Post derby: dirigenza furibonda per quanto visto, ma fa quadrato su Giampaolo. L'allenatore, però, deve dare certezze ai suoi giocatori e far rendere chi deve far gol

23.09.2019 00:00 di Pietro Mazzara Twitter:    Vedi letture
Post derby: dirigenza furibonda per quanto visto, ma fa quadrato su Giampaolo. L'allenatore, però, deve dare certezze ai suoi giocatori e far rendere chi deve far gol

 L’amico e collega Guglielmo Mastroianni, in un suo tweet, ha centrato il punto. Una volta, perdere contro l’Inter e la Juventus avrebbe fatto perdere il sonno e avrebbe rovinato l’intera settimana successiva a tutti i milanisti. Oggi, invece, sembra qualcosa di scontato. Dove portare a casa la pelle con un punto (di farne tre è diventata utopia) sembra un risultato fuori dagli schemi. Oggi la situazione è questa. La settimana della stracittadina non ha vibrato come altre volte, perché il sentore di essere una squadra inferiore, in tutto e per tutto, all’Inter era troppo evidente. Già nel dopo Verona-Milan, dove i rossoneri hanno vinto con un rigore e rischiando di subire il pareggio nel finale, c’era il sentore che la gara di ieri sarebbe stata durissima, per non dire proibitiva. E così è stato. Perché il Milan, escluse due azioni nel primo tempo e una nel secondo, non ha fatto nulla per vincere la gara. Il messaggio trasmesso dalla squadra e da Giampaolo è che, da luglio ad oggi, il lavoro svolto a Milanello sia stato effimero. Come una materia studiata tutti i giorni e poi fallita all’esame. Si è cercato di trovare dei punti giustificativi di questo momento del gioco milanista, individuando nell’atteggiamento difensivista degli avversari una delle chiavi delle difficoltà. Ma sabato sera, contro una squadra che ha lasciato qualche spazio, soprattutto una volta saltato il check-point dei due intermedi di centrocampo, il Milan non ha prodotto nulla. Le occasioni di Suso (perché non l’hai data a Leao o a Kessie?) e di Piatek nel primo tempo lasciano l’amaro in bocca, il palo di Theo Hernandez la certezza che il francese è ciò che serve a sinistra.

Il silenzio di Boban, Maldini e Massara nel post derby è il segnale di quanto anche la dirigenza sia, ovviamente, imbufalita per quanto visto in campo. Le loro facce, all’ingresso dell’ascensore che conduce al garage di San Siro erano lo specchio dell’incazzatura e della delusione. Ma la posizione di Marco Giampaolo, per ora, non è in discussione. Pur essendoci malumore, la dirigenza ha scelto di fare quadrato attorno al proprio allenatore, scelto da Maldini in estate, ma anche con lui sono stati nuovamente chiari: serve una reazione immediata. Torino, in trasferta, e Fiorentina in casa sono i due nuovi banchi di prova dove la squadra dovrà darsi una svegliata, nel gioco e nei risultati. Il tempo della filosofia è finito. Serve dare un’identità vera, concreta e funzionale agli undici che vanno in campo, che continuano a mal digerire il 4-3-1-2 e che, invece, si trovano decisamente più a loro agio con il 4-3-3. Pur essendo un modulo che Giampaolo non gradisce, sembra essere quello più idoneo alle caratteristiche dei calciatori. Costringere Piatek a fare il lavoro che hanno fatto Quagliarella e Maccarone, nella Samp e nell'Empoli, vuol dire darsi la zappa sui piedi. Perché mettere il polacco a giocare a 40 metri dalla porta avversaria vuol dire perderlo dove serve. E visto che è l'unico centravanti, c'è bisogno che Giampaolo costruisca il sistema di gioco e la manovra attorno al pistolero, che deve stare negli ultimi 20 metri per poter far male. Adesso tocca all'allenatore, che con Torino e Fiorentina può giocarsi una grossa fetta della sua chance come allenatore del Milan. Che pur essendo in una situazione di difficoltà, non è e non sarà mai una piazza come le altre e qui, il tempo, corre più veloce che da altre parti. E questo Giampaolo lo sta capendo a pieno sulla sua pelle.