Milioni e mercato, fra testa e pancia

31.08.2019 00:00 di Mauro Suma   Vedi letture
Milioni e mercato, fra testa e pancia

Nessuno accusi nessuno di prese in giro e quant'altro. Abbiamo un canale YouTube sul quale, da giorni, raccontiamo lo stato dell'arte del mercato del Milan. Quando non canta la carta, fanno testo i video. Una realtà raccontata senza strapparci i capelli, sia chiaro. Perchè dovrà pur esserci da qualche parte uno spartiacque fra la testa e la pancia, su questo ridente Pianeta. Siamo e siamo stati in prima fila a sperare che arrivasse un altro colpo o altri colpi, un altro rinforzo o altri rinforzi. Il nostro domicilio non è in una torre d'avorio, anche noi sogniamo, speriamo, sappiamo perfettamente che la squadra aveva bisogno di altri innesti ancora, compulsiamo a nostra volta lo smartphone alla ricerca di un rivolo di speranza o di apertura su questa o quella pista. Se poi però le cose non succedono come il fanciullino del tifoso vorrebbe, la vita non è solo offese, insulti, sfoghi, invettive. La vita è anche capire le cose e fare i conti, continuare ad amare, continuare a sperare e a credere nel lavoro e nel campo. Mentre sta scattando la solita autodifesa di chi ci legge, perchè in questo Paese naturalmente c'è solo una persona che prende lo stipendio, cosa che naturalmente non capita a nessun altro e da nessun'altra parte (uno su Twitter cianciava di poltrona, ma quale poltrona, banco di lavoro e produrre baby, passa una giornata ai nostri ritmi e poi ne riparliamo), entriamo nel merito. Piaccia o non piaccia, questa è la prima campagna acquisti fatta non per tirare a campare dopo tanti anni, ma per ricostruire una base. Certo che il tifoso milanista rimane incazzato e ha ragioni da vendere il tifoso rossonero. Le cose vanno male, molto male. Ma bisogna capire da quando e perchè. Dal nostro punto di vista, il Milan va male dalle 11 del mattino di giovedì 12 gennaio 2012. Ricordiamo come fosse oggi il suono obliquo di una voce della Trinacria tutta felice per non aver vinto quello Scudetto del 2012, così il Milan aveva potuto cedere i suoi big e poteva continuare la sua vita senza una montagna di debiti. Mamma mia. La montagna di debiti è arrivata lo stesso, nonostante le visioni miopi di quelli che lo stipendio lo prendono comodi e non in trincea, ma con annessi e connessi: il depauperamento della rosa, l'uscita dalla fascia alta di Champions League, l'ingresso in un limbo incerto di trattative, preliminari d'acquisto, acquirenti, cambi di proprietà. Ecco, i cambi di proprietà: in qualche modo li paghi. Il sottobosco del calcio prima di inserirti nelle sue correnti, nelle sue relazioni, nelle sue frequentazioni, ci mette tempo. Molto tempo. E allora al Milan non è rimasto che star fuori da tutto questo. E darsi una visione. Ivan Gazidis lo aveva detto a fine maggio sulle pagine della Gazzetta dello Sport: niente più illusioni, investimenti mirati, lavoro lungo. Nessuna promessa, nessuno sconto. Oggi il mercato non piace, la squadra non ha trovato la sua scintilla e si sperava che potesse scoccare grazie al mercato. Sappiamo tutto, lo conosciamo il calcio. Ma le cose dobbiamo dircele: tutti i media che daranno 5 in pagella al mercato del Milan, sono gli stessi che se il Milan avesse speso avrebbero poi chiamato la Uefa, avete visto? Cosa fate? E' comodo come bersaglio in questo momento il Milan. Lo ha capito anche l'arbitro Pasqua che ha deriso e ignorato il Milan per tutti i 90 minuti di Udine. Lo fa abitualmente il presidente Nicchi che ogni lunedì regala perle di saggezza solo contro il Milan. Persino il Torino si è servito del Milan: tutta una campagna estiva contro l'Europa rossonera per coprire il fatto di non fare mercato in entrata e di non dotarsi di un nuovo direttore sportivo. 

Al dunque: il Milan ha preso 5 giocatori per la Prima squadra e tanti giovani nella fascia sottostante la Prima squadra. Oggi sembra che non si è fatto niente, fra due, tre anni si capirà che non è così. Non vogliamo attendere due, tre anni, siamo il Milan, l'obiezione. Dopo aver rischiato fallimento e bancarotta, bisogna invece attenderli due, tre ann, altrochei. Il valore dei giocatori acquistati quest'estate fra Prima squadra e Primavera è di una 80ina di milioni abbondanti. Fra un paio d'anni abbondanti, sarà molto più alto. Il Milan ha dovuto prendere la dolorosissima decisione di uscire dall'Europa League per il Fair play finanziario e il Fair play finanziario non può più essere ignorato. Il Milan in teoria quest'estate doveva solo cedere i big e poi vedere cosa restava per rifare una squadra media. Il Milan ha tenuto i suoi big (Donnarumma, Romagnoli, Suso, Paquetà, Piatek ad esempio) e fra entrate e uscite ha speso altri 59 milioni di euro. Nell'anno solare 2019, la proprietà Elliott ha investito sul mercato fra i 130 e i 140 milioni di euro. Il Milan non fa speculazione, perchè sta per chiudere il bilancio con un passivo fra gli 80 e i 90 milioni di euro. Il Milan tende a investire nei patrimoni, l'Arsenal è rinata così. Ma noi siamo il Milan, l'Arsenal non vince mai, l'altra obiezione. Tu comincia ad andare in Champions League come fa l'Arsenal ogni anno e come tu non fai dal maggio 2013 e poi ne riparliamo. Torna a piccoli e compatibili (senza warning Uefa) passi in Champions League e poi ci penserà il tuo spirito, la tua carne, il tuo sangue a non essere l'Arsenal. Perchè il Milan è il Milan. La linea politica e societaria è un conto e le grandi esperienze servono. Poi però quando sei lì, quando torni, ci pensi tu in campo ad essere il Milan del sacro fuoco, il Milan della sua gente, il Milan della Storia e dei Trionfi. Oggi non ci attendono trionfi, oggi ci attende il pane duro di un Milan-Brescia contro un avversario entusiasta e rampante. Speriamo nel cuore che vada bene, evidentemente. Ma comunque vada sentiamo per la prima volta da 7 anni e mezzo a questa parte di non essere in cerca d'autore. Ma dentro un percorso. Duro, difficile, ma un percorso, una linea, una visione. Si parte, ragazzi, sacco all'alba, brontolare il giusto e poi vivere, amare, vibrare, tifare. Ne varrà la pena.