Non lasciate solo Giampaolo. Le trappole dell’Uefa non frenano il mercato. Nazionali: milanisti al posto giusto

21.06.2019 00:00 di Luca Serafini Twitter:    Vedi letture
Non lasciate solo Giampaolo. Le trappole dell’Uefa non frenano il mercato. Nazionali: milanisti al posto giusto

Vivo un perverso stato di felice appagamento, per cui non c’è una sola cosa che legga o ascolti in questi giorni che mi susciti il famoso moto interiore: “Io lo avevo detto”. Moto che l’incredibile proliferare di esperti, soloni, bene informati e influencer condominiali  (tutti in possesso di segreti e verità sul Milan) fanno diventare esteriore in tempo reale con un Twitt - in particolare - o un post o addirittura un audio-video arricchito dall’espressione ammiccante che vuol dire: “Eh? Capisci ammè... Hai capito con chi cazz tieni cheffare?”, con i dorsi delle mani rivolti al petto, stile De Niro. Per lo più mitomani o ciarlatani che hanno rosicchiato nella loro melmosa spirale, fior di professionisti. 

Cari amici e follower, io non lo avevo detto. Non ho detto niente. Per il semplice fatto che non lo sapevo. Non sapevo che Paolo avrebbe chiamato Boban (non lo sapeva nessuno, come avrebbe potuto?), né di Tare, né di Krunic, né di Sarri e/o Guardiola, affari nostri o altrui, niente di niente. O meglio, come scriverebbe Salinger, qualcosa sapevo, ma nel marasma ho preferito tacere per evitare brutte figure. E di prendervi in giro, che non mi piace. Perché le cose cambiano un giorno con l’altro, le promesse non vengono mantenute, i patti saltano bruciati dagli assegni circolari. Quindi meglio andarci cauti, molto cauti, ed esaminare gli scenari, conoscendo i dettagli. Si fa prima a capire. 

La cosa certa di questo Milan, societariamente al termine dell’assetto post doppio-closing in 2 anni, è che sta nascendo attraverso i silenzi di Paolo Maldini che amo, l’intesa con Boban e soprattutto con l’allenatore. Il quale, vi piaccia o no, era eccome una scelta primaria insieme con Simone Inzaghi e un altro paio di opzioni. Il casting non è stato lungo né incerto come vi hanno raccontato alcuni soloni dei social o quel che è rimasto dei giornalisti sportivi. Ora Giampaolo, che con la società sta lavorando fianco a fianco sul mercato, va difeso, sostenuto, protetto a oltranza per settimane e mesi, perché il Milan ci ha creduto fermamente, perché la squadra che sta nascendo sarà a sua immagine e somiglianza e perché troppi tecnici sono stati sacrificati in questi anni, vittime dell’idiosincrasia e della distonie tra linee guida e ambizioni. 

Sullo sfondo la vicenda intricata e incomprensibile dell’Uefa, di fronte a una svolta storica del FairPlay Finanziario il cui padre Michel Platini è miseramente assurto, per la seconda volta in 2 anni, in cronache di una miserabile corruzione che evidentemente riguarda altri apparati di quell’istituzione fatiscente che è il

Palazzo di Nyon. Quella con il Milan (Fondo Elliott) è una tenzone politica cruenta più che una vertenza amministrativa, per questo è lecito attendersi compromessi e patteggiamenti. Senza una rivoluzione collettiva coordinata, ai ricatti non si può che rispondere con rinunce in cambio di vantaggi. Un mercanteggiamento in cui gli Scrooge svizzeri sono professionisti acclarati e - come si vede ciclicamente - non poco torbidi.  Restare fuori dalle coppe europee è un dazio insopportabile, un male necessario, di cui la prima responsabile è l’Uefa che è la prima a perderci. La nostra casa è l’Europa, restarne fuori vuol dire lasciare spazio a una controfigura anonima.

Sono rimasto sorpreso dalla mancanza di un saluto anche solo formale da parte di Leonardo, al quale chiedo adesso almeno di mettere giù le mani da Donnarumma. Il Milan può far quadrare i conti attraverso altre cessioni, altre operazioni, senza coinvolgere il portiere più forte del mondo di oggi e dei prossimi 15 anni. 

Le passerelle di queste settimane (Under 21, Under 20, Nazionale femminile) ci stanno restituendo l’immagine di un movimento attivo e credibile, di un’organizzazione e una ricchezza di talenti da crescere, curare, proteggere. Non ci fossero i disastri della serie B e dei campionati sottostanti, le nostre Nazionali azzurre sembrerebbero persino il frutto di un Palazzo efficiente. Dove invece i pensanti e gli appassionati sono solo una manciata di illustrissimi volontari:  Costacurta, Albertini, Ambrosini. Milanisti, guarda caso.