Perché Pioli è preferibile a Spalletti. Com’è successo alla Juve del dopo Moggi: solo una capace squadra dirigenziale farà risorgere anche il Milan squadra

10.10.2019 00:00 di Franco Ordine   Vedi letture
Perché Pioli è preferibile a Spalletti. Com’è successo alla Juve del dopo Moggi: solo una capace squadra dirigenziale farà risorgere anche il Milan squadra

Non c’è mai stata un’ondata di popolare sdegno nei confronti del Milan e dei suoi rappresentanti come quella che ha travolto Elliott più Maldini e Boban nei giorni seguiti al successo di Genoa e all’esonero di Giampaolo. Su un punto la stragrande maggioranza di tifosi rossoneri si è trovata d’accordo: il tecnico scelto a giugno andava sostituito per le contraddizioni segnalate nelle sue scelte e per lo scarto, eccessivo, tra il calcio inseguito e quello prodotto. Qui è il primo punto chiave della vicenda. Paolo Maldini, autore della scelta sulla base di semplici “sentito dire”, non di uno studio del curriculum e dei precedenti, ha dichiarato in tempi non sospetti: “Sappiamo chi abbiamo scelto”. La frase sembrava segnalare la fiducia completa e la pazienza nell’attendere che il lavoro di Giampaolo sbocciasse. Si è lasciato invece convincere al grande passo dalla forte personalità e dalle critiche serrate di Boban. Ecco il primo punto critico: è difficile, nonostante l’autentica amicizia e la stima infinita tra i due, guidare una macchina con due volanti. Non è mai riuscito a nessuno, nel calcio e in nessun’altra attività pubblica.

Secondo argomento: perché è stato meglio che Spalletti sia rimasto a Certaldo. Dalle prime ore in cui ha preso a circolare la candidatura di Spalletti, più sponsorizzata da tifosi e circoli ricreativi che altro, ho considerato questa ipotesi un errore. È vero: sarebbe stato il primo allenatore di grande esperienza alla guida del Milan dopo una serie di debuttanti o quasi. La sua esperienza all’Inter mi aveva invece trasmesso giudizi poco lusinghieri per la gestione del caso Icardi. Lo sviluppo della trattativa con Maldini e Boban mi ha infine convinto che Luciano non aveva alcuna motivazione ad allenare il Milan. Il suo scopo principale era quello di farla pagare in qualche modo all’Inter, di qui la richiesta di liquidargli lo stipendio di una stagione intera prima di liberarlo e di farlo passare in rossonero. Me lo vedevo già in quelle conferenze-stampa rompicapo!!!!!!!

Stefano Pioli è una persona equilibrata, un allenatore normale, non ha grandi e innovative sfide calcistiche da proporre ma è in grado, come un buon idraulico chiamato in casa per riparare un rubinetto che perde, di compiere il lavoro senza provocare grandi danni all’appartamento e soprattutto ottenendo il risultato richiesto. Non ha acceso la fantasia dei tifosi e già questo è un vantaggio perché ogni risultato conquistato sarà una sorpresa per l’ambiente.

Chiudiamo con l’argomento centrale: la società. La Juventus del dopo Calciopoli ha vissuto gli stessi tormenti e gli stessi stenti dal punto del Milan attuale. Vi ricordate la sua composizione? Stesso azionista, incarnato da Jhonn Elkann, presidente Cobolli Gigli, ad Blanc, direttore sportivo Secco e più in giù una sfilza di allenatori infilzati uno dopo l’altro dai deludenti risultati sul campo. Appena sono cambiati il vertice (Andrea Agnelli) e il management (Marotta più Fabio Paratici in compagnia di Nedved) ed è stato assunto Antonio Conte, la Juve ha cambiato vita e futuro. Al Milan è questo il problema principale. Elliott (ha già bruciato Leonardo) ha scelto Scaroni presidente che si occupa solo di stadio e che è a digiuno di calcio, Gazidis non parla ancora l’italiano dopo molti mesi, non si è calato nella realtà calcistica italiana e alle spalle ha esperienza di conti e bilanci; di Maldini e Boban abbiamo detto; sul piano politico non c’è nessuna personalità in grado di fermare la sequenza di sviste arbitrali che hanno penalizzato in questo inizio di campionato. Non solo: dentro la formazione italo-londinese dell’azionista ci sono più anime e questo rende il panorama confuso e incerto. Pensare infine che Scaroni sia convinto, come ha confidato a un influente amico, di poter rivendere il Milan “a 1 miliardo di dollari” la dice lunga sulla distanza tra realtà effettiva e propositi che si registra a casa Milan.