Mirabelli e Gattuso. Mirabelli e il mercato. Occhio a Milan-Napoli

14.04.2018 00:00 di Mauro Suma  articolo letto 28477 volte
Mirabelli e Gattuso. Mirabelli e il mercato. Occhio a Milan-Napoli

C'è un allenatore di Serie A o dell'Europa che conta che abbia un contratto fino al 2021? No, e questo è un indizio che porta direttamente a Massimiliano Mirabelli. Esattamente come risale ad un anno fa il closing, ecco che i primi pensieri per Rino Gattuso il ds rossonero li ha avuti proprio nell'aprile del 2017. Subito dopo il passaggio di proprietà del Milan, le prime chiamate. E' la conferma e la dimostrazione che il responsabile dell'area tecnica del Milan ama programmare. E far crescere squadra e progetto con la persona giusta, in questo caso Rino Gattuso. Che era uscito dall'orbita Milan, sembrava dopo cinque anni il personaggio di un altro calcio, completamente sganciato dal suo passato da calciatore. Lo volevano l'Ascoli, il Novara, la Nazionale del Kazakhstan. Ma Mirabelli lo aveva visto e voleva non solo sfidare il luogo comune (dopo Seedorf, Inzaghi e Brocchi...), ma mettersi in casa un patrimonio da rilucidare e da sgrezzare. Non ci sono state solo rose e fiori fra il dirigente calabrese e il tecnico calabrese. Dopo la fine del mercato estivo anche per la Primavera, Gattuso, uomo tutto d'un pezzo, ha conosciuto fino in fondo il polso di Mirabelli. Momenti di passaggio, di crescita. Ma quando l'uomo mercato del Milan, alla fine del mese di Novembre dell'anno scorso, si è sentito dire dalla proprietà "cambia"..."ma cambia prendendo un grande allenatore senza dare a nessuno la sensazione di una flessione del progetto"...quella di pronunciare il nome di Rino Gattuso è stata una grossa responsabilità. Vissuta a proprio rischio e pericolo. Senza subire il fascino di una scelta più furba, più ruffiana, più rassicurante, ma pensando solo al bene del Milan e alla fiducia nella persona, nell'uomo, nel professionista. Sapevano bene Mirabelli e Gattuso a dicembre, quando hanno divelto e rifatto la preparazione atletica, che di questi tempi avrebbe potuto esserci un calo. Così come avevano messo in preventivo il rischio di qualche brutta figura decembrina. Ma stanno affrontando tutto insieme. Senza scorciatoie.

L'estate scorsa i dieci nuovi arrivi non sono stati un vezzo. O un capriccio. E nemmeno ostentazione o compulsività. Ma la consapevolezza che, un anno dopo, l'Uefa avrebbe picchiettato sulle spalle del Milan distribuendo paletti. E quindi bisognava fare tutto e subito. 230 milioni? Sì, ma anche patrimoni riportati nel Milan (anche quando tutti dicevano che Donnarumma non avrebbe mai rinnovato...), anche mercato in uscita (con certi giocatori che secondo alcuni il Milan non sarebbe mai riuscito a vendere...), anche riduzione drastica di incentivi ai giocatori in uscita(i cosiddetti scivoli) e commissioni agli agenti quando in moltissimi pensavano che il "sistema" non lo avrebbe consentito. Massimiliano Mirabelli sa che il Milan dall'esterno è letto, vissuto e analizzato all'insegna dei pregiudizi economico-finanziari riguardanti la proprietà, ma non si piange addosso, continua a programmare e sa che la vita reale, quotidiana e interna al Milan è ben diversa. Il mercato prossimo venturo? Lo ha delineato Marco Fassone. I movimenti saranno calibrati, ben sapendo che un anno in più e una buonissima parte della rosa che non dovrà pagare lo scotto dell'arrivo al Milan sono già di per sè una buona e nuova base di ripartenza. Non fa nomi Massimiliano Mirabelli, nemmeno sotto tortura. Ascolta, osserva, ammolla qualche occhiata. Ma se un anno fa stava pensando a Gattuso e nessuno se lo immaginava nemmeno lontanamente, la stessa cosa, in termini di giocatori, sta succedendo adesso.

Il Milan ha rispetto del gioco del Napoli e del maestro Sarri. Proprio per questo in settimana, sono state prese in considerazione tutte le idee tattiche possibili e immaginabili per provare a vincere contro i partenopei (il Milan non lo fa a San Siro dal dicembre 2014) e contro Sarri (mai successo da quando allena in Serie A). Ma dalle parti di Milanello c'è  anche la consapevolezza che la squadra azzurra è vicina ai rintocchi della mezzanotte. La partenza di Reina è un segnale, non certissimamente di un rompete le righe ma quasi. Reina è un portiere che non è solo un portiere ma soprattutto un grande uomo-spogliatoio, di quel carisma e di quell'esperienza di cui si è anche parlato in queste ultime settimane. E' un Napoli che dopo il successo in extremis sul Chievo, è pronto a partire per San Siro con quell'affanno di chi vuole misurarsi e verificarsi in un periodo chiave della stagione, esattamente come è successo a marzo al Milan quando si è trattato di andare a Torino dopo la vittoria sul finale con lo stesso Chievo. Il Milan e i Milanisti devono essere compatti: anche i tifosi, tanti, che verranno allo stadio domani, devono essere consapevoli che anche la squadra rossonera non è nel suo momento stagionale più brillante. Proprio per questo cuore, ambiente e carattere devono dare qualcosa in più. Anzi, molto di più.