Più Ibra e meno virologi, please. 195 calci al tesoretto

10.10.2020 00:00 di Mauro Suma   Vedi letture
Più Ibra e meno virologi, please. 195 calci al tesoretto

Si stava meglio quando si stava peggio. Fino a tre anni fa il Milan era in balia delle onde ma almeno c'era l'adrenalina di godersi con i popcorn in mano la botta di Serafini al venerdì e la risposta di Suma al sabato. Oggi tutto finito, tutto compatto, tutto ripartito. E fino alle 17.00 di ieri Suma si chiedeva: lo faccio o no? Certo che sì, la tentazione forte era quella di fare copia-incolla, anche oggi, del pezzo di ieri di Luca. Dopo il quale francamente, si può serenamente chiudere tutto. Ma Ibra alle 17.00 di ieri ha fatto saltare il banco, come sa fare solo lui. Grande, enorme Ibra. Ma non perchè è guarito e perchè giocherà, se si giocherà, il derby. Il suo è un segnale di vita e di ripresa a prescindere, di ribellione rispetto al terrorismo dei dati che ogni giorno vengono scagliati contro gli italiani. 5000 positivi, certo, tanti, bisogna stare attenti, bisogna evitare movide inutili e dannose, bisogna distanziarsi, lavarsi le mani e usare le mascherine: sacrosanto. Per il resto smettetela di fare terrorismo sulla pelle di un Paese civile: 5000 positivi con 130mila tamponi, attenzione, ma non siamo ad aprile. Perchè se ad aprile facevi 130mila tamponi, ne trovavi 30mila di positivi, non 5000. Perchè oggi la carica virale è diversa soprattutto nel mondo del calcio, così come è diversa la pressione sugli ospedali visto che le terapie intensive oggi sono 387 e a marzo non ne bastavano 4000. La guarigione di Ibra è un segnale di vita, di riscatto, di vita che si riappropria di sè stessa, rispetto al terrore, rispetto alla mistificazione, rispetto alla creazione di un clima cupo e pessimista che si vuole a tutti i costi, con strategia, e questo preoccupa, in Italia. Avrei detto la stessa cosa se il Covid l'avesse avuto Lukaku e fosse guarito lui. il derby, il campionato e il calcio italiano oggi sono il vero bene comune, non le nostre fazioni e le nostre rivalità. Perchè è la casa comune che stanno minacciando, perchè è quella che vogliono chiudere. E a questo punto sia chiaro: se il calcio italiano si ferma, potrà tornare solo quando ci sarà il vaccino. Quando? Non si sa, guardate come si infastidisce il professor Galli quando gli chiedono del vaccino, il vaccino chissà come, chissà quando, non fateci conto, dovete stare chiusi in casa e non fiatare. E se possibile "beccarsi" i suoi collegamenti così simpatici. E' rispetto a tutto questo che Ibra ha dato un grande segnale. Così come mi auguro lo diano Bastoni e Skririar, Gabbia e Duarte, Nainggolan e Gagliardini. Perchè ai cultori della cupezza a marzo andava bene l'hastag #andràtuttobene, ma se Ibra sfida il Covid manca di rispetto ai malati...Ma si può? Manca di rispetto? Ibra vuole vivere! Tutti vogliamo vivere! In sicurezza, con mille precauzioni, ma vivere. E se possibile giocare. Senza le trovate istrioniche di Capodichino e dintorni e senza vivere in ginocchio davanti al Covid. Che è il primo comandamento della repubblica dei virologi. Che è una repubblica molto diversa da quella dei medici che stanno in corsia, che lottano in prima linea e che non hanno tempo per andare in tv.

Le cose che ho detestato di più questa settimana sono state due: la prima, il Milan ha risparmiato il tesoretto dell'Europa League e di Paquetà perchè Elliott vuole fare economia. La seconda, Gabbia positivo visto che dovevamo prendere il difensore? Stiamo sulla seconda: e se poi il difensore dei sogni degli ultimi giorni di mercato lo becca anche lui il Covid, che facciamo? Ne prendiamo un altro e un altro ancora fino ad avere un centinaio di giocatori in rosa? Vi prego...così come vi prego sul tesoretto. Per tutta l'estate, ho detto e scritto, mi sono sgolato: bisogna fare i conti col bilancio, i conti non vanno bene, una rata di Sky non è arrivata, gli stadi sono vuoti, zero campagna abbonamenti, le aziende che fanno pubblicità nel calcio sono a loro volta sotto pressione per la contrazione economica del Covid, gli incassi sono al lumicino. Non è servito a nulla. Finito di sentire i commenti dell'apocalisse di virologi che parlano di un mondo rallentato, di un mondo sotto choc, di un mondo diverso, di un mondo capovolto, ecco che si va sui talk sportivi con il tasto della normalità. Per il Milan non c'è il Covid, per il Milan va tutto bene, il Milan deve comprare, sperperare, strapagare, perchè se evita di prendere tizio o caio a 30 milioni, si "intasca i soldi". Questa non è solo disinformazione. E' astio, è cattiveria, è malafede. Piuttosto, domandina: due anni fa meno 123, un anno fa meno 146 e ora meno 195. Me la trovate un'altra proprietà che regge e sostiene tutto questo? E che lo fa senza mettere pressione a squadra e tifosi, trasmettendo l'idea che se non si va in Champions League non è una tragedia. Il Milan sa di non aver fatto una campagna acquisti da Champions, ma sapeva perfettamente, visti i numeri, che non poteva farla. Eppure il Milan e la sua proprietà non si arrendono: le basi sono solide, giovani, di prospettiva, se non ce la faremo da un anno all'altro, ce la faremo in 2-3 anni. Ma ce la faremo. Chapeau, altrochè il troppo, tanto, rutto libero che continuo ahimè a leggere e a sentire.