Ma certo che il Milan non è neroverde. Tra Salvini e Higuain, spunta Sansonetti. De Jong: pazienza...

17.11.2018 00:00 di Mauro Suma   Vedi letture
Ma certo che il Milan non è neroverde. Tra Salvini e Higuain, spunta Sansonetti. De Jong: pazienza...

Non è passata inosservata sui social, su Twitter in particolare, l'articolata provocazione del buon Alessio, supertifoso milanista al punto da definirsi Rossonerosemper sulla app del cinguettio. Nella settimana successiva a Milan-Juventus. "Non siamo il Sassuolo!", è stato questo l'orgoglioso urlo di battaglia che riprendiamo, per commentarlo a nostra volta, sempre con il massimo rispetto nei confronti del Sassuolo. Nel suo blog, Alessio argomentava che l'operazione estiva Higuain-Caldara-Bonucci unita alle voci su Rugani in rossonero, fino alla supina sopravvalutazione della superiorità tecnica della Juventus nella partita di San Siro, con l'aggiunta delle mancate proteste della società per gli episodi arbitrali e della foto di Bellanova al fianco di Cristiano Ronaldo, finivano per dipingere sostanzialmente sul volto del Milan non il ritratto di una società rivale ma di una società subalterna. La presa di posizione ha avuto la sua eco ed ha fatto presa su molti tifosi. Noi non la contestiamo, non la minimizziamo, ma la discutiamo criticamente come è giusto fare con tutti gli scritti di rilievo che hanno il Milan come punto di riferimento. Fermo restando che quella estiva è stata una splendida operazione di mercato non ancora bollinata dal campo come tale per via dell'infortunio a Caldara e dato per assodato che Rugani non indosserà la maglia rossonera, occupiamoci del resto. La Juventus ha obiettivamente dato una sensazione di ampiezza e di qualità sul campo, trattenendo, gestendo e dosando i proprio guizzi e i proprio tempi di gioco, per cui riconoscerlo non significa fare le fusa ma essere una grande squadra che sa come sono fatte le grandi squadre. Ma c'è soprattutto un punto, su cui bisogna intendersi. Bisogna sapere bene, anche sui social, quale proprietà e quale società hanno in consegna via via, sui tornanti della Storia, le sorti del Milan. Quando si chiede a questa società, molti tifosi lo hanno fatto, di insorgere e protestare contro le decisioni arbitrali di Mazzoleni, bisogna prendere atto che: il gruppo Elliott è Usa, la patria storicamente più estranea ai fumi, ai veleni e ai sospetti del tifo contro e dei suoi annessi e connessi fino al condizionamento arbitrale. Non solo, il gruppo Elliott ha la sua base europea a Londra, Inghilterra, Regno Unito, la patria del fair play e della accettazione per definizione delle decisioni arbitrali. Non solo, Leonardo e Paolo Maldini hanno una carriera solo di campo alle spalle che dimostra, certifica e testimonia la loro allergia alle accuse agli arbitri e alla loro gestione delle partite. Piaccia o non piaccia, sono le caratteristiche del Milan di oggi. Non certamente gli atteggiamenti di un Club che cerca sponde.

Siamo stati i primi, in "telecronaca" e nel post-partita su Milan TV a non vivere bene il rigore tolto dal Pipita a Kessie e le proteste di fine partita che sono costate l'espulsione. Non si tira un rigore così importante se la pancia ribolle e non si lascia da sola la squadra con tutti questi infortuni alla vigilia di Lazio-Milan. Sono stati i nostri pensieri che non rinneghiamo. Poi però c'è stato un Higuain successivo alla partita. Si è speso, si è presentato. La sua umanità è diventata effettiva, tangibile. Di più, abbiamo visto anche il labiale e notato al mille per mille che non c'erano state volgarità, insulti o minacce nelle sue parole. Insomma, non abbiamo capito il Pipita del campo, abbracciamo il Pipita degli spogliatoi, delle scuse all'arbitro e del Tapiro a Milanello. Anche i tifosi hanno vissuto la stessa traiettoria. Dategli due calci nel sedere, leggevamo nei messaggi del post-partita. Io sto con Higuain, è stato l'hashtag nato il mercoledì post Milan-Juventus. E, allora, perchè Matteo? Perchè non capire che un vero indegno lo è prima, durante e dopo. Se uno è indegno solo durante, non lo è del tutto. E non può essere definito in quel modo. Per il Pipita è stato un deja-vu, ha rivisto, due anni dopo, l'altra metà del volto dell'arbitro, del suo atteggiamento, del suo sguardo, del suo potere decisionale. Il carillon aveva smesso di suonare, improvvisamente. Ed è stato un duro colpo, al quale ha reagito nel modo che abbiamo visto tutti. Senza contare che lo stesso Higuain aveva assistito sotto i suoi occhi alla trasformazione di un rigore netto in un calcio di punizione a favore della Juventus. Quello sfogo estremo, eccessivo e rabbioso ha voluto significare, male, che si era accorto di tutto e che non aveva l'anello al naso. Ecco perchè il direttore, giornalista e scrittore Piero Sansonetti, in un collegamento radiofonico con noi, ha definito Higuain splendidamente milanista dal momento di quella protesta in poi e "da interista" gli attacchi di Salvini a Higuain. Sappiamo quanto sia milanista Matteo e speriamo che anche lui impari la lezione, così come l'ha imparata Higuain che nel dopo-partita a noi a Milan TV ha detto: "Non succederà più". Il Milanista vero è spietato e autocritico. Ma in casa sua, fra milanisti. Il Milanista non insulta in pubblico i suoi giocatori. Il Milanista vero non dà in pasto agli altri i propri sfoghi del momento sui propri giocatori, sulla propria maglia e su chi indossa i propri colori. Ok Matteo?

Il Milan gioca male, dice Frenkie De Jong. Il Milan è nel caso, ribadisce Frenkie De Jong. Peccato per quella "e", diversa dalla "a", la "a" di Frankie, di Rijkaard che con il Milan ha vinto tutto ovunque e comunque sul tetto del mondo e della Storia. E peccato che il cognome, "De Jong", sia solo omonimo di Nigel, il finalista mondiale con l'Olanda a Sudafrica 2010 che ha portato il Milan alla qualificazione Champions League nel 2013. Due volte, peccato. Due indizi che fanno una prova. E cioè, ti possono anche dire una cosa brutta e cattiva, ma devi sempre avere la lucidità, tu che sei superiore, di valutare bene "chi" te la dice. Frankie e Nigel, abbiate pazienza anche voi.