Perché Milan ha ancora bisogno di Ibra. Perché è giusto che il prossimo anno ci sia Gazidis alla guida completa del club

28.05.2020 00:00 di Franco Ordine   Vedi letture
Perché Milan ha ancora bisogno di Ibra. Perché è giusto che il prossimo anno ci sia Gazidis alla guida completa del club

L’hanno dato per un ferro vecchio, arrugginito, e ora, addirittura, a fine carriera dopo l’ultimo insulto muscolare così da provocare quasi una ribellione istintiva. E non perché Zlatan Ibrahimovic susciti una particolare simpatia. Anzi. Il personaggio è tale da alimentare più critiche, da sempre, che elogi a un talento e a qualità tecniche e fisiche straordinarie. Non solo. Certe sue dichiarazioni che denunciano la presenza di un ego stratosferico sono più lo specchio delle sue strepitose motivazioni che le sbruffonate di un complessato. In più occasioni, e in particolare dopo il recente intervento chirurgico al crociato, la ripresa fisica di Ibra è stata a dir poco miracolosa. Eppure lui, un anno e mezzo fa, era così insicuro di poter tornare Ibra da rinunciare alla proposta del Milan che gli era stata recapitata da Leonardo e Maldini. E in modo altrettanto sincero, quando si è presentato a casa Milan per il primo giorno da milanista 2.0, ha ripetuto il suo mantra. “Prima di discutere di un eventuale rinnovo voglio vedere come reagisce il fisico e come mi ritrovo nel calcio italiano” la frase che ha un registro completamente diverso rispetto a quello di uno spaccone.

Ibra ha dato prova d’essere ancora lui. Capace, a dirla schietta, di spostare gli equilibri nel calcio italiano. E il suo avvento ha consentito al Milan di Pioli di rimettersi in carreggiata e di provare a scalare la classifica dopo quella domenica choc vissuta a fine dicembre a Bergamo. Lo svedesone non è stato utile solo in campo. È stato prezioso soprattutto in allenamento e nello spogliatoio di Milanello dove ha cominciato a guardare malmostoso chiunque battesse la fiacca oppure si applicasse senza la necessaria concentrazione durante l’addestramento. A rileggere le frasi dei suoi sodali, c’è stata un’accoglienza quasi trionfale. E d’altro canto il Milan giovane e inesperto d quei mesi aveva bisogno di un precettore con queste caratteristiche per provare a fare uno scatto in avanti. Se fossimo stati ai tempi di Berlusconi e Galliani, è mia personale convinzione che dopo l’infortunio muscolare, si sarebbero presentati a casa sua per fargli firmare il rinnovo quale gesto oltre che di stima e di riconoscenza, di carica per tutto il gruppo.

Mi diranno: troppa nostalgia dei tempi passati che non torneranno più. Verissimo. Ma la suggestione è fatta apposta per sviluppare un ragionamento che è il seguente.

È giusto che la prossima stagione sia Gazidis a guidare, per la prima volta da solo, il Milan. È ancora giusto che sia lui a scegliere i collaboratori dell’area tecnica senza voler lisciare il pelo al “milanismo” portandosi in casa Leonardo, Boban e Maldini in sequenza e che quindi convochi a Milanello il tedesco Ralf Rangnick. È altresì giusto che quest’ultimo s’incontri con Singer e che riceva dall’azionista il mandato pieno come avveniva ai tempi con le visite degli allenatori nuovi in quel di Arcore da Berlusconi. Il punto è che nonostante l’infortunio muscolare, di Ibra il Milan squadra, qualunque sia il futuro tecnico e l’allestimento della squadra, avrà ancora bisogno. Perché i nuovi arrivati in particolare hanno bisogno di avere un modello, uno dal quale imparare come ci si prepara a una sfida, a un allenamento, a una stagione. E questo modello deve godere della stima di tutti. Ibra risponde a queste caratteristiche.