Piatek più vittima che colpevole rischia la fine di Higuain se Gattuso non trova il coraggio di cambiare il centrocampo

19.03.2019 00:00 di Alberto Cerruti   Vedi letture
Piatek più vittima che colpevole rischia la fine di Higuain se Gattuso non trova il coraggio di cambiare il centrocampo

Premessa fondamentale: Piatek è più giovane e più motivato di Higuain, per cui non è il caso di fare paragoni tra chi sta incominciando una nuova carriera e chi la sta concludendo. Osservando attentamente il Milan delle ultime settimane, quello pericolante anche se vincente delle partite che hanno preceduto il derby, il sospetto però è diventato certezza: qualsiasi centravanti in maglia rossonera è destinato suo malgrado a rischiare l’isolamento. Perché la vera maledizione è quella del numero 10 che in realtà non c’è più anche se la indossa Calhanoglu, non del numero 9 che non c’è più del tutto. E’ successo un anno fa con i vari Kalinic, Andrè Silva e lo stesso Cutrone, è ricapitato in questa stagione con Higuain e se non si corre ai ripari la storia si ripeterà anche con Piatek. E’ vero che il polacco si è inserito alla perfezione nel Milan, ed è vero che è stato capace di segnare 6 gol in campionato sfruttando le poche occasioni a disposizione, buttandosi su tutti i palloni, ma nessuno può fare il pistolero, per usare un’espressione a lui cara, senza pallottole. E nel Milan disegnato da Gattuso, che non prevede varianti al 4-3-3, chi può smarcare Piatek? Certamente non Bakayoko e Kessie, più portati a contrastare che ad impostare, perché sprovvisti del lancio in profondità. In teoria i rifornimenti potrebbero e dovrebbero arrivare dai giocatori più tecnici, ma Suso è irriconoscibile evidentemente per motivi fisici anche se Gattuso non rinuncia mai a lui, mentre il “Rivera del Bosforo” Calhanoglu cerca più il tiro che il lancio smarcante, comunque raramente preciso. L’unico in grado di aiutare Piatek è l’altro nuovo acquisto Paquetà, che però Gattuso si ostina schierare sulla fascia chiedendogli un lavoro supplementare in copertura, che il brasiliano svolge per la verità con grande applicazione. Ne abbiamo già parlato, ma i risultati positivi avevano convinto Gattuso ad andare avanti per la sua strada, con la conseguente rinuncia a Cutrone che invece aiuterebbe lo stesso Piatek in un ritoccato 4-3-1-2 con Paquetà trequartista davanti a tre centrocampisti. Cambiare in corsa durante una partita, specie quando si perde come è successo nel derby, genera soltanto confusione e contraddice le scelte iniziali. Meglio quindi approfittare di questa sosta, malgrado l’assenza di qualche nazionale, per studiare soluzioni alternative, perché un grande allenatore è tale quando sa trovare mosse nuove, come hanno dimostrato Allegri oggi, Lippi e Capello ieri, per non parlare dell’intuizione di Spalletti che si è inventato Vecino incursore. L’importante è capire che questo Milan ha già dato il massimo e per difendere almeno il quarto posto occorre trovare un’altra formula. Quei 15 palloni toccati da Piatek in 99 minuti sono un campanello d’allarme da non sottovalutare. Perché non si può continuare a sperare nei regali della Roma.