Panchina, la proprietà ha deciso. Maldini: la sua è una posizione scomoda. Il merchandising calmierato per tappare le perdite

11.05.2020 00:00 di Pietro Mazzara Twitter:    Vedi letture
Panchina, la proprietà ha deciso. Maldini: la sua è una posizione scomoda. Il merchandising calmierato per tappare le perdite

Non c’è dubbio alcuno sul fatto che la proprietà del Milan abbia deciso chi debba essere l’allenatore del Milan del prossimo triennio. Ralf Rangnick è l’uomo che Gordon Singer vuole vedere sulla panchina milanista, con una serie di deleghe tecniche che il tedesco vuole per sé e per il suo gruppo di lavoro. L’eventuale ripresa del campionato di Serie A potrebbe essere un ostacolo sulla programmazione del prossimo anno, ma le strade sono due. O il Milan prende una decisione, ad oggi impopolare dentro la squadra, di mandare subito via Pioli e mettere Rangnick a guidare la nave già in questo campionato, oppure si dovrà aspettare che la stagione 2019-20 finisca con Pioli in panchina, prima di salutarlo. Perché dico che sarebbe impopolare nel gruppo giocatori? Perché la squadra, nella sua maggioranza, è dalla parte del tecnico parmigiano, che ha avuto un ruolo di supporto mentale fondamentale durante la quarantena. Pioli è un ottimo professionista e, nonostante qualche passaggio a vuoto importante come le sconfitte con Atalanta e Inter, merita rispetto da parte di tutti. Ma il futuro, salvo clamorosi ribaltoni, è segnato.

La figura di Rangnick, però, andrebbe a cozzare con quella di Paolo Maldini. Di sicuro in tanti staranno dicendo: “Ma cosa stai dicendo, possono coesistere”. La risposta, almeno da quanto risulta, è negativa. Rangnick è abituato a gestire il mercato oltre al lavoro sul campo, è un plenipotenziario. Un manager in stile inglese. Una figura che in Italia, grande patria di direttori sportivi e tecnici, non ha mai preso piede. Ecco perché l’eventuale permanenza di Maldini è soggetta ad un ridimensionamento del suo potere decisionale dentro l’area sportiva del Milan. Paolo, però, non è farà mai il tagliatore di nastri. Vuole stare in prima linea, come ha fatto nel suo secondo anno dietro la scrivania, dopo l’apprendistato con Leonardo. A Maldini viene contestata la scelta di Marco Giampaolo (c’è chi parla di una posizione perentoria sul suo nome da parte di Paolo) il che viene visto come il peccato originale di questa annata, che stava iniziando a raddrizzarsi, almeno sotto l’aspetto del gioco. Elliott, un po’ furbescamente, non vorrebbe perderlo, ma allo stesso tempo è consapevole che l’arrivo di Rangnick non sarebbe compatibile con la figura di Maldini, che aveva anche bollato come “non da Milan” il profilo del tedesco. Paolo ha anche il supporto di alcuni giocatori importanti dello spogliatoio, come Ibrahimovic e Donnarumma, ma sarà lui a decidere cosa fare.

Intanto i conti del Milan, così come quelli di molte società di serie A, stanno perdendo entrate su entrate. Al problema dei diritti televisivi e agli incassi da stadio, si aggiungono anche le rate di alcune sponsorizzazioni che i marchi hanno chiesto di non pagare in quanto il Covid-19 ha interrotto la loro visibilità allo stadio. E allora da dove si può recuperare qualcosa a livello di incassi? Dal merchandising. È vero che siamo nella patria del falso e che le famiglie fanno fatica a mettere insieme il pranzo con la cena, ma una politica di prezzi più bassi sui prodotti ufficiali potrebbe innescare una serie di reazioni positive, magari anche all’estero dove la tendenza ad acquistare prodotti ufficiali è più forte rispetto a quella italiana. Servirebbe il coinvolgimento diretto dei giocatori, che potrebbero anche incontrare virtualmente alcuni fortunati tifosi per una chiacchierata. Sono idee, ma serve un apparato organizzativo pronto a far rispettare ai suoi tesserati (che spesso fanno le bizze anche per delle banali interviste) tali iniziative. Una cosa che, senza andare troppo lontani, 5-6 anni fa non sarebbe mai successa.