Non è solo una questione di telefonini

29.11.2019 00:00 di Luca Serafini Twitter:    Vedi letture
Non è solo una questione di telefonini

Lasciamo perdere la media punti e la classifica, per un momento. Prendiamo le 6 giornate di Pioli e mettiamole all’inizio del campionato: il Milan gioca alla pari con le romane e il Napoli, domina in casa della Juve, gioca e meriterebbe ampiamente i 3 punti contro il Lecce, batte la Spal. Perde punti e partite per errori individuali grossolani. Solo 5 punti e bassifondi in classifica, d’accordo, ma una squadra viva e sensata. Dateci adesso Udinese, Fiorentina, Torino... e anche il derby, sì. Datecele adesso. Personalmente sono certo che vedremmo ben altre partite e ben altri risultati, ma non ho controprove dunque mi tengo queste sensazioni per le ultime 4 dell’anno e vediamo: sono fiducioso. 

Pioli mi piace. È un intelligente aggiustatore e lo ha dimostrato in varie piazze, dopo di che non so se al dunque saprebbe proiettare la squadra in alto, di sicuro in questo mese e mezzo l’ha sistemata e le ha dato un’anima. È lui che mette l’accento sulla professionalità, sull’intensità, sulla concentrazione dei suoi giocatori. Queste alcune delle sue frasi su cui vi invito a riflettere e che mi corrodono fegato e cervello.

“Qui sembra che vincere, pareggiare o perdere non cambi le cose a nessuno”.

“Bisogna che appenda la classifica negli spogliatoi”.

“Tutti devono fare e dare di più: le partite si vincono con il lavoro dal martedì al sabato...”. 

Concetti cari anche a Gattuso. Se fai 68 punti, se poi te la giochi alla pari o addirittura meglio di 4 squadre più forti, se sei il vicecapocannoniere del campionato, è evidente che tu abbia qualità. Ma il talento (se c’è) da solo non basta: ci vuole abnegazione assoluta per crescere e migliorare. Sempre. 

Qui non è (solo) questione di cellulari accesi negli spogliatoi prima della partita, anche se la letteratura sportiva che parla degli “occhi della tigre” non credo preveda nemmeno le cuffie durante la ricognizione sul campo. “Lo fanno tutte le squadre” non è una obiezione intelligente. La questione è che quelli sono i momenti in cui respiri l’atmosfera di San Siro, dividi con i tuoi tifosi (che devi salutare) l’ansia dell’attesa, tasti il terreno, pensi alla fortuna che hai di giocare con questa maglia e in questo stadio meraviglioso. Ti concentri e ti carichi. Continuo a credere che sia meglio farlo così che ascoltando hip-hop o scaricando una app. Certo, ognuno entra in clima come vuole, ma se poi in campo sembri un cadavere ... significa che cuffie e cellulari non servono. Non bastano.