Milan-arbitri, la società doveva farsi sentire prima. Scontri europei: solo 3 vittorie sono troppo poco. Problema prima punta: invertire gli esterni è così da pazzi?

01.04.2019 00:00 di Pietro Mazzara Twitter:    Vedi letture
Milan-arbitri, la società doveva farsi sentire prima. Scontri europei: solo 3 vittorie sono troppo poco. Problema prima punta: invertire gli esterni è così da pazzi?

L’intervento di Leonardo nel post Sampdoria-Milan arriva, probabilmente, fuori tempo. Protestare per la mancata assegnazione del rigore – che c’era – di Murru su Piatek è cosa legittima, ma il silenzio dietro al quale si è trincerata la direzione sportiva per ciò che accade in campo, doveva essere rotto prima. Leo si è lamentato dopo Olympiacos-Milan, ma ha lasciato correre – in maniera errata – le decisioni di Maresca in Roma-Milan, dove le mancate espulsioni di Zaniolo e Pellegrini fecero sì che le due squadre rimanessero in parità numerica sia in campo sia nel risultato. Il Milan non è una società come le altre e non può essere trattata in questo modo da direttori di gara che, pur andando al VAR, difendono la loro decisione a spada tratta nonostante l’evidenza delle immagini. Il “ma no, ma no” di Orsato in auricolare a Doveri, captato dalle telecamere, ne è la testimonianza. Il tocco di Murru sul polacco c’è e gli toglie la possibilità di continuare a controllare il pallone davanti a Audero. Vedremo, già martedì, se ci sarà qualcosa di diverso, se le lamentele pubbliche del Milan (alla buon’ora) avranno sortito l’effetto sperato. Ma il silenzio, in certi frangenti della stagione, non paga mai.

Detto della questione arbitrale, va altresì analizzata quella relativa al campo. Il Milan post sosta è apparso piantato nelle gambe e nella testa, quasi intimorito da una Sampdoria che ha fatto sì una pressione feroce, ma che aveva un’idea ben precisa di cosa dovesse fare. I rossoneri sono apparsi lenti, compassati, come se avessero dei sacchi di cemento sulla schiena. Il dato che stupisce, che deve far riflettere e anche preoccupare è il seguente: il Milan, con le prime otto squadre del campionato, ha vinto solo tre volte ovvero contro Roma (pari al ritorno), Atalanta (pari all’andata) e Sampdoria all’andata. Contro la Juve (una sconfitta, manca il ritorno), Napoli (sconfitta e pareggio), Inter (doppia sconfitta) e Lazio (pareggio, manca il ritorno), il trend è estremamente negativo. Un cammino tortuoso e che necessita di un cambiamento di rotta importante se si vuole arrivare al quarto posto e tornare in Champions League. Servirà una reazione già da domani, ma dovrà esserci in primis nell’atteggiamento globale dei giocatori, che non possono permettersi – dopo anni – di concedere ritmo, spazi e timore agli avversari.

Poi c’è l’annoso problema della produzione offensiva. Anche contro la Samp, di tiri in porta veri e propri, ce ne sono stati pochissimi. Negli occhi è rimasto solo il sinistro a giro di Suso disinnescato da Audero e poco altro. Analizzando i gol segnati dal Milan nel nuovo anno, si nota come la maggioranza si arrivata con passaggi o cross effettuati dai giocatori che giocavano con il piede forte orientato non verso l’interno del campo, ma sulla propria fascia di competenza. Un caso? Probabilmente no, perché giocando con gli esterni con i piedi invertiti, la prima punta spesso detta il passaggio o si muove bene nello spazio, ma il suo gioco viene vanificato dal rallentamento necessario al portatore di palla per tornare sul suo piede preferito e scegliere cosa fare. Ne va da sé, dunque, che tantissimi cross di Suso, Castillejo e Calhanoglu siano finiti nella zona gravitazionale dei difensori avversari, che si trovano a giocare il due contro uno con la punta. Quando le rifiniture sono arrivate “alla vecchia maniera”, ecco che ci sono stati più gol e più occasioni. Invertire Suso e Calhanoglu, forse, è impensabile, ma la cosa fa pensare e non poco.