Piatek merita il numero 9 ma se Cutrone gioca poco e gli altri non segnano addio al quarto posto

09.04.2019 00:00 di Alberto Cerruti   Vedi letture
Piatek merita il numero 9 ma se Cutrone gioca poco e gli altri non segnano addio al quarto posto

Il primo pensiero stavolta va al grande milanista Cesare Cadeo che tanti, da Baresi a Moratti, hanno salutato per l’ultima volta ieri pomeriggio nella Basilica di Sant’Ambrogio a Milano. Ricordiamo quando venne in “Gazzetta” poco prima di Natale, nel 1985, come ambasciatore Fininvest di Silvio Berlusconi, per chiedere al direttore Candido Cannavò che cosa ne pensasse del desiderio di “Sua Emittenza”, come era chiamato allora, di acquistare il Milan. Fu quello il primo seme della straordinaria avventura rossonera di Berlusconi, che il giorno dopo uscì ufficialmente allo scoperto incominciando la lunga trattativa per l’acquisto della società, felicemente conclusa il 20 febbraio 1986. Cadeo, che presentò il Milan campione d’Italia di Berlusconi, la sera del 15 maggio 1988 a San Siro, ha fatto in tempo ad applaudire i primi gol rossoneri di Piatek, ma purtroppo non riuscirà a vedere la sua prossima rete, la numero 9 in campionato del centravanti polacco che stranamente però non ha il numero 9. Sulla maglia, infatti, ha un 1 davanti al 9 per completare il 19, che un anno fa aveva preteso Bonucci. Un 19 e non un 9, da vero centravanti, anche se il 9 era libero dopo l’addio di un altro ex juventino, Higuain, per cui sarebbe stato logico girarlo direttamente a Piatek. Leonardo, però, si oppose, un po’ per non caricare di troppe responsabilità Piatek e un po’ perché dopo l’addio al calcio di Inzaghi la maglia numero 9 non ha portato bene ai suoi successori rossoneri, da Destro ad André Silva, passando attraverso i vari Luiz Adriano e Lapadula.

Sono bastati pochi mesi, però, per capire che Piatek stramerita la maglia numero 9, come il prossimo gol che segnerà, si spera contro la Lazio per blindare il quarto posto diventato improvvisamente a rischio, dopo le ultime quattro partite con tre sconfitte e un pareggio contro l’Udinese. Piatek, infatti, non è una meteora ma un goleador vero, e soprattutto non è di passaggio come i tanti centravanti che lo hanno preceduto, perché non è né in prestito, né in comproprietà e rappresenta il futuro del Milan. E’ lui la pietra su cui costruire il Milan che può e deve tornare in Champions, per cui il prossimo anno merita di ricominciare dalla maglia numero 9. Caso mai bisogna vedere chi merita di giocare al suo fianco, perché il problema del Milan di quest’anno è proprio il gol che arriva quasi esclusivamente da Piatek. Come ha ricordato anche il grande ex rossonero Virdis, ieri mattina a “Radio Anch’io” su Radiouno, e come sosteniamo da tempo in questa rubrica, al suo fianco dovrebbe giocare Cutrone, che pur avendo il fiuto del gol non è un egoista e si trova benissimo con Piatek. Peccato, però, che al di fuori di loro due, gli altri non segnino, o segnino troppo poco. E così la forza di Piatek sta evidenziando la debolezza realizzativa dei suoi compagni perché da quando è arrivato, tra campionato e coppa Italia ha segnato più gol (10) di tutti gli altri (9). Suso, a 5 gol, non è più quello della stagione scorsa, ma soprattutto il sopravvalutato Calhanoglu è fermo a un gol soltanto, la metà dei 2 realizzati da Romagnoli, e da un giocatore d’attacco come il turco è lecito pretendere molto di più in fase conclusiva. Il problema è ancora più evidente perché tutti gli altri centrocampisti hanno caratteristiche difensive, da Kessie, anche se bene o male ha segnato 3 gol su azione, a Bakayoko e Biglia, fermi a uno. Per non parlare dei difensori, perché il compianto terzino sinistro Maldera, che 40 anni fa segnò 9 gol per lo scudetto della stella, sembra Cristiano Ronaldo rispetto al suo erede nel ruolo Rodriguez. Ecco perché, se non si svegliano tutti gli altri alle spalle di Piatek, il quarto posto andrà a chi segnerà e vincerà più di quest’ultimo Milan. E dopo essere stato davanti all’Inter al terzo posto, sognando addirittura di agganciare il Napoli al secondo, tornare in Europa League sarebbe un autentico fallimento.