Noi e il FPF. Rispetto per Paolo. Onore a Rino

01.06.2019 00:00 di Mauro Suma   Vedi letture
Noi e il FPF. Rispetto per Paolo. Onore a Rino

Continuiamo a pensare che sia iniquo. Il Fair play finanziario cristallizza il calcio, rendendo sempre più forte chi è dentro e sempre più debole chi ha perso lo slot. È iniquo, ingiusto, strozzasquadre e strozzaproprieta', ma è arrivato il momento di farci i conti. Davvero, profondamente e senza sconti. Bisogna ammettere che le strategie di aggiramento, non hanno funzionato. Sono altre le cose che funzionano, vedi plusvalenze fittizie giovani e vecchie, ma i vari Milan degli ultimi anni hanno provato con le soluzioni politiche che ad oggi si sono rivelate armi spuntate. Negli ultimi anni della storica proprietà Berlusconi, si è valutato che quello del FPF sarebbe stato un problema della proprietà successiva. Nell'unico anno cinese, si è pensato di spendere tanto per restituire chiavi in mano un Milan competitivo alla casa madre del calcio europeo, ma abbiamo visto e vissuto in prima linea come sono andate le cose. Elliott ha lavorato sulle vie legali prima e istituzionali poi, ma senza raggiungere fino ad oggi grandi risultati. Gazidis all'Arsenal ci ha messo 4 anni dopo aver preso i Gunners in condizioni economiche difficilissime, poi però il Club lo ha rilanciato sul serio. Il quadriennio non piace ai tifosi, allergici a qualsiasi discorso che non sia giocatori top e allenatori top domani mattina, ma è la dura realtà che attende il Milan. Anno più, anno o anni meno ci si augura. Ma così stanno le cose. E Gazidis ha tutte le carte in regola e la forza del mandato della proprietà, senza tener conto delle infantili gelosie per l'intervista esclusiva alla Gazzetta, per rilanciare il Milan in maniera dura e sofferta, ma credibile e duratura.

Paolo Maldini prende sul serio ogni proposta e ci riflette con impegno. Quale che sia la sua scelta, sarà ponderata e in buona fede. Lui ha una grande occasione: essere Paolo Maldini a Milanello ed essere vissuto e riconosciuto dalla squadra e dalla struttura come tale. Nella scorsa stagione a Milanello c'erano Leo e Paolo. Ed era una cosa diversa. Adesso la questione non è più condivisa o fifty fifty, ma totale e in prima persona. Questa volta Paolo deve cogliere non solo il lato razionale e professionale della proposta, ma soprattutto quello sentimentale e fideistico. Adesso non si tratta più di tornare a casa, ma di rispondere alla chiamata della Patria.

Rino Gattuso non lascia il nulla. Lascia umanità, anima e orgoglio. Lascia 39 punti ritorno scorso campionato, 31 e 37 nei due gironi questo campionato. Con lui è iniziata una ricostruzione. Che nel caso del Milan non può essere solo tecnico-tattica ma soprattutto di appartenenza. Chi lo ha sottovalutato e offeso ha sbagliato, chi lo ha incoraggiato e protetto ha trovato conforto e ragione nel modo strepitoso in cui ha lasciato il Milan. Quale che sia il prossimo allenatore del Milan, Rino risponderà con cuore e attaccamento, con onestà e dedizione, alla telefonata del passaggio delle consegne. E Leo? Continuiamo a pensare abbia fatto un ottimissimo mercato di gennaio. Lui è sobrio e allergico alla lacrimuccia. Ha lavorato e ha salutato. Non è la prima volta e non sarà l'ultima. Su la testa milanisti. Dal 2006 in poi tutte le estati sono state di passione. Ma il Milan è sempre stato il Milan. E sarà sempre il Milan.