Paolo e il mercato. Zorro e il silenzio. Donnarumma e Cutrone. Elliott e il Qatar. Piersilvio e il Milan. Diego e l’Atalanta

05.07.2019 00:00 di Luca Serafini Twitter:    Vedi letture
Paolo e il mercato. Zorro e il silenzio. Donnarumma e Cutrone. Elliott e il Qatar. Piersilvio e il Milan. Diego e l’Atalanta

Se fate come me, vi sembrerà di stare comodi su una sedia a dondolo guardando da lontano un luna park. Dalla tenda del Circo Milan non arriva nessun rumore, non entra nessun trapezista e non esce nessun clown. È chiuso, gli spettacoli inizieranno tra qualche settimana, eppure c’e un fitto via vai di inservienti, con secchi e stracci, che sussurrano l’uno con l’altro. Puliscono merda di elefante e nel frattempo carpiscono segreti e sotterfugi. E la voce, l’indiscrezione, la “bomba” quale essa sia, in un attimo fa il giro delle giostre. C'è chi garantisce di aver visto l’uomo serpente far l’amore con la donna cannone, chi ha sentito dell'acquisto di una nuova tigre bianca, altri giurano di aver sentito l’armatore parlare di un mangiafuoco a due teste. 

La gente fa spallucce, io pure sono come San Tommaso: se non vedo non credo. So che c'è in giro un tale Paolo Maldini, di tradizione come gli Orfei nei circhi, a occuparsi di questo. Lavora con un grande personaggio dei fumetti, un certo Zorro che non parla mai, non dice niente e per seguire Paolo ha lasciato la poltrona n.2 della Fifa. Chissà che giochi di prestigio hanno in testa, mentre i media li trattano come due volpi stupidotte, circondate da uva che non riescono ad afferrare. Io penso che si stiano dando da fare nei boschi dice non c’è uva ma molte piccole prede, e adoro il loro silenzio, il loro camminare senza pestare né arbusti né foglie secche. La trovo la sfida più suggestiva a quel brusio fitto di nulla, cui Zorro e Paolo regalano sorrisi artificiali come nelle pubblicità. 

Così non mi tange il fatto che (dicono) abbiano messo in vetrina e sulla bancarella Donnarumma e Cutrone, credo che in 2 anni per il portiere e ora anche per il centravanti non sia cambiato nulla, assolutamente nulla: se arrivano dollaroni fruscianti, se ne parla. Se no, grazie e arrivederci. Stanno qui. 

Mentre scrivevo questo delirio equestre estivo, mi ha raggiunto la voce di un altro inserviente con stivali, spazzolone e secchio: “Elliott sta vendendo tutto al Qatar”. Lo sa per certo: ha sentito che ne parlavano i nani, mentre puliva la gabbia dei pony. Sarà. Non mi stupirebbe che Gazidis per un qualche motivo, ogni tanto parli con gli arabi. Chissà di che parlano.

Dal Circo Mediaset, di cui ho letto e sentito attraversare un risveglio che auguro a tutti i miei colleghi dopo il lungo letargo di quella azienda che ho amato e che non c'è più, arrivano parole d’amore per il Milan da Piersilvio che si duole per l’assenza dall’Europa. Non era certo quella la sede per ricordargli a cosa è stato dovuto quel triste baratto. 

A proposito, Diego Abatantuono ne ha parlato invece, non nascondendo la rabbia per chi ha esultato dopo il patteggiamento con l’Uefa: un anno senza Europa League e chiudiamo i conti. Diegone ha aggiunto di ricordare con malinconia le famiglie dei mecenati e di essere diffidente verso i Fondi. 

Nella nostra Milano una volta c’erano calzolai e sarti, tecnici della telefonia e tintori. Oggi ci sono solo cinesi. Fanno tutto loro e via Paolo Sarpi sembra Michigan Avenue per quanto non finiscano mai le botteghe dei cinesi.  Una volta c’erano Rizzoli, Pirelli, Fraizzoli, Moratti (ma anche Felicino Riva, Buticchi, Colombo, Farina...), oggi Suning, Elliott, italoamericani stile Soprano da Venezia a Bologna fino a Firenze e Roma. Possiamo rimpiangere, ribellarci, polemizzare sugli stipendi (meglio allora a due milanisti acclarati come Maldini e Boban, se ci sono di mezzo i sentimenti, piuttosto che a interisti parvenu come Marotta e Conte, ma parliamo di professionismo), fantasticare sul progetto Atalanta che dai Bortolotti a Ruggeri fino a Percassi, da mezzo secolo fa quella roba lì come nessuno: valorizza e vende, valorizza e vende. Concedendosi anche una coppa europea ogni 25/30 anni. Le favole sono belle perché sono, appunto, favole.

Quando finiscono, torni alla vita reale. E ti svegli in mezzo a Fondi, pirati, squali, sarti cinesi, russi, arabi e una marea, un'infinità di inservienti che, tra una merda e l’altra, si inventano la prossima favola.