Non c’è soltanto Ibra. Il Milan risale grazie a Pioli e Rebic. E quindi Gazidis ascolti Boban e dimentichi Rangnick

18.02.2020 00:03 di Alberto Cerruti   Vedi letture
Non c’è soltanto Ibra. Il Milan risale grazie a Pioli e Rebic. E quindi Gazidis ascolti Boban e dimentichi Rangnick

Lasciamo stare l’effetto Ibra. Se il Milan ha battuto con pieno merito un Torino-ino-ino, stavolta il merito non è del campione svedese che non è entrato nell’azione del gol e soprattutto ha sprecato in modo clamoroso, per uno come lui, il pallone del 2-0 che avrebbe chiuso la partita prima del terzo minuto di recupero. E allora, in attesa del miglior Ibra, applaudiamo il grande lavoro di Pioli che sta ottenendo il massimo da una squadra presa in corsa e costruita (male) da altri. E’ stato Pioli, infatti, dimostrando un’elasticità tattica non comune tra i suoi colleghi, a cominciare dal dirimpettaio Conte, a cambiare il modulo del Milan. Dal 4-3-3 del “talebano” e integralista Giampaolo, prima è passato al più compatto 4-4-2 con Suso a destra, Calhanoglu a sinistra, Leao e Ibrahimovic in attacco. Poi, quando ha capito che il giovane portoghese è ancora un punto interrogativo e non un punto esclamativo, ha virato sul 4-2-3-1 mettendo in difficoltà l’Inter in campionato e la Juventus in coppa Italia. Con il nuovo modulo ecco la conferma di Castillejo a destra,Calhanoglu al centro e Rebic a sinistra. E appena il turco è andato kappaò alla vigilia della sfida con il Torino, si sono rivisti al suo posto prima Paquetà e poi Bonaventura. Proprio allargando le fasce il Milan ha battuto il Torino e così Rebic si è confermato un signor attaccante, dando ragione a Boban che da buon croato lo conosceva bene e lo ha sempre difeso anche nei momenti di difficoltà. Bravissimo Pioli, quindi, che non merita di essere messo in discussione perché è poco personaggio, anzi poco mediatico come si dice adesso. Con o senza un posto in Europa, merita la conferma sia perché sta lavorando bene con una squadra dalla qualità media per non dire modesta, sia soprattutto perché al secondo anno, partendo dall’inizio con giocatori chiesti da lui potrà fare ancora meglio. E quindiperché il signor Gazidis che viene da un  altro calcio dovrebbe insistere per portare Rangnick al suo posto? In attesa di sapere se il fondo Elliott permetterà anche questo nuovo grave errore di strategia, complimenti a Rebic e Castillejo, rigenerati proprio da Pioli, anche se la strada per la risalita è ancora lunga. Intanto, però, oggi il Milan ha gli stessi punti di Parma e Verona, quattro meno della Roma quinta, e il sesto posto finale quindi non è un’utopia anche se l’Europa League, oltretutto con i preliminari di fine luglio, sarebbe il minimo e non il massimo, ripensando alle ambizioni di inizio stagione. Ma ormai è inutile coltivare rimpianti. Meglio pensare al futuro. Possibilmente con qualche italiano in più, a cominciare da Pioli.