Piatek è meglio di Higuain, un incrocio tra Shevchenko e Inzaghi, ma non basta nemmeno lui se è troppo solo

05.02.2019 00:00 di Alberto Cerruti  articolo letto 45422 volte
Piatek è meglio di Higuain, un incrocio tra Shevchenko e Inzaghi, ma non basta nemmeno lui se è troppo solo

In attesa di sapere quanti gol segnerà quest’anno e nella sua carriera, possiamo già dire che Piatek è meglio di Higuain per due motivi: prima di tutto perché sa di essere del Milan, non in prestito ma a titolo definitivo, per cui psicologicamente è molto più tranquillo, e poi perché è più giovane dell’argentino d ben 8 anni. Una doppietta al debutto in coppa Italia contro il Napoli, che hanno regalato le semifinali di coppa Italia e poi un gol all’esordio in campionato, che ha fruttato un punto per tenere a distanza la Roma, sono il miglior biglietto da visita che il polacco potesse presentare ai nuovi tifosi. Nessun dubbio, quindi, sulle sue capacità realizzative e soprattutto sul fatto che sia un attaccante davvero completo, perché contro il Napoli ha segnato il secondo gol con uno scatto e un tiro degni del miglior Shevchenko, mentre a Roma ha infilato la porta con lo stesso fiuto del gol di Inzaghi, pronto ad avventarsi sul cross di Paquetà da sinistra come faceva Pippo su quelli di Serginho. Non era facile per Piatek sopportare la pressione psicologica dopo la partenza di Higuain, inserendosi in una squadra che non conosceva, con un salto in alto a livello ambientale perché un conto è giocare a Marassi con la maglia del Genoa e un altro entrare a San Siro con quella del Milan.

Complimenti a Leonardo che ha anticipato la concorrenza delle altre grandi squadre italiane e straniere, perché comunque finisca la stagione Piatek rimane un punto fermo per il Milan del futuro. Il problema, quindi, non sarà mai Piatek, ma chi sta dietro di lui perché non bisogna dimenticare che anche Higuain era partito benissimo, segnando un gran gol nell’amichevole estiva al “Bernabeu” contro il Real Madrid. Quella sua rete, però, non era bastata per vincere, come non sono bastati i suoi 8 gol in campionato, senza rigori – purtroppo - per evitare le critiche e poi la fuga al Chelsea. Nessun attaccante, infatti, può bastare a gioco lungo se non viene servito bene. E guarda caso a Roma si sono di nuovo rivisti i limiti del Milan, perché dopo il gol Piatek praticamente non ha più ricevuto palloni giocabili, come era successo prima di lui ai vari Higuain, Cutrone, Kalinic e Andrè Silva, per citare soltanto gli attaccanti di queste ultime due stagioni. Il gol a Roma è arrivato da un assist di Paquetà, spostato però sulla fascia dove non rende come al centro, nella posizione che preferisce da trequartista più vicino alla porta. Siccome Calhanoglu conferma regolarmente di essere un giocatore sopravvalutato, mentre Bakayoko e Kessie sono preziosi soltanto come frangiflutti davanti alla difesa e Suso va a corrente alternata, il rischio è che tra qualche settimana Piatek paghi per colpe altrui. Per questo ci ostiniamo a pensare che sarebbe meglio giocare con due unte, perché Cutrone aiuterebbe Piatek e viceversa. Gattuso, però, non ci sente e allora bisogna sperare almeno che il Milan regga in fase difensiva, come nelle ultime partite e in particolare nell’ultimissima a Roma, dove si è rivisto il miglior Donnarumma. Più libero nella testa, ormai vicino ai 20 anni che compirà il 25 febbraio, il portierone rossonero è una sicurezza ma nemmeno i grandi portieri, come i grandi attaccanti possono bastare da soli, come si può osservare guardando l’Inter in cui Handanovic, quasi sempre il migliore in campo, non basta per evitare le sconfitte. E infatti quando un portiere è il migliore in campo non è mai un bel segno, come dimostra indirettamente il primo grande Milan di Berlusconi in cui Giovanni Galli spesso era senza voto, perché Baresi e compagni non permettevano agli attaccanti avversari di avvicinarsi alla porta. E con i vari Ancelotti e Donadoni in mezzo al campo, Gullit, Van Basten e Virdis segnavano i gol delle tante vittorie. Altri tempi d’accordo. Ma prima o poi dovranno tornare.