Perché Boban non ha telefonato a Elliott. Perché Giampaolo ha rischiato con Andrè Silva

05.09.2019 00:00 di Franco Ordine   Vedi letture
Perché Boban non ha telefonato a Elliott. Perché Giampaolo ha rischiato con Andrè Silva

Recitava il vecchio spot: “Una telefonata allunga la vita”. Nel caso di Zvonimir Boban ha fatto relativo scalpore la battuta rilasciata nell’intervista a Peppe Di Stefano di Sky, poche ore dopo il gong del calcio-mercato, riferita ai contatti con Elliott. “Non li ho sentiti” ha raccontato ironicamente. Certo che li ha sentiti e ripetutamente. Anche perchè il suo ufficio è adiacente quello di Gazidis che è poi il plenipotenziario scelto dall’azionista per vigilare sui conti del club. Ma quella battuta, addizionata al rammarico espresso nella stessa intervista (“forse dovevamo prendere qualche elemento esperto”), racconta del tormento vissuto dalla coppia responsabile dell’area tecnica nel completare le operazioni di mercato. Boban è un tipo fatto così, rigoroso con sé stesso e rigido nei confronti degli altri, poco incline al compromesso. Evidente il retro pensiero: Paolo e Zvone avevano in mente di completare il puzzle rossonero con un profilo alla Modric per intendersi, non sappiamo ancora in quale ruolo. Di sicuro l’operazione avrebbe comportato un impegno finanziario che prevedeva il decisivo sì di Elliott, assenso che non c’è stato quindi. Eppure il disavanzo economico non è stato di scarso rilievo. Il Milan ha chiuso con meno 59 milioni che non sono proprio delle noccioline per sette nuovi arrivi e con il congedo di qualche esponente della ricca rosa che non eleveranno in modo significativo la cifra collettiva. È bene saperlo fin da ora: con questo gruppo, in mancanza di uno-due fuoriclasse, la statura tecnica del Milan è inferiore a quella di Lazio e Roma, alla pari con Atalanta e Torino. Perciò pretendere che raggiunga il quarto posto, avendo davanti i 3 giganti del torneo Juve, Inter e Napoli, è una pretesa (ripetita juvant) non giustificata, per ora.

L’altro nervo scoperto del Milan di questi giorni è rappresentato dalla comunicazione di Marco Giampaolo. In molti colleghi sono rimasti spiazzati dal suo modo di commentare le partite. Ecco il primo punto. Forse bisognerà invertire i ruoli, in queste prime settimane di permanenza a Milanello: non è Giampaolo che deve “adeguarsi” ai cronisti, ma al contrario sono i cronisti che devono apprezzare la sincerità, in qualche caso persino brutale, con cui il tecnico è abituato a chiosare le esibizioni della sua squadra. Altra novità. In passato, grazie a qualche “trombettiere”, i giornali riuscivano ad anticipare le scelte, persino quelle più inattese, dei tecnici, in particolare di Gattuso il quale peraltro in un paio di occasioni s’infuriò con lo spogliatoio. Bene. Prima di Milan-Brescia nessuno ha “bruciato” la sorpresa preparata da Giampaolo e cioè Andrè Silva al posto di Piatek, mossa assai rischiosa (pensate se il portoghese si fosse infortunato come l’avrebbe presa la società che lo stava cedendo in Germania….). La spiegazione è semplice: la decisione è comunicata agli interessati il giorno stesso della partita e non 24 ore prima. Ho l’impressione che quella scelta a sorpresa sia diventata un messaggio ai naviganti rossoneri tipo “guardate che con me non ci sono gerarchie pre-costituite”. Il rendimento del polacco e di Paquetà subentrati nel finale, ha dato semplicemente ragione a Giampaolo e alla sua scelta complessiva.