Niente prediche, please. Pioli, la svolta di una carriera. Milan, la proprietà e Ibra.

11.07.2020 00:00 di Mauro Suma   Vedi letture
Niente prediche, please.  Pioli, la svolta di una carriera.  Milan, la proprietà e Ibra.

Fra le tante cose, mi è anche capitato di leggere da qualche parte in qualche titolo di giornale: ecco come battere la Juve e non riuscire a godersi l'impresa. Seeee...te piacerebbe...Goduta, altroché, in maniera totale e appagante. Del resto sul futuro del Milan si scrivono da cinque mesi ormai le stesse cose trite e ritrite, alle quali tutti hanno fatto il callo. Invece al cospetto di un 4-2 così, perpetrato proprio mentre il cannibale si trovava nel suo momento migliore, il controllo del risultato favorevole, non puoi mai essere distratto. Da niente e da nessuno. Semmai il Milan è in vantaggio, proprio nello specifico, su questo tema. Il Milan è abituato alla propria vita in piazza. Sono altri semmai che sono abituati ad essere tutelati, protetti, coperti, silenziati. Ed è proprio quando le cose, invece, deflagrano, che si trovano in difficoltà. Per noi, per il Milan, nulla di nuovo sotto il sole. Umili, tetragoni, equilibrati e pazienti eravamo prima di Lazio e Juve, tali bisogna dannatamente continuare ad essere. Senza correr dietro alle caricature che ci vengono fatte da fuori. Quelli che oggi ci dicono che è tutto giusto e tutto bello, che profetizzano rimpianti di ogni tipo, che dobbiamo restare così come siamo, solo dieci giorni fa ci sghignazzavano in faccia: lasciate perdere la Roma, siete un piccolo Diavolo che con le grandi non la prende mai...per citare le definizioni più gentili...E adesso bisogna quondi accettare le prediche e farsi pianificare il futuro da chi si divertiva ogni giorno fino all'altro ieri a raccontare e a comunicare un Milan scarso, mediocre e pieno di pippe? Ma per piacere...Con tutto il rispetto, ma per piacere...

So bene che adesso diventerà un culto Rangnick chi...Ma ho sufficiente memoria per ricordare come veniva presentato Capello nell'estate del 1991...la spia del presidente...Poi Don Fabio è diventato un grande allenatore, mangiandosela quell'etichetta. Ma con tutto il rispetto, non voglio parlare di Rangnick. Oggi ogni nostra goccia di energia è tutta e solo dedicata a Stefano Pioli. Che sta facendo la cosa migliore di tutta la sua carriera. Con un coefficiente di difficoltà alto alto alto. Altissimo. Dice, ha portato la Lazio in Champions League. Vero, mancherebbe. Ma con tutto il rispetto per il club biancoceleste, vuoi mettere la pressione che ti mette il Milan e la risonanza che ti da' il Milan...Nessuno si giocava un euro su di lui, quando il 25 maggio ci sfottevano per la concomitanza di data fra Istanbul e l'infortunio di Ibra. Pensavano tutti che avremmo perso contro Lecce e Roma e che tutto sarebbe precipitato. Invece Pioli ha estremizzato il 4231, facendo solo trequartisti dietro Rebic. Ed è nata una squadra, poi rafforzata da Ibra ma non più dipendente da Ibra. Kjaer, Conti, Kessie, Bennacer, Calha, Rebic, Castillejo, troppi giocatori, di qualsiasi età tanto per capirci, ridisegnati e rivitalizzati per essere una coincidenza. O un caso. Oggi ci dicono che sono tutte rivincite contro la proprietà del Milan, non so e non entro nel merito, ma è la stessa proprietà che era stata criticata quando lo ha messo sotto contratto: ricordate o no l'hashtag di tendenza #PioliOut dell'ottobre scorso? Nessuno può essere criticato due volte, quando fa comodo per un motivo e poi per il motivo opposto. Non so quanto possa fare giurisprudenza sul lungo periodo il calcio a porte chiuse. Che è un altro sport. Ma se ci sono squadre che hanno confermato la loro crescita sia prima che dopo il lockdown come Atalanta e Napoli, una sua attendibilità questo calcio ce l'ha. E se c'è chi invece lo patisce, peggio per lui. Stefano Pioli è un tecnico attento e connesso, un uomo centrato e solido, non fa il fenomeno e nemmeno lo schizzinoso. Sta raccogliendo tutto quello che di buono ha seminato e per cui ha lavorati da Professionista (altroché Padre Pioli) con la maiuscola.

E Zlatan? Zlatan è Zlatan. Bisogna prendersi tutto il carico. Dopo la Juve, ha voluto riprendere il discorso lasciato al chiuso dello spogliatoio di Milanello, prima di Lecce-Milan. Aveva reagito duro anche nel 2012, quando fu costretto ad andare via. Chi lo strumentalizza non lo è altrettanto, ma lui è coerente e in buona fede, a torto o a ragione. Il fatto è che una proprietà ha il diritto di fare la proprietà. Per due anni la proprietà rossonera ha ascoltato e ha assecondato. Ora decide e indirizza, dopo aver speso tantissimo e dopo aver raccolto poco in termini di risultati. La grinza non c'è. Nonostante i giudizi rispettabili di Zlatan.