Mr. Li, Gattuso, André Silva e il futuro rossonero

23.02.2018 00:00 di Luca Serafini Twitter:    Vedi letture
Mr. Li, Gattuso, André Silva e il futuro rossonero

La settimana è stata contrassegnata dall’inchiesta del “Corriere della Sera” circa i problemi finanziari del proprietario del Milan, Yonghong Li, il quale ha replicato con toni molti pacati, senza entrare nello specifico, allo scopo di tranquillizzare i tifosi, ma i tifosi non possono essere affatto tranquilli. Conoscono la situazione, almeno nei suoi punti-chiave: Mr. Li ha comprato il Milan (anche) attraverso un prestito consistente, che ora il suo avamposto Marco Fassone sta cercando di rifinanziare, ma se non dovesse rispettare le scadenze dovrà cedere la società al fondo Elliott che ha foraggiato l’operazione con 303 milioni di euro. L’Uefa attende un piano credibile (e percorribile), la Federcalcio ha fatto sapere attraverso il commissario straordinario Roberto Fabbricini, di voler approfondire la questione-Milan: la prossima settimana – mercoledì – Fabbricini ha in agenda un incontro con Fassone, nel frattempo in un’intervista alla Rai ha rivelato di essere “molto ottimista sulla situazione societaria rossonera”, in cui – a suo dire – si respira “aria di grande fiducia”. Sebbene, ome ho detto, un conto è essere ottimisti e fiduciosi, un conto è essere tranquilli. 

Ho sempre pensato che se qualcuno si prende la briga di accollarsi una cifra di circa un miliardo di euro (tra acquisto del club e mercato), spostandosi dall’altra parte del mondo, ha in mente piani e strategie non soltanto per recuperare il denaro, ma soprattutto per guadagnarci. La via per chi investe nel calcio in una società come il Milan non può che essere quella di rilanciare il marchio, costruendo una squadra capace almeno di riavvicinare i fasti del passato. Mr. Li ha sostenuto questa ipotesi, rispettando gli impegni assunti (parole e musica di Silvio Berlusconi, Adriano Galliani, Rino Gattuso, ma anche dei club da cui sono stati acquistati i molti nuovi giocatori). Lasciatemi continuare a credere – sia pure con un filo di inquietudine – che ci sarà un lieto fine a questa gazzarra. 

Il mercato del 2017 ha confermato buona parte di queste tesi ottimistiche. Ho sempre sostenuto che la rosa andasse rifondata in toto e che in questo senso Massimiliano Mirabelli abbia fatto un ottimo lavoro: ha preso, con decisione e tempismo, giovani di valore con un ruolino estremamente promettente, un paio di meno giovani già affermati e quasi tutti “nazionali”, infine 3 veterani (Bonucci, Biglia, Kalinic fortemente voluto da Montella, dopo che Morata, Diego Costa, Aubameyang, Cavani e soprattutto Belotti, si erano rivelati inavvicinabili). Non ho mai smesso di credere che alla radice dei risultati allucinanti della squadra, vi fosse un cattivo lavoro da parte dell’allenatore. Vado ripetendo queste idee dall’estate scorsa negli editoriali, nelle note, negli interventi televisivi e radiofonici. Ora sta ai giocatori dimostrare chi si è sbagliato sul loro conto e chi no.

Rino Gattuso, al quale servono ancora una mezza dozzina di partite per sigillare la conferma (Roma, Lazio, Inter, Genoa, gli ottavi di Europa League), ha lavorato duramente da novembre, ma in maniera semplice ed efficace. Molto semplice, estremamente efficace.

1)   Ha dimostrato che per mettere insieme molti giocatori nuovi, serve del tempo: qualche settimana, non molti mesi… se si hanno le idee chiare.

2)   Ha varato una formazione titolare, cui ha dato un modulo preciso.

3)   Ha chiesto alla squadra cose essenziali: linee corte, movimento (con e senza palla), copertura degli spazi, gioco a due tocchi, verticalizzazioni. Infondendo un po’ di sana “cattiveria”.

4)   Sta recuperando i singoli uno per uno: anzitutto Kessié, poi Bonucci, poi Calhanoglu, Biglia, Rodriguez, ora André Silva e Kalinic senza dimenticare di caricare Calabria, Romagnoli, Suso, Bonaventura, Borini, Montolivo, Abate. Gestendo Cutrone.

Questo fa, un allenatore. A pallone si può giocare ai giardinetti, in spiaggia, su un marciapiede, su un tavolo di legno… Non è così difficile, se qualcuno riesce a non complicarlo. Alla fine, la differenza la fanno il talento e l’abnegazione. Insieme. E nel Milan di talento ce n’è molto.

André Silva ne ha da vendere, di talento. Tanto da assicurargli un futuro da grande, se avrà voglia.

La voglia che ha messo in campo domenica scorsa con la Samp e giovedì con il Ludogorets. Quando arriveranno (torneranno...) i gol, Andre Silva sarà un grande valore aggiunto.