Perché l’accordo con l’Uefa è un buon accordo. A Giampaolo non manchi mai il sostegno del club

20.06.2019 00:00 di Franco Ordine   Vedi letture
Perché l’accordo con l’Uefa è un buon accordo. A Giampaolo non manchi mai il sostegno del club

È fiorito sul tema Milan-Uefa un gustoso e pittoresco dibattito a proposito dell’opportunità, per il Milan, di uscire dall’Europa league conquistata sul campo in cambio di un anno in più per risanare i conti del bilancio. Molti “dottor sottile” in circolazione hanno provato a sostenere la tesi secondo cui a una società gloriosa come il Milan non conviene uscire dalle coppe anche se si tratta di quella meno importante. La replica scontata è la seguente: meglio perdere un anno l’Europa league e puntare alla Champions l’anno successivo che il contrario. O no? Per fortuna gli addetti ai lavori hanno colto il lato positivo della vicenda. Un verdetto del genere, infatti, da una parte consente all’Uefa di mostrare il volto feroce/intransigente e dall’altra al Milan di conquistare l’obiettivo indicato da Gazidis per mettersi al lavoro con qualche chanche in più di centrare il risultato del pareggio di bilancio entro il giugno del 2022. Chi obietta e critica dimentica che è stata l’Uefa ad aprire le porte a questa conclusione quando ha deciso di non decidere e di rinviare ogni suo verdetto alla pronuncia del Tas. Come sosteneva Giulio Andreotti “un cattivo accordo è sempre meglio di un non accordo”. Elliott poi non è certo il tipo da fermarsi dinanzi all’eventuale chiusura dell’Uefaconsiderato il fatto che di solito è capace di imbastire duelli legali con istituzioni ben più potenti della federazione calcistica europea. D’altro canto concentrarsi sul campionato (più coppa Italia) è un bel vantaggio anche per Giampaolo, specie all’inizio della sua avventura in rossonero che non sarà così semplice e scontata. Cambierà, rispetto alla gestione di Gattuso, quasi tutto: allenamenti, schemi, preparazione, ruoli per alcuni giocatori, dirigenti.

   A proposito di Giampaolo c’è registrare un coro di giudizi mielosi e positivi che qualche riflessione autorizzano. Chi l’ha frequentato (calciatori allenati nelle varie tappe), chi l’ha spinto a intraprendere la carriera di allenatore (Delio Rossi), chi al Milan voleva portarlo nel 2016 (Berlusconi e Galliani)e chi l’ha visto all’opera (il presidente dell’Empoli Corsi) sostengono, tutti insieme, che scelta migliore non poteva essere fatta. Va bene. Eppure qualche difettuccio Giampaolo deve pure averlo. E qualche spigolo del carattere è lì pronto a dimostrarlo. Per questo motivo sarà indispensabile garantirgli il massimo del sostegno da parte della società non soltanto in dichiarazioni pubbliche ma anche in privato, dentro il recinto di Milanello, in modo tale che il nuovo tecnico non perda mai terreno rispetto al gruppo di calciatori. Non è una questione secondaria. Dopo il derby di ritorno, e in seguito al confronto polemico tra Leonardo/Maldini e Gattuso, è andato in tilt lo spogliatoio rossonero. Boban e Paolo devono essere previdenti sul punto. A Giampaolo invece va fatta solo una raccomandazione: resista alla tentazione di riportare a Milanello parte della Samp perché San Siro è un altro mondo rispetto a Marassi e il pubblico milanista un altro popolo.