Non sarà colpa di Rangnick se ripartiremo più lontani dagli altri

15.05.2020 00:00 di Luca Serafini Twitter:    Vedi letture
Non sarà colpa di Rangnick se ripartiremo più lontani dagli altri

Non si sa quando e come il calcio riprenderà il suo cammino. Nessuno può dire esattamente in quale condizione saranno le squadre, anche se presumibilmente avranno tutte lo stesso problema nel dover far recuperare forma e condizione ai propri atleti, evitando infortuni a raffica. La triste sensazione è che il Milan sarà distante anche nello spirito. Ci eravamo lasciati con la porta sbattuta da Boban alla vigilia delle partite con il Genoa e con la Juventus in Coppa Italia, poi cancellata. La prima sappiamo com'è andata. Ed è francamente facile pensare che, in quell'ultima gara persa malamente contro i rossoblù, la componente del morale avesse inciso in maniera decisiva. 

Dal 2013 questo club è spaccato in due o più fazioni, ai vertici aziendali: quando Barbara fu insediata al fianco ma all'opposizione di Galliani, che quella porta minacciò solo di sbatterla e poi rimase, ci fu la prima frattura. Il teatrino Tevez-Pato fu solo la punta di un iceberg in procinto di sciogliersi come un cubetto al sole. Poi quel closing deprimente, con questo glorioso stemma in mano a un portaborse cinese, Fassone il quale non ha mai perso occasione per chiarire che di calcio sa poco, e Mirabelli che con tutta la buona volontà, era un osservatore, lungi dall'essere un direttore sportivo. Quando Jorge Mendez e CR7 si offrirono, in fuga da Madrid e ben prima di offrirsi alla Juve, il "no" arrivò da... Berlusconi. Ma non aveva chiuso i conti? 

Fassone e Mirabelli volevano Antonio Conte, ma era impossibilitato a spostarsi e alla fine ripiegarono sulla conferma di Montella, piazzando in Primavera Gattuso e tutti avevano capito il perché. Quindi arriva il Fondo Elliott che conferma Gattuso, nonostante le prime scelte fossero altre, individua in Gazidis la figura centrale del club (lasciando ai blocchi di partenza Umberto Gandini che sarebbe servito come il pane), Leonardo e Maldini per la parte tecnica. Ruoli e mansioni, però, non sono evidentemente (e sorprendentemente!) chiari né prestabiliti, perché altrimenti non si spiegherebbero i troppi diverbi dialettici che avrebbero portato all'addio del brasiliano soltanto dopo pochi mesi. Record battuto dal croato in questa stagione,

Paolo Maldini si è trovato solo, alle prese con la precarietà del povero Pioli, dello sconcerto di Ibrahimovic e dei malumori di Donnarumma, ancora pronto a spalmarsi l'ingaggio e rinnovare in presenza di un progetto definito. Invece, ecco comparire la figura ingombrante di Rangnick, con la proprietà decisa stavolta a scegliere direttamente il suo allenatore o manager o entrambe le cose. 

Risultato: il futuro è fermo all'ultimo closing. Quando il calcio ripartirà, il Milan sarà lontano 3 anni dalle rivali. Costretto, assai più degli altri, a ripartire di nuovo da zero.