Pioli il meno colpevole di un fallimento che coinvolge tutti. Se non vuole vendere, Elliott batta un colpo e pensi al prossimo mercato dei dirigenti

24.12.2019 00:00 di Alberto Cerruti   Vedi letture
Pioli il meno colpevole di un fallimento che coinvolge tutti. Se non vuole vendere, Elliott batta un colpo e pensi al prossimo mercato dei dirigenti

Fallimento. E’ questo il nome dell’unico sponsor che ha saputo portare Gazidis, primo acquisto sbagliato del fondo Elliott. Primo, ma non unico, perché il fallimento di questa stagione del Milan coinvolge tutti, a cominciare da mister Paul Singer che c’è ma non si vede, anche se lui fa sapere che non ha mai parlato e continuerà a non farlo. Il problema, però, non è il silenzio di una proprietà che pensa più a costruire un nuovo stadio che una nuova squadra. Il problema è la sua incompetenza tecnica in un mondo particolare come il calcio in generale e particolarissimo come il calcio italiano, nel quale tanti, prima di mister Singer, hanno perso i soldi e la faccia. L’incompetenza, intesa come mancanza di conoscenza dell’ambiente, cioè delle dinamiche e delle persone che si occupano di calcio e non di finanza, ha portato alle scelte di Leonardo, Maldini e Boban, grandi nomi dal passato illustre e quindi affascinanti per i tifosi, ma senza esperienza specifica nel ruolo di dirigenti addetti alla scelta e agli acquisti dei giocatori e dell’allenatore. Con l’aggiunta dei paletti legati ai limiti di spesa e all’età dei giocatori da acquistare. Di qui le divergenze di vedute sempre più evidenti tra le parti, con l’aggravante delle scelte sbagliate, a maggior motivo se in aggiunta alle scelte già sbagliate dai loro predecessori. Rileggere, per ricordare, i nomi di Conti, Musacchio, Rodriguez, Kessie, Calhanoglu, Borini e Biglia, acquistati da Fassone e Mirabelli, in campo o in panchina a Bergamo. A questa discutibile eredità sono stati aggiunti, dopo l’arrivo del fondo Elliott, i vari Reina, Caldara, Castillejo, Piatek e Paquetà e infine, l’estate scorsa, i sei stranieri Hernandez, Duarte, Krunic, Bennacer, Rebic e Leao, a disposizione del nuovo allenatore Giampaolo. Vista la classifica, con la squadra doppiata da Inter e Juventus, a 14 punti dal quarto posto per la Champions e a 8 dal sesto per l’Europa League, non è il caso di buttare via altri soldi per nuovi presunti rinforzi, perché è inutile illudersi di sognare traguardi irraggiungibili. Meglio risparmiare per spendere meglio la prossima estate, ammesso che il fondo Elliott voglia continuare a rischiare con il Milan. Mai come adesso, quindi, la proprietà dovrà decidere se insistere, come chi ha acquistato obbligazioni che perdono ma spera sempre che risalgano, oppure se ammettere di avere sbagliato e quindi accogliere le offerte di nuovi acquirenti, possibilmente più interessati al calcio. Se prevarrà la prima ipotesi, sarà opportuno affidarsi a chi ha più esperienza di Maldini e Massara per la parte tecnica, e a chi ne ha di più dello strapagato e indeciso Gazidis per la parte amministrativa e commerciale. Perché la Juventus, l’Inter e la stessa Lazio, per non riparlare del grande Milan di Berlusconi, insegnano che le squadre funzionano quando c’è una società con poche persone e non un jumbo jet dirigenziale, nel quale tra l’altro soltanto Boban ha il coraggio di metterci sempre la faccia, come si suol dire e almeno per questo merita un po’ di comprensione. Ecco perché non è giusto prendersela con Pioli, che non si è avvicinato al Milan con la presunzione del “talebano” Giampaolo, anche se a Bergamo ha sbagliato a preferire inizialmente Leao a Piatek. Errori veniali che non bastano per spiegare l’umiliante 5-0 di domenica, ultima conseguenza del fallimento di tutti, nel quale l’allenatore rimane il meno colpevole. Anche perché Pioli è l’ultimo arrivato in questa valle di lacrime rossonere.