Per Gattuso 3 problemi da risolvere. E su Higuain vado controcorrente

16.12.2018 00:00 di Fabrizio Tomasello Twitter:    Vedi letture
© foto di Stefano Montesi
Per Gattuso 3 problemi da risolvere. E su Higuain vado controcorrente

Difficile riuscire a parlare di calcio dopo aver assistito allo spettacolo indecente messo in scena al Karaiskakīs di Atene dall’incapace e visionario arbitro francese Bastien. Tra l’altro ben anticipato dai tifosi dell’Olympiakos che prima della partita hanno issato una suggestiva scenografia dedicata a «La Casa di Carta», meravigliosa serie tv dedicata ad un gigantesco furto. Evidentemente già sapevano cosa sarebbe accaduto di lì a poco.
Rimuginare troppo su certe cose però, all’indomani di una delle disfatte più dolorose dell’ultracentenaria storia dell’Ac Milan, può avere solo il potere di distogliere l’attenzione generale dai reali problemi manifestati ancora una volta dalla squadra di Gennaro Gattuso. Ha ragione l’allenatore calabrese nella sua disamina a caldo nel post partita: il Milan aveva la partita in mano, ma quando si commettono certe ingenuità è giusto uscire. A rileggere con attenzione il match, risulta un’analisi tanto corretta quanto preoccupante. Perchè è vero che a parte la doccia gelata subita dopo 7 secondi di gioco - bravo Pepe Reina a metterci una mezza - il Milan per 70 minuti abbondanti non ha rischiato praticamente nulla, ma non ha neppure provato a chiudere il match come sarebbe stato corretto fare.
Il piano partita preparato alla vigilia è stato rispettato solo a metà. Corretto imbrigliare l’attacco dell’Olympiakos e anestetizzare il match, il vero problema della gestione rossonera è che si poteva, anzi si doveva, giocare con maggiore attitudine offensiva e chiudere subito i giochi, magari con un gol in apertura. Del resto, ogniqualvolta il Milan ha provato a far male - malgrado un Higuain non ancora al top, un Calhanoglu involuto in maniera preoccupante e naturalmente l’assenza del vero faro rossonero, lo spagnolo Suso - il Milan ha dato la sensazione di poter far male alla difesa greca. Ma sempre senza la necessaria convinzione, senza il veleno per dirla alla Gattuso. E infatti siamo ancora qui a parlare di mancanza di personalità. Al Milan giovane che la nuova proprietà sta cercando di costruire mancano i leader in campo, quei calciatori capaci di caricarsi sulle spalle il peso emotivo di sfide importanti come quella di Atene e trascinare i compagni più inesperti. 

Problemi di leadeship a parte, sulla scrivania di Gattuso restano almeno un paio di questioni legate alla gestione tecnico-tattica del Milan. La sensazione, anche dopo aver riguardato il match contro il Torino, è che il centrocampo rossonero sia spesso e volentieri soverchiato dagli avversari. Un handicap tutt’altro che trascurabile, specie quando si gioca contro squadre organizzate, capaci di pressare alto, chiudere le linee di passaggio e aggredire in mezzo al campo. Il problema è che il 4-4-2 scelto da Gattuso per poter schierare insieme Higuain e Cutrone, se utilizzato con Suso a destra e Calhanoglu a sinistra (o con Castillejo a sostituire uno dei due), diventa un azzardato 4-2-4 che costringe Bakayoko e Kessiè ad una drammatica inferiorità numerica in mezzo al campo. Un modulo del genere è gestibile se a sinistra c'è uno come Bonaventura, capace di stringere in mezzo e dar man forte ai centrali. Con il fantasista turco che in questo momento appare ben lontano da una condizione di forma decente, il 4-4-2 rischia di essere un lusso da calcolare con attenzione.
L’altro elemento su cui lo staff tecnico di Milanello farà bene a studiare con cura è quello della efficacia davanti alla porta avversaria. A parte le famose 8 occasioni da gol di cui Gattuso ha parlato ad Atene, anche contro il Torino gli attaccanti del Milan hanno dimostrato di peccare di lucidità nella gestione di ripartenze in superiorità numerica che avrebbero dovuto essere sfruttate in ben altra maniera. Nell’ultimo quarto d’ora del primo tempo, Higuain, Suso e Cutrone hanno avuto sui piedi almeno 3 occasioni per sigillare il match e andare a riposo in vantaggio, sprecate per egoismo (vero Pipita?) e scelte sbagliate.

E a proposito di Higuain, sembra che oggi tutti si siano accorti che l’attaccante argentino sta rendendo ben al di sotto i suoi standard abituali, deludendo fortemente la dirigenza rossonera che ha investito tanto su di lui e soprattutto il popolo milanista. Io però vado ancora una volta controcorrente. Mentre la gran parte dell’opinione pubblica lo difendeva, giustificando la sua sceneggiata indecorosa messa in scena contro la Juventus, io ho puntato ferocemente il dito contro di lui perchè certi atteggiamenti sono francamente inaccettabili. Oggi invece, quando tutti gli organi di informazione sembrano concordi sul fatto che un Higuain così non meriti il riscatto, io considero positivamente alcuni gesti da centravanti vero visti ad Atene. Poco, per carità, da un bomber come lui è lecito aspettarsi ben altro, ma quella progressione imperiale nella seconda metà della ripresa, quando si è portato a spasso l’intera difesa dell’Olympiakos e poi ha scagliato una mina vagante che si è spenta a pochi millimetri dal palo di Josè Sa, mi ha fatto intravedere barlumi di Pipita d’annata. Che sia un definitivo segnale di risveglio è quello che ci auguriamo tutti. Già martedì sera a Bologna.