Mercato di cessioni e ottimismo per lo stadio nuovo: cosa c'è dietro? Nel derby non basta Ibra. Pioli già "esonerato"

07.02.2020 00:00 di Luca Serafini Twitter:    Vedi letture
Mercato di cessioni e ottimismo per lo stadio nuovo: cosa c'è dietro? Nel derby non basta Ibra. Pioli già "esonerato"

Ci affanniamo a sottolineare il senso di appartenenza come un valore che va scemando, dopo la scomparsa delle ultime bandiere, cercando qualcuno che possa emulare le gesta di professionisti grandiosi, attaccati alla maglia e al lavoro. Campioni, fuoriclasse che - come Ibrahimovic - al di là dei guadagni faraonici, svolgono il loro mestiere con l'impegno e la serietà di quando erano ragazzini e sognavano di diventare stelle. Ci affanniamo a invocare dirigenti appassionati e leali, nell'epoca delle proprietà straniere e assenti in tribuna. Ecco perché non capisco l'accanimento di molti tifosi nei confronti di Paolo Maldini e Zvonimir Boban. Non starò a perdere tempo con chi mi accusa di sostenere e difendere a qualsiasi costo gli "amici". Di Galliani non ero proprio amico, ma per più di 25 anni abbiamo condiviso un rispetto e una stima reciproche per la dedizione con cui ciascuno ha svolto il proprio lavoro. Dopo di che, la musica è cambiata e non ho inteso affondare danzando al suono dei violinisti del Titanic. Maldini e Boban sono inesperti nel loro ruolo e sbagliano. Come sbagliano spesso i veterani. Giampaolo è stata una scelta errata, gravemente errata. Sul mercato agiscono secondo le proprie conoscenze e il proprio intuito, in slalom tra i paletti - non pochi - dello stritolamento Uefa e degli input aziendali. Non è facile. Faccio questo ragionamento perché rinfacciare il pareggio con il Verona, attribuendolo alla cessione di Piatek nel weekend in cui Ibra si è influenzato, mi sembra davvero l'estremo del pressapochismo. Rodriguez, Suso e Piatek non hanno lottato, non hanno combattuto per riconquistarsi la maglia. La loro sconfortante mancanza di crescita tecnica era un fardello troppo pesante da sopportare per una rosa alle ricerca di equilibri, continuità, autostima e maturazione. 

Il fatto poi che queste scelte siano state fatte a gennaio, può voler dire che si stanno abbattendo drasticamente le cime del monte-ingaggi e questo ha sfaccettature che rischiano di trascinarci nella palude della dietrologia: non mi risulta che si stia preparando il terreno per nessun nuovo proprietario. Gli eventuali discorsi o addirittura le intese (cercate di coniugare e capire bene il significato di queste parole) con potenziali acquirenti, dipendono in assoluto ed esclusivamente da una sola cosa: lo stadio di proprietà. Non (solo) in comproprietà. Dunque le variabili sono tali e tante da non rendere possibile una lettura dettagliata di eventi come le cessioni di gennaio, le dichiarazioni del sindaco di Milano o le smentite di Arnault circa l'interesse per l'acquisizione del Milan. Ripongo ancor più fiducia, per questo, in Maldini e Boban perché so che al momento opportuno e con gli interlocutori giusti, anteporranno sempre gli interessi del club. 

Singolare come, nei momenti-chiave della stagione rossonera, puntualmente si torni sul rinnovo (o meglio, la cessione) di Donnarumma e sul nome del nuovo allenatore. Non esiste che un club come questo in affannosa ricerca di una credibile via di rinascita, possa ipotizzare di privarsi di Gigio, quindi a parte le fantasie di qualche collega indispettito dalla scarsa confidenza con i reggenti rossoneri, il fatto non sussiste. L'altro tormentone è quello dell'allenatore, Stefano Pioli già retrocesso al ruolo di traghettatore dal suo primo giorno e oggi spazzato in un angolo da Allegri (prima scelta di Arnault, dicono i bene informati e qualcuno dell'entourage livornese), domani da Pochettino, dopodomani da Spalletti o da Rangnick. Non siamo ancora nemmeno a Carnevale, ma le picconate arrivano un po' da tutte le parti. Pioli vada avanti sereno.

A proposito di equilibrio. Si è passati dallo scherno per un 38enne al tramonto al Milan Ibradipendente. A Milanello nessuno ama queste iperboli: Ibra da solo non basterà. Ci vuole una prova di squadra vera, con il sangue agli occhi, per il semplice mortificante motivo che, oltre a perderne uno dietro l'altro, li stiamo giocando da troppo tempo uno peggio dell'altro.