Niente saltelli, caro Gasp. Tonali e il suo futuro

25.07.2020 00:02 di Mauro Suma   Vedi letture
Niente saltelli, caro Gasp. Tonali e il suo futuro

E Gasp non saltella più. E' stato il primo pensiero al termine di Milan-Atalanta e di un 1-1 che sta molto più stretto ai rossoneri che ai bergamaschi. Il Milan degli assenti, ma Laxalt, Gabbia e Calabria hanno fatto molto bene, è arrivato ad un palo dalla vittoria che avrebbe sostanzialmente meritato. Un Milan odontotecnico di livello contro un Atalanta dentista collaudata. La squadra bergamasca ormai ha confidenza con il proprio status e la propria caratura, tanto da riuscire a pareggiare partite ostiche come quella di San Siro grazie ad un episodio, ad un gol figlio di rimpalli, in mezzo ad una partita in cui il Milan ha costruito di più, tirato di più e cercato di vincere di più. Personalmente ho apprezzato Ibra più contro l'Atalanta che contro il Sassuolo. Per carità è bello anche quando a Reggio Emilia fa doppietta e trascina la squadra, ma vederlo sacrificarsi su ogni salto, andare alto su ogni balzo, immolarsi su ogni palla lunga, perchè sapeva che quello sforzo poteva essere utile alla squadra, mi ha toccato una volta di più. Il più forte 38enne del mondo sa portare anche la croce, per amore del calcio e per amore del Milan. Ibra vuole restare, glielo si legge nelle parole e sul volto, glielo si vede appiccicato addosso in campo mentre si danna, mentre si batte. Sono qui per dare una mano non per fare il fenomeno, aveva detto Ibra a gennaio. Riprova totale contro i bergamaschi: detto, fatto e rifatto. Il Milan continua a non vincere in casa contro l'Atalanta dal gennaio 2014, ma quella di ieri è stata la partita più rotonda e più all'altezza dei rossoneri contro i bergamaschi. Ci tenevamo tutti da morire a non perdere la prima dopo il rinnovo di Pioli, e abbiamo centrato il risultato senza stringere i denti ,ma provando a vincere. Il risultato non riscatta Bergamo, ma la prestazione sì. Per il resto: ho quasi paura a parlare di Sandro Tonali e della mia "cotta" calcistica più volte dichiarata per lui. Paura, perchè Ausilio (che è molto interista e certamente più interista di Marotta e Conte senza nulla togliere alla loro professionalità ed esperienza) poi lo prende giusto per farmi un dispetto. No, non succede così nel calcio e le cose si fanno per ben altri motivi. Ma quello che volevo discutere riguarda il famoso "percepito" sul metronomo, milanista di fede, del Brescia. Deve fare una scelta professionale, senza considerare il suo tifo: sacrosanto. Il presidente Cellino lo cede a chi meglio crede e a chi gli fa l'offerta migliore e di cessioni importanti del massimo dirigente al Milan non se ne ricordano: cristallino. Ma che una buona scelta per il futuro è solo l'Inter e non il Milan, questo no. Non è giusto e non è obiettivo. E non lo scrivo solo per spirito di fazione o per orgoglio di appartenenza. Senza pensare al tifo, Sandro guardi i fatti. Visto che, fino a prova contraria, gli stipendi li pagano, e profumati, regolarmente sia il Milan che l'Inter, parliamo solo dell'aspetto sportivo. E prendiamo quattro casi, tutti di giovani centrocampisti italiani. Il primo: Gagliardini. Braccio di ferro Juve-Inter, va all'Inter, ma da titolare fisso dell'Under 21 azzurra oggi non è più nel giro azzurro. Perchè non fa gol contro il Sassuolo, perchè non è nelle prime scelte di formazione di Conte, perchè i suoi tifosi non vanno pazzi per lui etc. Secondo e terzo caso, Sensi e Barella. Quando è stato bene Sensi ha fatto bene, lo stesso dicasi per Barella. Ma non sono esplosi, a tal punto che il loro allenatore ne ha parlato, direttamente, di loro, lo scorso dicembre nel post-partita di Dortmund: "Non possiamo aspettare un grande contributo di esperienza in Champions League da buoni giocatori che vengono dal Sassuolo e dal Cagliari". Visto che Tonali viene dal Brescia, non rischia un giorno di sentirsi fare lo stesso discorso? Quarto caso, Bennacer. E' arrivato al Milan dall'Empoli, unanimemente spenacchiato: ma come si veste sembra Arlecchino? E via con le menate sullo stile...Ma come si fa a prendere un regista da una squadra retrocessa? E giù predicozzi sullo standing...I luoghi comuni in stile rutto libero di un anno fa, nel caso di Bennacer, sono stati tutti bellamente spazzati via. Oggi i media ne riconoscono unanimemente i progressi, la buona stagione, la sua centralità nel Milan, gli interessamenti di club europei che vanno per la maggiore. Con tutto il rispetto per gli avversari che sono entrati prima del Milan nello slot Champions, ma il Milan è sulla buonissima strada pr entrarci la prossima stagione, il percepito di Bennacer è oggi migliore rispetto ad un anno fa, quello di Sensi e Barella uguale, quello di Gagliardini in calo. Poi Sandro, bella persona e potenziale grande giocatore, faccia, mancherebbe altro, le sue valutazioni. Ma non è tutto oro quel che luccica da una parte. O piombo, dall'altra. Non c'è la Terra promessa da una parte e una landa desolata dall'altra. Che sia chiaro. E chi dipinge le due realtà in questo modo, non lo fa in buona fede. Se poi andrà all'Inter ci andrà mancherebbe altro, ma almeno parliamone. Di tutto. Saranno i miei occhi solo rossoneri, ma cucirsi addosso oggi il Milan non sarebbe solo una scelta di cuore, ma una scelta compatibile, per un club che fino a dieci giorni fa poteva anche apparire lunare rispetto alla quotidianità italiana, ma che ha invece appena fatto una scelta molto onesta, molto vera, molto umana. E che, nell'ambiente del calcio italiano, è passata tutt'altro che inosservata.