Milan, uno sguardo al futuro e uno alla Juve. Tre capi d’accusa contro Gattuso e l'equivoco ancora da chiarire

19.05.2019 00:00 di Fabrizio Tomasello Twitter:    Vedi letture
© foto di Stefano Montesi
Milan, uno sguardo al futuro e uno alla Juve. Tre capi d’accusa contro Gattuso e  l'equivoco ancora da chiarire

Mancano ancora due partite, i 180 minuti che potrebbero restituire al Milan il palcoscenico europeo più ambito, eppure le chiacchiere che avvolgono l’universo milanista sono tutte proiettate verso il futuro. Leonardo resta o lo mandano via? Gattuso resta o lo mandano via? Gazidis sceglie l’Arsenal come modello virtuoso oppure prende ad esempio altri club magari con qualche trofeo in più in bacheca? 
Tanti interrogativi ma nessuna risposta. Logico visto che c’è ancora in ballo l’accesso alla prossima Champions League che avrebbe il potere di rovesciare gli equilibri e annullare decisioni che sembrano già prese. 
Il vero problema per i tifosi rossoneri è che il quarto posto non dipende più dalle gesta di Romagnoli & co. ed è per questo che stasera i 60.000 di San Siro saranno costretti a precipitarsi di corsa a casa dopo Milan-Frosinone per seguire Juventus-Atalanta, il match probabilmente decisivo per sciogliere la prognosi Champions. In questo senso la scelta di ufficializzare il divorzio con Max Allegri a due giorni dalla festa scudetto non è stata accolta con particolare euforia dai rossoneri: se nelle precedenti partita in casa Juve si respirava aria di smobilitazione, figuriamoci adesso che esiste anche la certezza di un cambio di guida tecnica. Oltre al fatto che in caso di qualificazione Champions da parte dell’Atalanta a dispetto di Milan e Roma, la Juventus incasserebbe di più in base ai criteri di ranking e market pool stabiliti dall'Uefa. Lungi dal voler iniziar la caccia ai fantasmi, ma in casa Milan ce n’è in abbondanza per non nutrire soverchie illusioni. Come ci insegnano fin da bambini, però, la palla è rotonda, quindi facciamo il nostro e poi continuiamo a sperare.

Tornando alle questioni di carattere societario, mentre sul futuro di Leonardo appare difficile azzardare una previsione, la sensazione è che il raggiungimento o meno del quarto posto cambierà poco per quanto riguarda la panchina del Milan. Le strade tra il club rossonero e Gennaro Gattuso sembrano destinate a separarsi in modo ineluttabile, probabilmente anche per l’insoddisfazione maturata negli ultimi mesi dall’allenatore calabrese a seguito delle critiche feroci mosse nei suoi confronti dall'irrequieta tifoseria milanista. Critiche che spesso sono vergognosamente sfociate nell’insulto più becero e - attenzione - non generate da uno sparuto drappello di haters, ma da una frangia compatta e parecchio numerosa di fans del diavolo. Comprensibile quindi, per una persona che ha sputato l’anima per questa maglia, voler cambiare aria e andare a respirare in modo più salubre altrove.

Massimo rispetto quindi per Gattuso, è però impossibile fare finta di niente su quanto non ha funzionato in stagione. Rispetto al 2017-18 il Milan ha appena due punti in più. L'anno scorso Gattuso, arrivato a campionato in corsa e costretto a rimettere insieme i cocci di una preparazione - si disse allora - sbagliata e di un mercato tanto faraonico quanto inconcludente, fu risparmiato dalle critiche . Alibi che adesso non reggono più visto che in estate tutto è stato fatto in nome delle esigenze del tecnico calabrese.
Altro argomento delicato quello della qualità del gioco. Dopo un avvio di campionato incoraggiante, condito però da una sequela di errori/orrori individuali sparpagliati sul cammino rossonero a minarne i risultati e bruscamente interrotto dagli infortuni a catena di ottobre-novembre, il prosieguo della stagione del Milan, almeno dal punto di vista estetico, è stato un pianto. A parte forse un lampo con la vittoria sul campo dell’Atalanta, neppure nel momento migliore della squadra, quello di inizio anno e delle 5 vittorie consecutive, gli uomini di Gattuso hanno offerto uno spettacolo esaltante. Anzi, è stato proprio al termine delle due vittorie contro Sassuolo e Chievo che si sono avvertiti quei sinistri scricchiolii che anticipavano il crollo dei 5 punti conquistati nelle successive sette partite.

Terzo elemento a pesare sul giudizio nei confronti del tecnico è il calo evidente delle quotazioni di molti calciatori milanisti. Da Suso a Calhanoglu, da Castillejo a Laxalt, da Kessiè a Conti, da Biglia al sempre rotto Caldara, in tanti hanno visto crollare le proprie azioni. 
E a questo proposito chiudo con un interrogativo: ma i sostenitori dell’ottimo lavoro di Gattuso perchè la rosa del Milan non sarebbe da quarto posto, su quali basi teorizzano questo concetto espresso con tanto vigore e invidiabile sicumera? Personalmente ho più di qualche dubbio in proposito. Ad inizio stagione quella rossonera era considerata una delle migliori squadre ai nastri di partenza. C’era addirittura chi affermava che solo il Milan avrebbe potuto contendere alla Juve il Tricolore. Certo, ci sono stati gli infortuni a catena (da cui non è che le altre squadre siano rimaste immuni), però poi a gennaio ci sono stati innesti importanti. E anche allora tutti a parlare di Milan principale candidato ad un posto Champions.
Personalmente non so se il Milan abbia o meno una rosa da terzo, quarto, quinto o da sesto posto. Tenendo però fuori l’Inter, oggettivamente una spanna sopra, credo di poter affermare con convinzione che quella rossonera non sia inferiore ad Atalanta, Roma, Torino e Lazio. E che se una di queste squadre farà più punti del Milan la colpa non potrà essere imputata al destino cinico e baro.