Piatek digiuna ma è sbagliato metterlo sotto accusa. Non merita di passare da salvatore a colpevole come Higuain

14.05.2019 00:00 di Alberto Cerruti   Vedi letture
Piatek digiuna ma è sbagliato metterlo sotto accusa. Non merita di passare da salvatore a colpevole come Higuain

Ci risiamo. Cambiano i centravanti e le rispettive maglie, ma dal numero 9 di Higuain al 19 di Piatek i discorsi sono gli stessi. E allora, anche se due indizi non costituiscono una prova perché ce ne vorrebbero almeno tre, come sosteneva Agatha Cristie, c’è già chi afferma, o semplicemente sospetta, che il Milan ha sbagliato ancora la scelta del centravanti. Colpa dei numeri, perché l’ultimo grande acquisto di Leonardo non segna da sei partite e persino Gattuso lo ha stuzzicato dopo il successo di sabato sera, dicendo che “Piatek non deve pensare soltanto al suo orticello, perché contro la Fiorentina poteva attaccare di più il primo palo e in un paio di occasioni è arrivato con una battuta di ritardo”. Un’insufficienza non si nega a nessuno, nemmeno a Cristiano Ronaldo oggi o a Maradona trent’anni fa, perché capita a tutti di non essere in forma, ma un conto è un giudizio relativo a una partita e un altro è quello assoluto. Piatek non poteva essere paragonato a Van Basten prima, ma non può nemmeno essere considerato un attaccante sopravvalutato adesso. E allora, anche se Piatek ha sbagliato qualche gol o qualche movimento, per coerenza e per convinzione, riteniamo che abbiano più colpe di lui i suoi compagni, per le rispettive caratteristiche o più in generale per l’impostazione tattica della squadra. Siccome è troppo facile cavalcare l’onda delle emozioni, emettendo frettolosi giudizi soltanto in base agli ultimi risultati, ricordiamo che dopo l’amichevole di lusso che il Milan perse al “Bernabeu” contro il Real Madrid, l’11 agosto scorso, malgrado un gran gol di Higuain, in questa rubrica scrivemmo che l’argentino da solo non poteva bastare per inseguire il quarto posto. Poi Higuain ci ha messo del suo, come si suol dire, perché si sentiva di passaggio o semplicemente pensava di trovare compagni di livello tecnico più alto. Ma a parte il fatto che comunque segnò 6 gol in campionato, era evidente che il gioco del Milan, senza un regista con caratteristiche offensive, o un vero trequartista in grado di smarcarlo in profondità, non gli garantiva adeguati rifornimenti. E siccome Paquetà, presentato come trequartista, ha quasi sempre giocato sulla fascia, la musica non è cambiata nemmeno per Piatek, bravissimo a segnare all’inizio sfruttando le rare occasioni a disposizione, ma anche lui condannato all’isolamento tattico come Higuain. Un problema affiorato in modo evidente, e preoccupante, nell’ultimo derby che ha fatto scivolare il Milan dal terzo posto in giù, perché quella sera Piatek toccò soltanto 15 palloni in 99’ e per quel motivo avanzammo il sospetto che stesse per fare, a livello tattico, la stessa fine di Higuain. Al di là dell’età e delle caratteristiche tecniche, la vera differenza tra i due riguarda il contratto che lega il polacco al Milan a titolo definitivo. Ma anche lui, come ha detto ieri il suo connazionale Boniek, a “Radio Anch’io sport” su Radiouno, Piatek gioca su un’isola deserta perché nessuno rifornisce le giuste pallottole al pistolero, per usare un’espressione a lui cara. Suso e Calhanoglu, infatti, sono più portati a cercare la conclusione personale, mentre Kessie e Bakayoko sono bravi soprattutto in fase difensiva. E’ vero che il Milan ha vinto le ultime due partite senza i gol di Piatek e il quarto posto, Atalanta permettendo, è ancora raggiungibile. Ma con o senza la Champions, con o senza Gattuso, pensando al futuro è assurdo discutere il valore di Piatek e ancora più assurdo non metterlo nelle condizioni ideali per segnare.