Noi tra Ibra e Sinisa. Razzismo: svolta storica. Tiki Taka e il "nuovo" Cassano

30.11.2019 00:00 di Mauro Suma   Vedi letture
Noi tra Ibra e Sinisa. Razzismo: svolta storica. Tiki Taka e il "nuovo" Cassano

E' dura ripensare a Ibra, dopo il Sinisa di ieri. Ed è forse dura per Ibra andare da qualsiasi parte che non sia da Sinisa. Lo scrivo, ben sapendo quanto i tifosi del Milan lo sognino e lo vogliano. Pur sapendo di lacerare il cuore di chi ci legge e pur essendo da 7 anni e mezzo vedove inconsolate e inconsolabili di Ibra, saremmo proprio noi i primi a dire a Zlatan: "Vai da lui". Perchè Sinisa oggi è un gigante, è l'uomo che tutti vorremmo essere, l'uomo vero non perchè fa fuoco e fiamme per un rigore negato ma perchè si presenta straordinariamente agli occhi del mondo con le sue debolezze, con le sue ammissioni, con il suo amore per la famiglia. Alla fine, quello è Sinisa: un vero, autentico, padre di famiglia. Ed è per sua moglie e per i suoi figli che vuole continuare a vivere: perchè questo è e questo deve essere. Non c'è nient'altro e nessun altro. Ora si capisce perchè si legge ogni giorno sui giornali che Boban e Maldini puntano sul richiamo del cuore per farlo tornare al Milan, più che sul lato economico. Perchè visto il rapporto fra lui e Sinisa, il discrimine non può essere rappresentato dai soldi. Se davvero Ibra venisse al Milan come la società si è impegnata tanto perchè possa accadere, ne saremmo felicissimi con la testa, ma nel cuore ci resterebbe quella promessa fatta a Sinisa. Sappiamo che i tifosi del Milan ripongono in Zlatan tante speranze di riscossa e di orgoglio da ritrovare. Ibra oggi viene vissuto come la luce in fondo al tunnel. In cuor nostro, abbiamo tanti dubbi sul vero impatto che potrebbe avere nello spogliatoio e simili, ma ce li teniamo per noi. Se alla fine sarà contento Sinisa, lo saremo anche noi. Se alla fine faranno festa i tifosi del Milan, sarò contento anch'io per loro. Anche se la cicatrice che ci lacera e ci perseguita dal gennaio e dal luglio del 2012 è destinata a rimanere maledettamente impressa e dannatamente incisa dentro gli angoli più bui e feriti del nostro stato d'animo. Ma di questo parleremo un altro giorno.

Questo è il giorno in cui non fare i voyeur dei cellulari, ma capire quello che è successo grazie al lavoro della Task Force del Milan sul razzismo. In tempi di rutto libero sul Milan e contro il Milan, siamo costretti a leggerne e a sentirne tante. Ma è bene chiarire che il Milan ha iniziato a lavorare con determinazione su questi valori con Ivan Gazidis, per scolpirli seriamente senza rinchiudere una volta di più il calcio italiano nel recinto dei chiacchieroni, dopo una vittoria. Quella sul Verona a settembre. Non centrano nulla dunque i risultati e il campo, i pettegolezzi e le cattiverie con la lettera aperta "Insieme contro il Razzismo". Guardate che è qualcosa di storico: è la prima volte che tutti e 20 i club di Serie A prendono posizione tutti insieme e scrivono la stessa cosa tutti insieme contro il razzismo. Direte voi, e chi se ne frega? Pensiamo ai risultati, a Ibra, al fatturato, agli sponsor. Parliamone allora. Sapete perchè gli sponsor non investono sul calcio italiano e non percepiscono come un prodotto positivo? Perchè all'estero, in Europa come negli Usa, in Asia come dove volete voi, il nostro calcio viene visto e vissuto come uno sport che si gioca in stadi vecchi, pieni di tifosi violenti, con infrastrutture più uniche che rare e con la pandemia del razzismo sui volantini e nei cori. Il documento dei 20 club di ieri è un messaggio al mondo: non siamo razzisti, non lo saremo mai e non vogliamo essere identificati con il razzismo. Non è che questa iniziativa è stata fatta, sia ben chiaro, per passare poi con il piattino dagli sponsor europei e mondiali, ma non è un dribbling o un tiro all'incrocio a cambiare la macro-immagine che all'esterno si ha di un Paese. Un calcio più compatibile, un calcio più sensibile, un calcio con strutture migliori può portare nuova attenzione e, perchè no, non è un reato, nuove risorse verso l'Italia, per togliere questo Paese dalle spalle al muro del Fair play finanziario e dalle secche della sua arretratezza. Se ci fate caso il Milan è attivo su tutti e 3 i fronti: giovani e futuro anche se sul campo fino ad oggi è andata male, lotta al razzismo non con le parole ma con i fatti e progetto nuovo San Siro. Avanti.

Ve lo ricordate l'Antonio Cassano senza macchia e senza paura del 2012? Appena presentato dall'Inter, tuonò: "Galliani mi ha preso in giro, ha sbagliato lui, non voglio neanche farne il nome, faceva il furbo, ringrazio i tifosi che mi sono stati vicino, ma lui no, lui tutto fumo e niente arrosto. Qui all'Inter fanno i fatti e non le chiacchiere". Sette anni e mezzo dopo, abbiamo rivisto a Tiki Taka un altro Antonio Cassano. Sorridente e sereno nei confronti di Galliani, pieno di elogi e di buone parole. Succede anche sui social: insulti davanti alla tastiera, selfie quando si è a tu per tu. Ma restiamo su Antonio che se preso bene, è un caro ragazzo, esperto di calcio e innamorato del calcio. Per fatto personale, ci sono rimasto molto male perchè mi sono sentito preso in giro, tutto rossonero da noi e poi tutto nerazzurro da loro, ma questo non conta nulla. L'importante è che sette anni e mezzo  dopo si sia rasserenato e abbia capito. Galliani è rimasto sè stesso, Antonio ha sorriso e ha di fatto rettificato. Bene.