Più forti dallo scempio di Torino. Il siparietto Acerbi-Bakayoko. Mettete i paletti all'Uefa! Non arretrare è fare un passo avanti...

12.04.2019 00:00 di Luca Serafini Twitter:    Vedi letture
Più forti dallo scempio di Torino. Il siparietto Acerbi-Bakayoko. Mettete i paletti all'Uefa! Non arretrare è fare un passo avanti...

I disastri arbitrali nel nostro Paese vengono sempre pesati, misurati, giudicati a seconda della bandiera e della maglia. Siamo tutti faziosi, soprattutto tra giornalisti sportivi. Nella mia vita ho conosciuto solo due atei del pallone: Maurizio Mosca e Franco Rossi (sampdoriano solo di adozione per amicizia col presidente Mantovani prima e con Roberto Mancini poi). Tutti gli altri sono più o meno ultras di me, dichiarato dalla prima ora per non prendere in giro nessuno. Quindi ognuno la vede e la racconta a seconda della parrocchia. Penso anche, da sempre, che se tutti sono seduti a un tavolo dove sanno per certo che uno bara, ma continuano a giocare, la colpa è loro e non del baro. Quindi se sta bene così, sta bene a tutti. Il che però sabato scorso non mi ha evitato di fare qualche riflessione tra me e me.

Lo scempio del signor Fabbri infatti non è stato (soltanto) il rigore non concesso dopo la parata in area di Alex Sandro: si è perpetrato nei 90' con ammonizioni date e non date a vanvera, calcetti e reazioni ignorate, un altro rigorino non visto e altre prodezze come questa. Dopo il Milan di Sacchi, più forte in Europa di qualsiasi torto (gol regolarissimi annullati a Madrid e Brema, palloni entrati di un metro e mezzo a Belgrado, caccia all'uomo del Real eccetera) ma in Italia vittima dell'esecuzione di Rosario Lo Bello nel 1989, ho smesso di arrabbiarmi per colpa degli arbitraggi. L'amore per la Premier ha contribuito a questo distacco: lassù gli arbitri non se li filano né i giornali, né il pubblico, né i tesserati. I giocatori non simulano, non invocano, non fingono. I cartellini vengono distribuiti alzandoli lievemente in alto, senza sbatterli in faccia. E' tutto più soft anche nella gazzarra.

Eppure. Eppure in "Philadelphia" (2 Oscar) il tema finiva con non essere più la giusta causa per malattia, ma l'omosessualità e la discriminazione. E sotto traccia dopo sabato il tema non è più stato, da subito, un "errore arbitrale" reiterato, ma il "sistema", per chiamare le cose con il loro nome. Così mi è venuto in mente di non ricordare - nella mia vita - una partita tra Juventus e Milan con un episodio, uno solo, a favore del Milan simile a quando Concetto (papà Lo Bello) riconobbe alla Domenica Sportiva di non aver concesso un rigore sacrosanto per fallo di Morini su Bigon. O simile al fallo pazzesco di Tardelli su Rivera nel cerchio di centrocampo al calcio d'inizio! O simile al gol di Muntari non visto da arbitro e guardalinee. O simile a un rigore dato al 97' per un fallo di mano inesistente di De Sciglio (quando era rossonero). Oppure un parallelo tra l'espulsione di Kessie e la squalifica del medico rossonero dopo la Supercoppa di gennaio. Non ricordo un Mandzukic in rossonero che applaude 3 volte (tre) l'arbitro dopo essere stato ammonito, urlandogli in faccia: "Bravo" senza essere punito. Avendo paura di essere fazioso, ho provato a ricordare al contrario un "non-rigore" Iuliano-Ronaldo in uno scontro tra Juventus e Inter o un arbitraggio come quello di un anno fa a San Siro. Ho provato a ricordare un torto subìto dalla Juventus come un gol annullato a Turone per un fuorigioco inesistente del giallorosso, nella sfida scudetto tra Juve e Roma nel 1981. Non ricordo episodi così eclatanti, in sfide tra grandi e in momenti delicati, a sfavore della Juventus. E' un mio limite. Ripeto ancora di essere fazioso e quindi certamente gli juventini potrebbero citarmene e rinfacciarmene a decine. C'è una differenza, però: gli episodi che ho citato io li ricordano tutti e appartengono alla storia (negativa) del nostro calcio. Quelli che ricordano gli juventini, se li ricordano - appunto - gli juventini. E basta. Ma se restiamo tutti seduti in silenzio a un tavolo a giocare a carte, vuol dire che nessuno sta barando. 

Il Milan visto sabato scorso è finalmente la squadra che aspettavamo da settimane per atteggiamento, coraggio, costruzione: mi pesa ancora quel colpo di testa di Piatek al 2', ma almeno ho rivisto Suso. Un murale all'esterno della "Fabbrica del vapore", a Milano, cita una frase straordinaria di una vittima dell'Isis: "Non arretrare a volte è come fare un passo avanti". In una situazione meno nobile e infinitamente meno drammatica, quella frase vale anche per la classifica dei rossoneri dopo 1 punto nelle ultime 4 partite. Ora però bisogna tornare. Quella squadra di Torino può farcela, a battere la Lazio e arrivare infine in zona Champions. A proposito, Acerbi ha fatto il suo da fazioso laziale ("Presi uno per uno i giocatori di Lazio e Milan, tra noi e loro non c'è storia"), Bakayoko ha risposto da fazioso milanista twittandogli sull'account "Ci vediamo sabato". Finita qui, civile e accettabile. Meno accettabile la nuova ravanata Uefa che deferisce di nuovo il club per questioni che riguardano le vecchie gestioni: bisognerà mettere qualche paletto che faccia giurisprudenza, a questi signori, perché deve essere chiaro che in qualsiasi settore imprenditoriale del pianeta, i nuovi proprietari devono accollarsi i debiti, ma non certamente le sanzioni per irregolarità avvenute prima del loro avvento. Quindi se c'è da sistemare qualche conto, parliamone (purché poi i soldi non finiscano nelle tasche del Platini di turno per le sue opulente consulenze), ma se questo prevede paletti di mercato o altre sanzioni, sarebbe ora di dire basta una volta per tutte. E cambiare le regole.

Chiudo con un ringraziamento particolare al "Milan Club Rino Gattuso" di Castelvetrano (Trapani) per l'accoglienza che in settimana hanno riservato a me e a "Lady Stalker". Grazie di cuore.