Monza e Juve, passato e presente tra rimpianti e speranze

12.06.2020 00:02 di Luca Serafini Twitter:    Vedi letture
Monza e Juve, passato e presente tra rimpianti e speranze

Si torna in campo. Ci lasciamo tutti alle spalle mesi di forzata reclusione, tra inquietudini e paure, tristezza e pensieri di un futuro incerto. Viviamo in un Paese che era già in ginocchio, le incognite si sono moltiplicate e la sensazione ineluttabile è che tutto il peso del nostro domani sia sulle nostre spalle. Non possiamo contare sullo Stato né sulla mutualità in cui confidavamo così tanto nei silenzi del lockdown. Riecco il pallone, rinfacciato dall'insofferenza degli appassionati verso il circo allestito da governi e federazioni, intorno a questa industria che ai vertici si alimenta soltanto di soldi, mentre nelle sue fondamenta popolari resta aggrappato alla passione. Abbiamo preso atto, se mai ce ne fosse stato bisogno (ma stavolta a titolo definitivo), che il nostro cuore non incide, non ha peso nelle menti - per lo più semivuote - di chi muove i fili del calcio. Andiamo dunque a giocarci questo Juventus-Milan di Coppa Italia, inquinato all'andata da un arbitraggio annebbiato, con percentuali sbilanciate tra una e l'altra. A leggere le formazioni (ma questo accade da qualche anno) sarebbe meglio starsene a casa, però ci sono alcuni fattori che possono incidere per spostare andamento ed equilibri, almeno un po'. Il primo, empirico, è quello che tutto può sempre accadere. Il secondo, più concreto, e che non sappiamo esattamente chi stia meglio dopo questo pit-stop forzato e inedito di 4 mesi. Il terzo e ultimo è che contro i bianconeri, in questi anni di carestia milanista, abbiamo sempre fatto la nostra figura a Torino - persino - più che a Milano, dove quasi sempre un episodio tecnico o di altra natura, sono stati determinanti nello sbilanciare la questione. Chiediamo gentilmente che il signore in mezzo al campo lasci decidere l'esito della sfida ai pali e alle traverse, ai tiri, ai dribbling e alle parate, senza metterci più di tanto del suo. Il pranzo al ristorante va gustato senza che il cameriere aggiunga ad ogni piatto, di sua iniziativa, sale, o pepe, o peperoncino, o aceto. Stia in disparte: porti in tavola, poi in silenzio se ne vada. Grazie. Nemmeno nella falcidia di assenze trova spazio Leao, al punto che il centravanti sarà probabilmente Rebic il quale invece sulla fascia ha fatto tanto prima dello stop. Dev'essere proprio fuori condizione, questo ragazzo indolente che pure Pioli e Ibra si erano presi sotto l'ala per dargli chances: Leao continua il filone dei vincitori della lotteria rossonera, senza neanche la fatica di comprarsi il biglietto. Ibra invece non ci sarà, causa cartellini e acciacchi, ma in compenso era presente mercoledì quando Gazidis è sbarcato a Milanello per chiudere la questione dei tagli agli stipendi e per dare certezze sul futuro. Il messaggio sembrerebbe andato in porto a metà, data l'insofferenza dello svedese e il silenzio (immagino con sorriso ironico) di Pioli, al quale augurerei con il cuore di chiudere in bellezza questa avventura, in cui ha dato l'ennesima prova della sua serietà, della sua preparazione e della sua classe. Il Monza di Berlusconi e Galliani approda in B. Non è solo una questione dei tanti soldi investiti: da soli non bastano, è necessario spenderli bene come insegna la storia. Bisogna riconoscere i meriti per aver allestito una squadra molto competitiva e di averla affidata a un allenatore, Cristian Brocchi, tra i tanti vilipesi tra le meteore rossonere di questi anni, ma che invece ha fatto tesoro delle sue esperienze lavorando bene e con profitto. Per lui sono felice. La strana favola di Berlusconi e Galliani al Monza mi suscita meno romanticismo rispetto a ciò che leggo e sento. Augurando loro i più grandi successi, anche per la bella città che rappresenta la squadra, prendo atto di aver avuto ragione: il loro rinnovato entusiasmo per questa avventura non fa che confermare una cosa che ho sempre sostenuto, e cioè che non erano finiti i soldi e la voglia di metterli nel calcio, ma era finito l'amore. Per il Milan. Peccato, perché se invece delle bugie e degli hip-hip hurrà, avessero deciso di intraprendere la via dei giovani e delle scommesse, invece di affidarle a un portaborse cinese e a un Fondo lontano e distaccato, l'avrebbero vinta. Con la gente di sicuro, in campo probabilmente. Invece sono stati loro a lasciarci in questo limbo penoso.