Mirabelli e Montella: adesso basta. Gazidis: i valori e la storia. Balotelli: guarda le bandiere

08.12.2018 00:00 di Mauro Suma  articolo letto 55221 volte
Mirabelli e Montella: adesso basta. Gazidis: i valori e la storia. Balotelli: guarda le bandiere

Conoscere poco una persona non è un reato. E nemmeno una colpa in particolare. Ma se si decide di dare un titolo ai giornali sulla sua pelle, forse varrebbe la pena sforzarsi un attimo. A Vincenzo Montella diciamo che se lo conoscesse davvero e perbene, saprebbe lui per primo che Rino Gattuso è totalmente incapace di parlare gratuitamente "contro" qualcuno. O se secondo qualche interpretazione lo fosse, il primo contro cui parla è sè stesso. Rino si arrabbia pochissime volte sul serio, e quando succede vuol dire che l'episodio ha lacerato davvero il suo animo. Altrimenti è il primo a dispiacersi di aver sbroccato e cinque minuti dopo chiude la questione, "legando" con chi è stato il destinatario del suo sfogo. Rino è il primo del mondo nel parlare senza filtri, nell'essere autocritico, nel raccontare le cose e le situazioni non a suo piacimento ma per come le vive. Non fa i "riferimenti" e non conosce l'arte delle frecciatine, l'allenatore del Milan. Se sbaglia durante la partita mentre è in panchina, Gattuso è il primo ad autodenunciarsi. Con lo stesso spirito quando racconta che ha dovuto rifare la preparazione nei primi venti giorni del dicembre 2017, racconta senza secondi fini che ha dovuto rifare la preparazione. Che non Gattuso ma i giocatori discutevano con la società già nel ritiro in Cina del luglio 2017 e che non Gattuso ma Montella aveva sbattuto in prima pagina, al momento dell'esonero di Emanuele Marra. Il quale Montella è giusto che accetti i giudizi: ha fatto un ottimo girone d'andata 2016 con 39 punti e ha conquistato la Supercoppa a Doha, poi però da gennaio a inizio dicembre 2017 ha fatto 50 punti in campionato. Contro i 64, stesso periodo, fatti da Gattuso. Non siamo certo qui con il bilancino, Montella avrà tempo e modo di fare bene come a Catania e a Firenze. Dove però deve colmare la lacuna è qui e in maniera precisa e ineludibile: lui e Milanello non si sono mai presi. Montella, a torto o a ragione, non ha mai voluto farsi lambire o contaminare da Milanello. Che ha una sua aura, un suo spirito, un suo fuoco che arde sempre, totalmente staccata da dirigenti, allenatori e giocatori pro tempore. Milanello è il tempo, il resto è tutto relativo. Sa, Montella, cosa mormoravano i muri di Milanello il giorno dopo Marra? "Ancelotti piuttosto che esonerare Mauri, avrebbe esonerato sè stesso e lasciato al suo posto Mauri". Questa è Milanello, che Gattuso ha nel cuore, nell'anima e nei pori. Duello impari. Nella stessa misura in cui continua ad apparire quello fra Massimiliano Mirabelli e i suoi 16 mesi di Milan. Sappiamo bene perchè martedì scorso Max è andato da Fabio Ravezzani e dal suo studio. Aveva voglia di misurarsi costruttivamente con quelle critiche, già nei mesi e nelle settimane in cui lavorava al Milan. Però, al netto di questa parentesi in buona fede, Mirabelli che è giovane da un punto di vista calcistico e dirigenziale, non può continuare a fare il reduce. Oseremmo dire, adesso anche basta. Il Milan di oggi è Elliott, è Gazidis, è quarto posto, è  futuro, è consistenza, è credibilità: non è possibile continuare a tirargli la giacca e a riportare le lancette sulle solite cose trite e ritrite. Del periodo aprile 2017-luglio 2018, conviene fare solo una cosa: basta, non parliamone più; oppure se se ne parla, che lo si faccia sul serio. E senza tirar fuori ogni volta ammennicoli o facezie, come sta avvenendo, ma parlare del resto, degli aumenti di capitale sospirati, delle "versioni" fornite alla Uefa, dell'umiliazione inflitta al Milan di vedere il suo nome glorioso abbinato ad un provvedimento di esclusione dalle coppe europee,  di un default cinese mai spiegato nei dettagli ai tifosi e a tutti quelli che ci avevano creduto. Mirabelli dal canto suo può parlare di calcio a 360 gradi, senza insistere solo sul Milan. Perchè se Gattuso sta rilanciando Higuain, continuare a parlare di Cristiano Ronaldo non rende certo un buon servizio allo stesso Rino. E potremmo farne almeno cinque di esempi simili. La prossima volta che dovesse capitarci di fare domande al buon Mirabelli, che abbiamo  apprezzato sul piano umano,  professionale e calcistico, sarebbe su un particolare che abbiamo appreso di recente e che, pur non avendolo sentito con le nostre orecchie, ci ha un po' deluso. E' vero che al momento di congedare un responsabile del settore giovanile rossonero, avrebbe pronunciato la frase "tu sei più bravo, ma devo esonerare te perchè sei amico del pelato?". La speranza, ebbene sì, è che non sia vero.

Come è partito Ivan Gazidis? Intanto senza il bisogno di difendersi e di precisare. Elliott è Elliott. Una proprietà indiscutibile. Rispetto alla quale non è necessario fare precisazioni o distinguo di vario tipo. Gazidis ha potuto subito passare dalla nomina alla visione, dalla ratifica al progetto, dalle formalità al coinvolgimento delle persone e dei collaboratori. I valori del Milan e il fare le cose insieme. Appaiono questi i cardini di un uomo che è pronto ad ascoltare, ad apprendere e anche forse ad imparare. Ma una volta immagazzinato tutto, dà la sensazione di poter accelerare tanto, forte e bene. Per lui Paolo Maldini, Leonardo e Rino Gattuso sono su diversi piani e sono alle prese con competenze diverse fra loro, ma sono sullo stesso livello storico e simbolico. Insieme. Compattezza. Visione comune. Sono i mantra di un dirigente che è felice di vivere la vita che sta vivendo, senza programmarla e senza subirla ma abbracciandone con entusiasmo e umiltà le sfide. Che il Milan finalmente riesca a ripartire da Siena 2013 e tornare a qualificarsi in Champions, con l'uomo che all'Arsenal l'ha sempre raggiunta? E' la speranza dei tifosi del Milan. Insomma, un uomo così caldo e così coinvolgente ci sarebbe piaciuto vederlo al lavoro nella familiare, epocale, gloriosa sede di via Turati. E' lì, nel luogo della Storia, che vorremmo vedere il Milan vero, vecchio e nuovo, brindare al prossimo successo rossonero.

Quale riconoscenza pretende Mario Balotelli? E' stato bravo a portare il Milan in Champions nel maggio 2013, nessun dubbio e nessun negazionismo. Ma il giudizio di uno stadio e di una tifoseria che ha fischiato anche Marco Van Basten, non si può e non lo si deve rivendicare in maniera così cruda. La tifoseria rossonera sventola ogni domenica la bandiera con il numero 6 di Franco Baresi, quella è la bandiera, solo quella, tutto il resto è discutibile e opinabile, lui compreso. Ha dato ben altro e sopportato ben altro, ad esempio, Paolo Maldini. Capiamo perfettamente che i social esagerino e manchino di rispetto, ma purtroppo tutti noi ne facciamo le spese di minacce, di volgarità e altre schifezze delle quali Balotelli ha ragione di lementarsi. Ma veniamo a noi, stiamo sul pratico. Nel marzo 2016 Sinisa Mihajlovic, al quale aveva promesso di tutto nel parcheggio fiorentino, aveva bisogno di lui. Perso per incidente stradale il ganglo decisivo del  4-4-2 di quella stagione (a fine febbraio il Milan era vicino dal quarto posto), ovvero Niang, c'era bisogno di Mario. Ma non ès uccesso niente, purtroppo. Persa la gara di Sassuolo 2-0, è iniziato il mese che ha portato all'esonero di Sinisa. Nè Balotelli, nè Menez, nè Luiz Adriano sono stati in grado di sostituire Niang. I tifosi del Milan hanno sofferto fin troppo negli ultimi anni e a torto o a ragione si esprimono. Si sfogano, perchè poi non ci dormono la notte. E' giusto che Mario Balotelli critichi gli insulti e le mancanze di rispetto. Ma il giudizio di fondo no, di quello bisogna prenderne atto. Perchè la tifoseria rossonera ha l'amore nel dna, quando fa pollice verso e va contro natura, un motivo vero, di fondo, ce l'avrà. E non certo per un capriccio.