Milan-Milinkovic: rieccoci. Higuain: uno sfogo, forse. Ibra è già tornato

24.11.2018 00:00 di Mauro Suma  articolo letto 78762 volte
Milan-Milinkovic: rieccoci. Higuain: uno sfogo, forse. Ibra è già tornato

A conti fatti, è stata una estate che abbiamo sottovalutato. Avevamo ritenuto per intere settimane le voci su Milinkovic-Savic in rossonero voci irricevibili, rumors di una vicenda mai esistita, più o meno come quella di Fabregas dell'estate 2011. Proprio alla vigilia di Lazio-Milan, ci ritroviamo invece a dover riavvolgere il nastro. Sembra davvero esserci stata la notte in cui il presidente Lotito ha se non altro vacillato, la notte di Ferragosto. Non abbiamo elementi per dimostrare dati alla mano le cifre dell'offerta informale, ma se sono vere le indiscrezioni riguardanti gli oltre 100 milioni offerti dal Manchester United, abbiamo, oggi, indizi di una certa consistenza per supporre che la proposta rossonera potesse in effetti essergli superiore. Anche gli emissari più vicini alla risposta finale del presidente Lotito, il no che ci porta dritti alla vigilia di questo Lazio-Milan con il serbo in forza ai biancocelesti e non ai rossoneri, sapevano in cuor loro che alla fine  il numero uno laziale non avrebbe accettato. Tant'è che lunedì 13 agosto, l'Inferno del lunedì di Milan TV sibilava: "Niente illusioni, non si illudono i tifosi, non c'è nessuna trattativa Milinkovic". E questo resta vero, una trattativa propriamente detta non c'è stata. Questo però perchè dopo l'ultima offerta della notte di Ferragosto, è arrivato subito il no laziale perchè la società di Lotito non avrebbe avuto tempo per trovare un sostituto adeguato. Oggi il presidente biancoceleste si è pentito? Rifiuterebbe ancora una offerta che per un solo giocatore metteva sul piatto il fatturato di una grande azienda? Quell'offerta farebbe ripartire il Milan in pole, al momento di una eventuale riapertura delle danze sul campione serbo? Non sappiamo e non azzardiamo. Quel che resta è che il Milan è stato il Club a questo punto, arriviamo a smentire in parte anche noi stessi, più vicino al giocatore serbo nella scorsa estate. Con una offerta informale che, da sola, riafferma la passione per il meglio da parte di Elliott e la dimensione fortissima della nuova proprietà rossonera.

Chissà che effetto fa, a Roma, la riapertura milanese di uno scenario Milinkovic alla vigilia proprio di Lazio-Milan. Immaginiamo lo stesso effetto che fa, a Milano, la riapertura romana di uno scenario Higuain alla vigilia sempre dello stesso Lazio-Milan. Perchè quelle che hanno riguardato il futuro del Pipita questa settimana, sono molto più scelte che notizie. La scelta di credere a cose vecchie e riportate. La scelta di abbinare lo sfogo dell'espulsione di Milan-Juventus ad una ipotesi vecchia e superata. Che cosa intendiamo dire? Che siamo da tempi non sospetti buoni amici di Massimo Brambati. Il quale era un giocatore carico e spontaneo ed è oggi un opinionista entusiasta e in buona fede. Ci ha ricostruito tutto: chi ha detto a chi, dove, quando e perchè. Al netto di tutto, pur comprendendo il disappunto di Massimo per la smentita secca di Nicola Higuain, restiamo della nostra idea, per certi versi anche condivisa: si è trattato al massimo, ma al massimo, di uno sfogo di fine estate, per di più riportato di bocca in bocca. La nostra cara vecchia nonna ci ha insegnato per tempo a fare le spanne alle cose riportate e di conseguenza ci regoliamo. Se davvero dovesse verificarsi lo scenario che qualcuno dà già per scontato, sarà per sviluppi e prospettive future. Non certo per un eventuale sfogo, che altri, non Massimo, hanno forzato alla fonte. La conferma arriva dal "seguito": non essendoci nulla di particolare e di concreto, la vicenda futuro di Higuain è stata silenziata per diversi giorni e usata strumentalmente alla vigilia di Lazio-Milan. Evidentemente l'emergenza infortuni non bastava, nè a chi ha scelto e nemmeno a chi ha usato. A tutto danno del Milan, che di tutto ha bisogno per ricompattarsi e risalire, tranne che dell'ordine sparso. La compattezza è fondamentale, soprattutto al Milan. La storia di questo Club dice che quando c'è stata una direzione unica e rispettata, per 27 anni, è stata gloria. Quando non c'è stata, per 4 anni, è stato sprofondo. E perchè sia vera compattezza, ci vuole rispetto. Tanto rispetto. Sia in pubblico, che nei colloqui privati. Da parte di tutti, nessuno escluso: dai dirigenti all'allenatore, dai giocatori ai magazzinieri, dai dipendenti ai collaboratori. Perchè il mondo del calcio sembra grande e grosso, ma in realtà si tratta di un piccolo villaggio in cui tutti sentono tutto e in cui tutti vengono a sapere tutto. 

Non sappiamo ancora quando e come. Una vocina ci dice che il Milan e Ibra sono avanti, ma non si può ancora parlare di cosa fatta e chiusa. Sarà. Ma non è nemmeno questo il punto. Il fatto è che Zlatan in questo momento non è lontano, non è assente, non è astratto. Legge i social rossoneri, consulta i siti di attualità. Se c'è una affermazione importante che lo riguarda, legge e ringrazia chi l'ha fatta. Questo vuol dire molto. In soldoni:  non sappiamo se indosserà la maglia rossonera, ma se la indosserà lo farà da quel campione vero, cattivo, concentrato e determinato che sette anni fa ci hanno strappato dal cuore, in quell'estate del 2012 di cui vorremmo tanto dimenticare tutto, come del resto tutto quello che è accaduto dal gennaio 2012 al giugno 2017, periodo che continua invece ad assalirci nostro malgrado. In ogni caso torniamo a noi: psicologicamente, proviamo a sbilanciarci, Ibra in un certo senso è già tornato. Se accadrà anche formalmente e concretamente, lo scopriremo nelle prossime settimane.