Misteri cinesi: la linea Elliott. Il top in tutti i settori del Milan. La curva e la nuova società

15.09.2018 00:00 di Mauro Suma   Vedi letture
Misteri cinesi: la linea Elliott. Il top in tutti i settori del Milan. La curva e la nuova società

In una intervista (avessi detto...!) che abbiamo avuto il piacere di costruire insieme a Monica Colombo e alla sua professionalità per il Corriere della Sera, la collega ci ha chiesto un termine per ogni ciclo di presidenze rossonere con le quali abbiamo collaborato in tanti anni e, al momento di soffermarsi su Yonghong Li, ci è venuto spontaneo "Curiosità". Abbiamo sbagliato. Sarebbe stato più giusto "Mistero". La curiosità era quella che avevamo all'inizio, il senso dell'enigma e dell'arcano è quello che invece proviamo ancora oggi. Non facciamo prediche, non abbiamo la verità in tasca, non ce la caviamo un tanto al tocco ripetendo a vanvera e all'infinito quello che ci hanno detto all'inizio di una vicenda. Le vicende, nascono, crescono, cambiano, si aggiornano, come le persone perchè camminano insieme alle teste e alle gambe delle persone. Ecco perchè a pensarci bene, forse, il concetto di curiosità regge ancora. La curiosità di vedere come davvero va a finire, perchè forse non è finita. E chissà quando sarà finita, magari fra vent'anni quando se ne potrà parlare e la memoria potrà essere libera di andare a briglia sciolta. Ma adesso? Adesso tiene banco e fa tabellino, come nei gol di una partita, quello che ha detto in settimana il presidente Scaroni. Soprattutto una cosa: “Mr. Li è un punto interrogativo che non è stato evaso e che forse non lo sarà mai. L’ho visto tre volte nella mia vita, non gli ho mai parlato perché non parla nessuna lingua a parte il cantonese. Si passava il tempo a parlare di milioni mancanti e certe cose arrivano fino allo spogliatoio. I famosi ultimi 32 milioni dovevamo averli per forza perché se non fossero stati messi non avremmo potuto iscriverci al campionato: come fa un club come il Milan a campare in questo modo?". E' una riflessione del presidente Scaroni, ma non solo. Al momento della causa (ma ci sarà? Qualcuno si presenterà?) fra Yonghong Li ed Elliott, sarà proprio questa la linea: abbiamo risollevato il Milan da una situazione insostenibile. Era un bene che non aveva più, così come era strutturato, giorni di vita. Non sarebbe stato ammesso all'Europa League e, oggi possiamo dirlo dopo non averci dormito per notti intere, il rischio era che al dunque non ci fosse nemmeno l'iscrizione alla Serie A 2018-2019. Ecco perchè Elliott, ecco perchè Scaroni, ecco perchè Leonardo e Maldini. Il presidente Scaroni lo ha visto tre volte Yonghong Li? Anche per l'ex ad Fassone è stato così, a quanto sembra. La vicenda è stata poco lineare e ai media sono arrivate anche delle cose non vere? Vero. Ultra vero. Ma, in controluce, la figura di David Han Li qualche spiegazione su questo dovrebbe fornirla. Prima o poi. Visto che il suo superiore parlava attraverso di lui.

Il passato conta poco e il testimone lo ha preso il futuro. Dalla linea Elliott sul passato, si coglie in pieno la passione per il top in base alla quale agisce il fondo Usa. Pensiamoci insieme. Qual è l'ex campione del Milan che ha fatto meglio passando dal campo alla scrivania? Leonardo. Qual è il top fra i fuoriclasse del Milan nell'immaginario collettivo attuale dei tifosi rossoneri? Paolo Maldini. Qual è il migliore fra i centravanti che si possono acquistare sul mercato? Higuain. Qual è l'ad che va per la maggiore nel campionato, la Premier League, che genera ricavi più di tutti al mondo? Gazidis. Il top, sempre il top. Come vocazione, ma anche come atteggiamento di fronte a chi, eventualmente, giudiziariamente, dovrà esprimersi sul passaggio di proprietà dai cinesi a Elliott. Il Milan stava precipitando e noi abbiamo lavorato per riportarlo al top. Il classico modo per rendere tutti felici e contenti. I tifosi che il top lo sognano ogni mattina. E i dirigenti che attraverso il top sanano il passato. Tutto lascia pensare, sempre rispetto alla nostra curiosità, che tutto vada a finire così.

Ma in tutte le vicende intricate che si rispettino, il lieto fine non è mai così semplice e così scontato. Bisogna scrostarlo dalle pareti. Bisogna guadagnarselo. E fra il dire e il fare c'è di mezzo qualche striscione. Quelli esibiti subito per Fassone e Mirabelli. Quelli non esibiti ad esempio per Leonardo e Maldini la sera di Milan-Roma. I social ne parlano, i tifosi si chiedono e si esprimono. Anche in questo caso non siamo per le sentenze. Nel titolo indichiamo la curva e la nuova società. Ma vien da ridere a pensare che per gli esponenti storici della curva Paolo Maldini rappresenti qualcosa di nuovo. Ci sono esponenti del tifo ultrà rossonero che giravano per la casa di Maldini giovane giocatore, che avevano familiarità con i genitori di Paolo, con la famiglia stessa di Paolo. C'è chi soffre davvero per questa situazione, all'interno della curva. Quale situazione? Quella per cui con Fassone e Mirabelli, che non sono e non saranno mai Leonardo e Maldini ma partivano da zero nel loro rapporto con la tifoseria, c'è stato lo striscione d'incoraggiamento. Quella per cui, e per chi conosce la mentalità ultrà sa che è esattamente così, non si può passare dai problemi con i grandi ex allo striscione di benvenuto come se niente fosse. Senza parlarsi oppure senza chiarire. La curva è vicina alla nuova società, ma nel mondo ultrà fare finta di niente e rischiare di apparire ruffiani non rientra nei codici. Tempo al tempo. Veniamo da anni in cui tante fazioni e tante divisioni hanno sventrato il Milan, i milanisti e il milanismo. Anche questa cosa prima o poi si ricomporrà. Per il bene del Milan, che è l'unica cosa che conta.