paio di giocatori alla Ibrahimovic, oltre ai profili futuri. 

Mi ha scritto un ragazzo su Twitter, a proposito dei numeri suggestivi di Milan-Torino nella notte per Kobe Bryant, 4-2 come un 24 rovesciato: nel basket in Usa, per ospitalità la squadra ospite nelle grafiche viene messa a sinistra e quella in casa a destra. Praticamente Torino-Milan 2-4... 24, come il suo numero. E si sono giocati 4 tempi, come nel basket. Numeri suggestivi, ma io credo alle energie. Anche di chi non c’è più. Il lutto collettivo che colpisce qualsiasi cuore sensibile, quando muore un artista mondiale, quando si spegne una stella, luminosa come atleta, come uomo e come padre, è stato purtroppo insidiato da piccole, risibili, in qualche caso avvilenti punture polemiche. Misteri dell'animo umano, comunque una tristezza nella tristezza. Conta l'amore che Black Mamba ha saputo ricevere nella sua gloriosa esistenza e nella sua tragica scomparsa, accompagnato dalla figlia e da un'altra famiglia di amici. Insopportabile. Come insopportabile è stata la sconcertante diatriba sulle concessioni o sulle negazioni della Lega: un mistero che il Milan, per diplomazia, non ha voluto sciogliere spiegando che "sono state concordate con la Lega le iniziative commemorative", che poi sarebbe solo il lutto al braccio perché fino al fischio d'inizio, il Milan a San Siro può fare quello che gli pare. Quel minuto di silenzio sparito nelle pieghe di una scellerata burocrazia, è stato fragoroso al minuto 24 di Milan-Torino, grazie a quella commossa, vera, sincera standing ovation sgorgata dal profondo del cuore di tutti. Basta questo. Addio, caro Kobe. A te e a chi ti ha accompagnato in questo assurdo congedo. Veglia su chi è rimasto.

Chiudo con la mancata espulsione di Rebic martedì in Coppa Italia. Che si sia trattato di un'indulgenza arbitrale (Pasqua ha letto il gesto come un divincolarsi infastidito e molto energico, piuttosto che una reazione violenta), non ci sono dubbi. Che il gigantesco fallo su Calhanoglu non fischiato nella partita di campionato (fallo che ha generato l'innesto dell'azione dell'1-1 in una gara in assoluto controllo dei rossoneri) non sia mai stato rivisto né allora né poi, è un altro fatto indiscutibile. Non venite a parlare proprio a noi, per favore!, di cartellini sventolati o tenuti in tasca. O di arbitraggi favorevoli. Per favore...